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TERRA TERRA
01.09.2010
  • | di Marina Forti
    Zambia, miniere o terra
    Bisogna guardare «al quadro d'insieme», dice il viceministro delle risorse minerarie dello Zambia, paese di 12 milioni di abitanti di cui due terzi vivono con meno di un dollaro al giorno: «Le attività minerarie possono migliorare in modo significativo l'economia del paese». Il viceministro Boniface Nkata dice così a Irin News, servizio d'informazione dell'Ufficio Onu per gli affari umanitari, rispondendo alla questione sollevata da molti attivisti sociali: il crescente numero di famiglie contadine sloggiate dalle loro terre dalle imprese minerarie. Gente cacciata via sotto la minaccia dei fucili, denuncia la Zambia Land Alliance, rete di gruppi e organizzazioni per il diritto alla terra. «Ci arriva in media una ventina di denunce ogni settimana, dal 2009 oltre 500 famiglie sono state sfrattate. E non hanno avuto risarcimenti né altra terra dove spostarsi», spiega Ignatius Musenge, attivista di questa rete di ong, a Irin news. L'attivista rurale si riferisce alla provincia di Luapula, nel nord dello Zambia (confina con la regione congolese del Katanga, nota per le sue ricchezze minerarie): possiede giacimenti di manganese, cobalto, rame, e secondo alcuni studi anche diamanti, oro, uranio. Per il momento è il manganese che attira. Il governo ha concesso licenze di «esplorazione» e permesso attività minerarie su «piccola scala»; nel giro di un paio d'anni conta di aprire agli investimenti di grandi aziende minerarie internazionali. Il «quadro d'insieme», direbbe il viceministro, è che l'industria mineraria - nella provincia settentrionale chiamata Copper Belt («cintura del rame») - fa l'80% delle entrate in valuta straniera, e almeno dal 2003 è la forza trainante di una crescita economica attorno al 5% annuo.
    In questo «quadro d'insieme» però manca un elemento. Irin riassume: il 64% degli zambiani vive sotto la «soglia di povertà» di un dollaro al giorno, appena 500mila persone hanno un lavoro formale: il boom delle attività minerarie non ha migliorato la vita della gran parte degli abitanti. Il quadro peggiona nella provincia di Luapula: qui il 78% vive sotto la soglia di povertà e appena il 3% dei 775mila abitanti ha un lavoro formale (secondo l'Istituto centrale di statistica, giugno 2010). La scoperta di grandi giacimenti potrebbe trasformare le fortune economiche della provincia più povera dello Zambia? Per il momento non è così che vanno le cose, spiegano gli attivisti della Zambia Land Alliance.
    La realtà è che appena un impresario trova un giacimento caccia via le famiglie che coltivano su quella terra. Irin news ha raccolto testimonianze di questo tenore: «Molti anni fa il capo mi ha dato 10 ettari da coltivare, poi qualche mese fa sono arrivati uomini armati di fucile, dicevano che stavo coltivando nella loro area mineraria e mi hanno cacciato via». Si intende qui il capo tradizionale, l'autorità locale riconosciuta. Nella legge dello Zambia la terra è regolata dal diritto di proprietà consuetudinario. Dunque i capi tradizionali assegnano la terra. Nuove norme stabilite dal governo dicono però che l'assegnazione va convalidata con un certificato da chiedere al ministero della terra. Il punto è che pochi lo sanno, e pochi l'hanno fatto. Tutti gli altri per il governo sono occupanti abusivi.
    «La nostra prerogativa di distribuire la terra non è rispettata», lamenta Chief Ndake, membro della Casa dei Capi (l'organismo delle autorità locali tradizionali): «Gli abitanti delle regioni rurali che lavorano la terra da generazioni ora sono considerati "squatter", abusivi». E quando arriva un impresario con le sue guardie armate, i poveri «squatter» hanno ben poco da obiettare.
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