mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
17.09.2010
-
| di Paola Desai
Le lobby della sicurezza
L'industria alimentare mette a repentaglio la salute pubblica dei cittadini degli Stati uniti, nascondendo informazioni o facendo indebite pressioni sugli enti del governo che dovrebbero proteggere i consumatori. Lo afferma un raporto diffuso lunedì dalla Union of concerned scientists, «unione degli scienziati impegnati», che ha fatto un'ampia indagine tra i funzionari e responsabili degli enti preposti alla sicurezza alimentare. In pratica gli «scienziati impegnati» hanno sottoposto un approfondito questionario a oltre ottomila addetto della Food and Drugs Administration (Fda, l'ente che emana standard e regole di sicurezza per cibo e farmaci) e del Dipartimento all'agricoltura del governo federale (Usda), tutte persone in diverso modo investite della responsabilità di indicare gli standard di sicurezza (ispettori, funzionari, consulenti). E' risultato che un quarto degli intervistati dichiara di aver visto le industrie fare tali pressioni a difesa dei propri interessi da costringere gli enti governativi a cancellare o modificare misure destinate a proteggere i consumatori. Oltre il 38 percento stima che la salute pubblica sia stata danneggiata dai interessi industriali.
Il tema è quantomai d'attualità: nelle cronache negli Usa abbondano i casi di contaminazioni alimentari di massa - l'ultimo è stata un'esplosione di salmonella che ha costretto le autorità a far ritirare dal mercato oltre mezzo milione di uova provenienti da due grandi allevamenti industriali dello Iowa, in agosto. Ma si potrebbe risalire a analoghi casi co contaminazione di massa veicolata da lattughe, peperoni, uova, peanuts, spinaci...
Dopo ognuno di questi casi si discute di come rivedere gli standard di sicurezza e i sistemi di controlli. Ma poi, sostiene la Union of Concerned scientists, le indebite pressioni delle lobby industriali portano a smussare tutto.
«I livelli dirigenziali dei due enti non sostengono adeguatamente gli ispettori sul campo e le misure che loro potrebbero prendere per proteggere la catena alimentare», afferma ad esempio Dean Wyatt, un veterinario del Dipartimento all'agricoltura che presiede le ispezioni ai macelli: «non solo mancanza di sostegno ma spesso vera e propria ostruzione, ritorsioni e abuso di potere», denuncia Wyatt. Eppure non è un problema da poco: secondo il Centre for Disease Control and Prevention di Atlanta (l'unico ente scientifico pubblico negli Usa, e di gran lunga il più autorevole centro di ricerca sul controllo delle malattie), circa 76 milioni di persone ogni anno negli Usa si prendono mali derivati dal cibo, e circa 5.000 casi portano alla morte del paziente.
Si capisce dunque che il rapporto della Union of Concerned Scientists faccia notizia. interessante a questo proposito la discussione ora aperta presso la Food and Drugs Administration, che sta elaborando nuove linee guida sull'uso di antibiotici negli allevamenti destinati a produrre carne - bovini, suini, pollame. Gli antibiotici sono usati a manbassa negli allevamenti americani, su animali sani, per prevenire malattie e perché aiutano l'animale a crescere più in fretta. Ma quest'uso spropositato è una delle principali cause dell'emergere di ceppi di microbi e batteri resistenti agli antibiotici - nuovi ceppi di e-coli ad esempio, o di salmonella e campylobatterio. Nell'Unione europea infatti l'uso di antibiotici su animali sani è quasi completamente vietato. La nuova versione delle linee guida della Fda è attesa tra qualche mese, ma già ha messo sul piede di guerra gli allevatori, mentre molti medici le considerano troppo timide.
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