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TERRA TERRA
07.12.2010
  • | di Marina Zenobio
    Chiuderà Hazelwood?
    La centrale termica a carbone di Hazelwood, nel più piccolo ma il secondo più densamente popolato stato dell'Australia, il Victoria, potrebbe essere la prima del continente australe a chiudere per motivi ambientali. Questo almeno spera il portavoce della rete internazionale Friends of the Earth, Cam Walker, che da anni, insieme ad altre organizzazioni locali fa campagna per denunciare la contaminazione ambientale di cui è responsabile International Power, l'azienda proprietaria della centrale. Secondo uno studio del Wwf datato 2005, Hazelwood è l'impianto con il più elevato tasso di contaminazione ambientale a livello mondiale. Eppure quello stesso anno Steve Bracks, primo ministro (laburista) dello stato di Victoria dal '99 al 2007, concedeva a Ip l'autorizzazione per costruire una strada e deviare il corso di un fiume per accedere più facilmente ai giacimenti di lignite da trasportare fino a Hazelwood.
    Entrata in funzione nei primi anni 60, la centrale dista 150 chilometri da Melbourne; è stata di proprietà pubblica fino al 1996, quando lo Stato l'ha ceduta a International Power per 2300 milioni di dollari, con concessione per 40 anni. Ha una capacità produttiva di 1600 megawatt e copre fino a un quarto della richiesta di elettricità dello stato di Victoria. In cambio però, anche a causa dell'obsoleta struttura in funzione ormai da mezzo secolo, ogni anno rilascia nell'ambiente 16 milioni di tonnellate di anidride carbonica, principale gas responsabile del riscaldamento globale, e consuma 27 milioni di litri di acqua. Se non bastasse, da uno studio governativo dello stato di Victoria risulta che i lavoratori nella centrale di Hazelwood hanno una incidenza del mesotelioma 7 volte più alto della media nazionale e muoiono 15 anni prima rispetto alla media nazionale. Si aggiunga - lo riferiva l'Express australiano nel giugno scorso - che l'Epa (Autorità per la protezione ambientale australiana) ha rilevato alta presenza di filati di amianto (utilizzato normalmente negli anni '50 nella costruzione delle centrali) tra i fumi in uscita dalle ciminiere dell'impianto di Hazelwood. International Power si è difesa dicendo che si è verificato un incidente durante la rimozione del pericoloso materiale, di cui però accusa l'azienda appaltatrice del lavoro di rimozione che procede con una lentezza esasperante, anche questo con gravi ripercussioni sulla salute dei lavatori e danni all'ambiente. Insomma ci sono argomenti a sufficienza per chiedere la chiusura della centrale a carbone di Hazelwood e la sua riconversione verso energie rinnovabili.
    Ora, dopo anni di proteste, gli ecologisti australiani hanno sfiorato una grande vittoria: infatti il laburista John Brumby, successore di Brack alla guida del governo di Victoria, ha promesso di ridurre le emissioni di gas serra del 20 per cento (rispetto ai livelli del 2000) entro il prossimo decennio e ha cominciato a negoziare con International Power le condizioni per una graduale chiusura dell'impianto a carbone e la sua riconversione. L'azienda stessa, sostiene Friends of the earth, avrebbe un piano per la chiusura di Hazelwood entro dieci anni: sta solo negoziando risarcimenti, dato che la concessione originaria scadeva nel 2036. Ora però c'è un'incertezza: la settimana scorsa un nuovo premier si è insediato nello stato di Victoria, il liberale Ted Bailieu. Che farà della centrale di Hazelwood?
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