mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
14.12.2010
-
| di Paolo Periati
Povertà, al femminile
Quasi 350 milioni di persone negli ultimi 30 anni sono uscite da una situazione di estrema povertà. È quanto risulta dal rapporto sulla povertà nelle aree rurali elaborato dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), presentato a Londra la scorsa settimana. Il Rural Poverty Report 2011 traccia un bilancio delle politiche agricole attuate nei paesi in via di sviluppo di Africa, Asia e America Latina e tenta di indicare le linee guida per il futuro. Secondo l'agenzia dell'Onu, «il 70% dei cronicamente poveri - in gran parte bambini e adolescenti - vive in zone rurali con meno di 1,25 dollari (quasi 1 euro) al giorno». L'Ifad elenca, tra i principali fattori causa di povertà rurale, la volatilità del prezzo dei prodotti alimentari e i mercati poco competitivi, il basso livello di investimenti e i servizi finanziari inadeguati, politiche inappropriate e infrastrutture fragili, i cambiamenti climatici e il deterioramento delle risorse naturali. Per aumentare la produzione di cibo, suggerisce l'Ifad, una soluzione sarebbe educare i contadini sui rischi di gestione dei terreni e sulla diversificazione delle colture, puntando sull'agricoltura intensiva e, dove possibile, su una convivenza con allevamento e attività extra-agricole. Fa l'esempio dell'Africa, dove il reddito del 64% della popolazione è legato all'agricoltura e la produzione potrebbe incrementare: ma l'assenza di investimenti, lo scarso uso di fertilizzanti o di nuove tecnologie per l'irrigazione, l'esaurimento dei terreni, hanno piuttosto favorito la deforestazione, come nelle regioni sub-sahariane.
Kananyo Nwanze, presidente Ifad, ha posto particolare enfasi sul ruolo delle donne nelle società economiche agricole, dato che compongono il 60-70% delle comunità rurali. «Le donne - ha affermato Nwanze - dovrebbero avere accesso ai servizi finanziari e ai diritti sulle terre, agli strumenti, le risorse, l'istruzione e le competenze necessarie per dare vita a sistemi agricoli sostenibili». Senonché, le disuguaglianze di genere insite nelle norme, nelle istituzioni e nella consuetudine costituiscono un ostacolo insormontabile, dato che molte società rurali privilegiano i maschi per quanto riguarda i diritti sulla terra e tendono a marginalizzare le donne, bloccandone capacità e potenzialità. Inoltre, queste hanno meno possibilità di accedere ai servizi finanziari, alle cure e all'istruzione primaria. Le politiche pubbliche tendono a non considerare il loro ruolo, a dispetto del contributo che danno all'economia rurale. In molti casi sono le uniche responsabili per la produzione del cibo consumato dai nuclei familiari e portano sulle spalle la responsabilità dell'assistenza socio-sanitaria. Lavorano nelle fattorie, nei campi, svolgono attività extra-agricole, ma le ore di lavoro sono più lunghe, includono un considerevole numero di lavori di fatica non retribuiti, e tendono a guadagnare meno degli uomini.
Per ridurre le diseguaglianze, sostiene l'Ifad, bisogna lavorare a partire dalle istituzioni sociali: e cita i casi della Tunisia, con la riforma dei codici familiari che regolano matrimoni ed eredità, e di Cina e Mozambico, che hanno promosso leggi d'uguaglianza per i diritti sulla terra. E però a livello locale le norme di genere faticano ad attecchire perché ai cambiamenti delle politiche vanno accompagnati uno sforzo individuale e collettivo sul territorio, riconoscendo alle donne il loro ruolo di responsabilità economica, rendendole consapevoli dei diritti individuali e di cittadinanza, coinvolgendole in ambito decisionale e sviluppando le loro competenze organizzative.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Cosa significa “centro antiviolenza”? (DL femminicidio IV parte)
di Luisa Betti - 17.09.2013 02:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










