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TERRA TERRA
08.01.2011
  • | di Paola Desai
    Vita da squali
    Tutto sommato, il 2010 è sata un'annata buona per gli squali. Non parliamo di quelli metaforici, che sembrano sempre in sella, ma di quelli in carne e pinne, gli abitanti degli oceani. La loro immagine popolare è minacciosa per gli umani, e in effetti può risultare poco salutare trovarsi tete-à-tete: in tutto il mondo nell'anno appena trascorso sono stati contati 96 casi di attacchi di squali contro umani, con 11 casi finiti con la morte dell'umano. Il dato di fondo però è che noi siamo per gli squali una minaccia ben più grande del contrario. Secondo la «Lista rossa delle specie minacciate» aggiornata nel 2010 dalla Iucn (Unione mondiale per la conservazione della natura), il 17% delle 1.044 specie di squalo note al mondo sono a rischio di estinzione - e di un buon 47% delle altre specie sappiamo così poco che non è neppure possibile stimare se siano minacciate o no. Come ogni altro abitante dei mari, gli squali risentono del degrado degli ecosistemi. In particolare però sono cacciati per la loro pinna, ingrediente ricercato per farne una zuppa molto ricercata nella cucina orientale. Gli squali sono particolarmente vulnerabili alla pesca intensiva perché crescono lentamente, possono vivere fino a 100 anni, hanno tassi di fertilità molto bassi, cosìcché una popolazione ha poche chances di sopravivere se decimata.
    In questa cattiva sorte dunque il 2010 non è stato un anno cattivo per gli squali. Il Congresso degli Stati uniti ha finalmente approvato una Shark Conservation Act, legge per la conservazione dello squalo (il presidente Barack Obama l'ha controfirmata pochi giorni fa), che rafforza la protezione contro la pratica di tagliare loro le pinne e ributtarlo squalo in mare, dove lo squalo senza più capacità di tenersi in equilibrio è destinato alla morte. La norma prima in vigore lasciava un ampio margine ai pescherecci Usa, perché non vietava di avere (e rivendere) pinne ottenute illegalmente, purché non fossero state tagliate dallo squalo a bordo del peschereccio medesimo. In sostanza bastava dire che erano state tagliate da qualcun altro... La nuova legge dunque introduce normative più strette contro la pratica del «shark finning», e vieta di ributtare in mare carcasse. Le organizzazioni ambientaliste americane applaudono: «Gli squali sono in grave pericolo», dichiara al Environment News Service Matt Rand, direttore della «campagna globale per gli squali» del Pew Environment Group: «Qualcosa come 73 milioni di squali vengono uccisi ogni anno soprattutto per alimentare il commercio di pinne di pescecane. Il 30% delle specie mondiali sono minacciate o vicino all'estinzione. Alcune popolazioni, come lo squalo-martello e altri lungo la costa orientale degli Stati uniti, sono diminuite dell'80% dagli anni '70». Il notiziario ambientalista registra poi altre iniziative per la conservazione degli squali, altrove nel mondo. A Manila in febbraio 131 paesi hanno firmato un accordo internazionale promosso dall'Onu per proteggere gli squali migratori. L'Indonesia ha istituito due mesi fa un «Santuario degli squali», zona marina protetta di 117 mila miglia quadrate, con 1.500 isolette e quattro isole maggiori a Raja Ampat. Non che possano dormire tranquilli, gli squali: L'ultima conferenza dei 175 governi aderenti alla Cites, Convenzione sul traffico internazionale di specie minacciate, si è concluso senza un accordo per bandire le pinne di pescecane - vi si sono opposti Giappone e Cina, grandi consumatori della prelibata zuppa.
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