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TERRA TERRA
08.09.2010
  • | di Marinella Correggia
    Via dalla «cattiva scienza»
    Ultimo appello al Parlamento europeo da parte delle organizzazioni europee contrarie - per ragioni scientifiche, o etiche o entrambe - alla sperimentazione animale. Oggi infatti gli eletti al parlamento europeo di Strasburgo sono chiamati ad approvare il nuovo testo revisionato della Direttiva europea 86/609 recante «Per la protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici». In comunicato, l'italiana Equivita (www.equivita.it) e la francese Antidote chiedono ai legislatori europei di «rigettare il testo per la Revisione della 86/609 approvato in prima lettura», per varie ragioni. La 86 nuova versione infatti conferma il principio di base della validità scientifica della sperimentazione animale, non obbliga all'uso di test sostitutivi laddove esistenti (come fa invece il Regolamento Reach relativo alla sperimentazione di 30.000 sostanze chimiche nuove), e non fa nulla per facilitare l'approvazione di metodi nuovi. Inoltre, permette di sperimentare più volte sullo stesso animale, su primati, su cani e gatti randagi, e senza anestesia né antidolorifici.
    A molti anni dalla pubblicazione del fondamentale libro-denuncia «Imperatrice Nuda» di Hans Ruesch, le organizzazioni chiedono che sia colto un momento storico particolare, nel quale «i progressi nel campo della genetica, della biologia, dell'informatica consentono di tutelare la salute e l'ambiente con test molto più affidabili, rapidi ed economici» rispetto all'uso di animali vivi (12 milioni all'anno in Europa, oltre 100 milioni nel mondo).
    «In materia di ricerca biomedica, gli Usa vanno avanti, l'Europa indietro», dicono le organizzazioni. Nel rapporto intitolato «Toxicity Testing in the XXI Century: a Vision and a Strategy», del Consiglio Nazionale delle Ricerche statunitense (Nrc) si legge: «È necessario un radicale cambiamento di paradigma, per garantire sia uno screening completo delle sostanze chimiche, che una base più scientifica nel valutare gli effetti su salute e ambiente, come pure una riduzione dei tempi e dei costi dei test. Le prove di tossicologia saranno trasferite dall'animale ai metodi in vitro, l'osservazione delle cellule essendo in grado di valutare i cambiamenti nei processi biologici con l'osservazione di cellule, preferibilmente di origine umana». Intanto le maggiori agenzie Usa puntano su un progetto quinquennale di tossicologia molecolare.
    E il documento conclusivo del «VII Congresso mondiale sui metodi alternativi e l'uso degli animali nelle scienze biomediche» (Roma, 2009) indica che: «Nuove importanti innovazioni in materia di valutazioni di rischio si avvalgono, per verificare la sicurezza delle sostanze chimiche (inclusi farmaci, vaccini, additivi alimentari, pesticidi, cosmetici), dei nuovi strumenti forniti dalla genomica, delle tecnologie informatiche e dei sistemi di sperimentazione ad alta prestazione (...) Questo nuovo approccio, considerato l'avvio di un cambiamento di portata globale nella valutazione di rischio, determinerà una riduzione senza precedenti nell'uso degli animali da laboratorio nei prossimi dieci anni. Il cambiamento sarà tale da rendere, con ogni probabilità, il ricorso agli animali da laboratorio del tutto obsoleto e superfluo nel giro dei prossimi 20 anni». Ma solo se le «alternative» saranno incoraggiate dalla politica.
    Ricordano gli antivisezionisti (come la Lav) che il 90% del farmaci provati sugli animali è poi rigettato come non valido nel momento successivo, il passaggio alla sperimentazione sugli umani. Forse qualcosa non va?
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