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TERRA TERRA
03.11.2010
  • | di Marina Forti
    Colera d'importazione
    Viene da molto lontano, il colera che nell'ultimo mese ha ucciso oltre 330 persone ad Haiti. Nientemeno che dall'Asia meridionale, secondo l'indagine compiuta dal ministero della sanità di Port-au-Prince con l'aiuto del Us Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, Usa (abbreviato in Cdc, è il centro di ricerca sulla diffusione delle malattie probabilmente più autorevole al mondo). Perché un batterio diffuso in Asia meridionale sia arrivato ad Haiti resta da capire, ma molti nella piccola nazione caraibica ne incolpano il contingente nepalese dei caschi blu delle Nazioni Unite: ad aumentare i sospetti c'è il fatto che il colera non aveva mai colpito ad Haiti (almeno questa, tra le disgrazie umane, qui era sconosciuta) mentre invece è endemico in Nepal. E anche il fatto che i primi casi sono scoppiati vicino all'accampamento dei nepalesi, e che il fiume Antibonite, indicato come fonte dell'epidemia, scorre a valle dell'accampamento. Vero o falso, venerdì gli abitanti di Mirebalais, nell'altipiano centrale, hanno manifestato urlando che i nepalesi devono andarsene.
    Tracciare l'origine di un'infezione è tra le prime cose che cerca di fare un servizio sanitario, quando scoppia un'epidemia. Il colera è un'infezione del tratto intestinale provocata da un batterio, il vibrione (vibrio cholerae), di cui esistono diversi ceppi. Il servizio sanitario haitiano e i ricercatori statunitensi sono andati a prelevare campioni del batterio da un certo numero di pazienti e li hanno analizzati con il metodo detto del «Dna fingerprinting», le «impronte digitali» del Dna del batterio stesso. Lunedì il Cdc ha annunciato le sue conclusioni: i test confermano che tutte le persone colpite ad Haiti sono state infettate dallo stesso batterio, e che questo appartiene a un ceppo diffuso in Asia meridionale. Si tratta del Vibrio Cholerae serogruppo 01 serotipo Ogawa, si legge nel comunicato diffuso lunedì dall'istituto di Atlanta.
    Il Cdc per la precisione dice un ceppo «simile a quello che si trova in Asia meridionale», e non aggiunge molto sull'origine dell'epidemia haitiana. Il ministro della sanità di Haiti, Alex Larsen, è altrettanto cauto: sottolinea che «l'infezione è non-haitiana» ma fa notare che i batteri circolano facilmente grazie al movimento di persone e di merci in tutto il mondo: «Non sapremo mai l'origine esatta del ceppo di batteri che sta provocando un'epidemia ad Haiti», ha dichiarato lunedì. È ben vero che le malattie si diffondono più facilmente quanto più intensa è la circolazione di persone e merci (o di animali, uccelli: un esempio è la diffusione dei nuovi ceppi di influenza). Inutile andare a cercare untori, sembrava dire il ministro Larsen. Più utile è vedere come il batterio di diffonde, e come fermarlo. Perché il colera è una malattia facile da curare (servono trattamenti intensivi orali di reidratazione), e ancor più facile da prevenire. Il vibrione viene espulso dalla persona infetta attraverso le feci, quindi la prima fonte di diffusione sono le fognature - quindi l'acqua, poi il cibo. Dove l'acqua di fogna viene a contatto con quella che sarà bevuta, e dove non ci sono buoni sistemi di igiene pubblica, il colera può diffondersi facilmente. Ad Haiti ora sembra che l'epidemia abbia rallentato: ma gli esperti prevedono che ormai il vibrione resterà, endemico, e il colera - come malaria e tubercolosi - si aggiungerà alla lista delle malattie a bassa intensità che perseguitano la nazione più povera del Caribe.
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