mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
23.12.2010
-
| di Marina Forti
La terra del Nepal
Il Nepal ha bisogno di una riforma agrazia «drastica», che garantisca più diritti alle famiglie nullatenenti che lavorano sulla terra altrui: solo così si potrà combattere la fame che affligge i settori più poveri della popolazione e anche migliorare la produttività dell'economia agricola. A questa conclusione arrivano alcune grandi organizzazioni umanitarie internazionali, in analisi riprese da Irin News, il notiziario pubblicato online dell'Ufficio Onu per gli affari umanitari (in un dispaccio dell'8 dicembre). La necessità di una seria riforma agraria che redistribuisca le terre - e trasformi una società agraria ancora in gran parte feudale - è sempre stata sostenuta dalle forse di sinistra in Nepal, in particolare dal Partito comunista maoista che è stato protagonista prima di una decennale ribellione armata, poi - dopo la «rivoluzione» che tra il 2006 e il 2008 ha messo fine alla monarchia - è entrato sulla scena politica come la prima forza politica del paese. Quelle citate da Irin però non sono forze politiche, bensì organizzazioni non governative che si occupano di aiuti e sviluppo rurale. E sono convinte che l'accesso alla terra sia la chiave di volta. «Non importa che tecnologia porti, i problemi dell'agricoltura persisteranno sempre se non affrontiamo seriaente la questione della terra», dice a irin Bishnu Upreti, dell'ufficio regionale di una ong svizzera (il Swiss national centre of competence in research north-south). Aggiunge che una radicata cultura feudale, distribuzioni di terre poco e male realizzate e il sistema di casta - che resta molto forte, sebbene informale - hanno congiurato a sfruttare i contadini senza terra mantenendoli in condizioni di povertà. E il problema è particolarmente evidente nel Terai, la regione sotto la catena himalayana, popolata da una grande maggioranza di dalit - i fuoricasta, quindi il gruppo più povero e discriminato della società nepalese.
Secondo il più recente censimento governativo, che è del 2001, in Nepal 1,3 milioni di famiglie (sul totale di 4,2 milioni) non possedevano terra. Considerando in media quattro componenti per famiglia, il numero dei senza terra ammonta a 5 milioni e mezzo di persone (su una popolazione totale di 21 milioni), quindi il 26% della popolazione nepalese: e sono quasi dalit o membri di altre caste agricole povere del Terai. Irin riferisce le stime della Dalit Welgare Organization, ong locale che, come dice il nome, si batte per i diritti di questo gruppo sociale: dice che il 15% dei dalit che vivono sulle alture occidentali del paese e il 44% di quelli del Terai sono senza terra, su un totale nazionale di 6 milioni di dalit nel 2009. Tutte o quasi queste persone dipendono però dall'agricoltura per la loro sopravvivenza. Piccoli contadini, affittuari, mezzadri, braccianti sono la parte più vulnerabile della popolazione, argomenta un'altra organizzazione locale, il «Consortium for land research and policy dialogue» (consorzio per la ricerca sulla terra e il dialogo politico), che sostiene più che mai la necessità della riforma agraria. «Non fare questa riforma ha un costo molto alto» dice Kailash Paturel, ricercatore di questa organizzazioine, sempre a Irin. La prima «Legge sulla terra» in Nepal risale al 1964, ma anche dopo sei successivi aggiornamenti continua a favorire in modo smaccato i grandi proprietari terrieri e fa ben poco per proteggere affittuari, mezzadri e braccianti, insiste Paturel. Una riforma seria, dice, deve garantire ai nullatenenti il diritto di possedere la terra che lavorano.
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