mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
22.12.2010
-
| di Marina Forti
Più riso per l'Iraq
Finalmente una buona notizia dall'Iraq: sulle rive dell'Eufrate si vedono campi di riso rigogliosi e in questi giorni, nel pieno del raccolto annuale, il ministero dell'agricoltura fa previsioni ottimiste: il governo si prepara ad acquistare dai suoi agricoltori tra 150mila e 175mila tonnellate del buon riso aromatico di prima categoria tipico di queste terre, un bel balzo dalle 119mila tonnellate raccolte l'anno scorso. Spiegano le autorità che la resa per ettaro è aumentata dell'11% rispetto all'anno scorso, e il 18% rispetto a due anni fa, e questo grazie alla maggiore disponibilità di acqua, elettricità per far funzionare le pompe e irrigare i campi, fertilizzanti.
Una buona notizia parziale, perché il consumo annuo di riso in Iraq ammonta a 1,2 milioni di tonnellate: il paese resta un importatore netto di riso, e lo stesso vale per il grano. Anzi: quella che una volta era nota come la «mezzaluna fertile» è oggi uno dei dieci maggiori importatori di riso e grano al mondo.
Il problema di fondo resta la penuria d'acqua, che ha conseguenze a cascata. La terra coltivabile è sempre stata in iraq quella compresa tra il Tigri e l'Eufrate - la «terra tra i due fiumi», Mesopotamia - mentre il resto (il 78% del territorio iracheno) non è adatto agli usi agricoli, al massimo è pascolo. Ma tigri ed Eufrate portano sempre meno acqua: in giugno l'Eufrate arrivava dalla frontiera con la Siria con una portata di 250 metricubi al secondo, un record negativo. Anche il Tigri ha una portata dimezzata rispetto a prima del 2003, da 1.680 a 836 metricubi al secondo. Di conseguenza sono bassi i reservoir alimentati dall'Eufrate (quello di Haditha, la diga di Mosul e il lago Habaniyah). Gli ultimi tre anni di siccità hanno peggiorato la situazione. La mancanza d'acqua ha fatto aumentare la salinità dei terreni, e questo ha costretto il governo l'anno scorso a dimezzare la superfice coltivata a riso, irrigata totalmente dall'acqua dell'Eufrate. E la scarsità d'acqua dà il colpo di grazie a una situazione già vulnerabile: l'agricoltura è stata paralizzata da decenni di insicurezza, guerra, mancanza di investimenti, pressione umana. La somma di tutto questo ha costretto nei tre anni passati a quasi dimezzare la superficie coltivata a riso.
Se questo raccolto è andato bene è perché, in primo luogo, si è allentata la siccità: il ministero dell'agricoltura ha promosso opere per catturato le piogge e nevi dell'inverno scorso nei reservoir, così quest'estate la disponibilità d'acqua è stata maggiore. Allo stesso tempo la fornitura di elettricità è leggermente migliorata, permettendo agli agricoltori di far funzionare le pompe per irrigare i loro campi («il problema è sempre che quando c'è acqua non c'è corrente elettrica o viceversa», dice all'agenzia Reuter un agricoltore della zona di Meshkhab, a sud di Baghdad). Aver diminuito la superficie coltivata negli anni passati ha permesso di concentrare gli input di acqua e fertilizzanti e aumentare il raccolto, dicono i responsabili del ministero dell'agricoltura: così la produzione si è consolidata nelle province centrali di Najaf, Diwaniya e Wassit. Ora molti pensano a espandere le coltivazioni: un buon incentivo sta nel fatto che il governo - l'ente nazionale per i cereali, acquirente istituzionale dei raccolti iracheni - paga agli agricoltori 583 dollari per tonnellata di riso, ben più dei 420-430 dollari pagati per tonnellata di riso importato dai mercati internazionali.
Un buon auspicio, il raccolto di riso. Anche se resta un futuro incerto - per molte ragioni, non ultime le dighe in costruzione sul Tigri in Turchia.
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