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TERRA TERRA
15.09.2010
  • | di Paolo Periati
    C'è ancora troppa fame
    Secondo la Fao, il numero delle persone nel mondo che soffrono la fame quest'anno è diminuito. Ma la stessa Fao ammette che il numero degli affamati rimane «inaccettabilmente alto». Questo si desume dal rapporto annuale sullo «Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo» (Sofi), realizzato dalla Fao (l'organizzazione dell'Onu per l'alimentazione) e dal Programma alimentare mondiale (Pam, organizzazione per le emergenze). Ne emerge che nel 2010 le persone malnutrite sono 925 milioni, mentre nel 2009 erano 1 miliardo e 23 milioni. Si tratta del primo calo dal 1995: ma Jacques Diouf, direttore generale dell'organizzazione - e promotore della campagna di sensibilizzazione «one billion hungry» - ha chiesto di mantenere un elevato «livello di guardia» nei confronti delle sfide del prossimo futuro. Ma suona ironico parlare di «lotta alla fame nel mondo» guardando l'andamento dei prezzi dei generi alimentari, che negli ultimi mesi ha continuato a salire. A preoccupare è soprattuto la rapida crescita dei contratti del grano alla Chicago Boards of Trade. Lo scorso mese di agosto, dopo che siccità e incendi hanno devastato i raccolti in Russia - mentre l'attuale periodo di caldo secco minaccia quelli dell'Australia - i listini dei futures del grano hanno toccato i massimi livelli da due anni a questa parte, con il relativo aumento dei beni derivati sui mercati mondiali. Sono rincarati anche la carne e i prodotti caseari, e i beni per l'alimentazione del bestiame: ieri i contratti del granturco sono saliti ai massimi da 23 mesi. In questo caso la spinta è frutto delle speculazioni degli investitori, molti dei quali si attendono dagli Stati Uniti ulteriori tagli alle stime sui raccolti, cosa che porterà a una situazione ancora più sbilanciata tra domanda e offerta, data l'attuale forte richiesta per il mais americano. Secondo le previsioni del dipartimento Usa dell'Agricoltura, le scorte di granturco prima del raccolto del 2011 cadranno al minimo da quindici anni. Tra le varietà di granaglie, solo la soia sembra godere di un futuro roseo.
    L'insicurezza alimentare dunque continua a incombere, e l'organizzazione delle Nazioni unite avverte del rischio di non riuscire a mantenere gli otto «Obiettivi di Sviluppo del Millennio», proclamati con tanta solennità nel 2000 dall'Assemblea generale dell'Onu: uno era proprio dimezzare i valori della malnutrizione entro il 2015. Secondo Oxfam international, una delle maggiori ong per lo sviluppo, il fatto è che i progressi di cui parla ora la Fao «sono dovuti a fattori congiunturali e non all'azione dei governi», che non investono maggiori fondi, né hanno messo in piedi politiche efficaci per aiuti alla sicurezza alimentare e all'agricoltura. In dieci anni le persone affamate nel mondo sono diminuite solo di mezzo punto percentuale, dal 14% al 13,5% ma in cifre assolute sono aumentate di 68 milioni. Secondo Diouf, «se gli obiettivi non si raggiungono è anche perché i paesi in via di sviluppo investono nel settore agricolo appena il 6% dei loro budget».
    Il mondo dovrebbe investire in agricoltura almeno 45 miliardi di dollari annui, ha detto Diouf, che auspica un piano d'azione globale a sostegno dei piccoli produttori e risorse certe per piani nazionali e regionali. E' quanto dovranno impegnarsi a fare i leader mondiali, che si riuniranno a New York dal 20 al 22 settembre presso l'Assemblea generale dell'Onu. Quanto all'Italia, secondo Oxfam fa «troppo poco»: la Ong chiede che porti a almeno 3,4 miliardi di dollari i suoi aiuti.
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