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TERRA TERRA
20.01.2011
  • | di Marinella Correggia
    2020, tumulti per il pane
    Mentre gli aumenti dei prezzi delle derrate alimentari combinati con fenomeni speculativi provocano rivolte e cadute di governi in Nordafrica, un bando all'export alimentare in India e grandi guadagni agli Stati Uniti - i più forti esportatori agricoli al mondo - allarma anche nella prospettiva del 2020 un rapporto dell'organizzazione di ricerca Universal Ecological Funds presente negli Usa e in Argentina. Il rapporto, intitolato «The Food Gap. The Impacts of Climate Change on Food Production: A 2020Perspective», si basa su un'analisi dei documenti chiave pubblicati dall'Ipcc (il panel di scienziati climatici dell'Onu) e sostiene che quei tragici 2,4 gradi in più di temperatura terrestre che l'anno 2020 vedrà se continuiamo di questo passo, avranno ramificazioni negative sulla produzione alimentare globale, in un mondo al quale si saranno aggiunte 900 milioni di altre bocche umane, per arrivare a 7,8 miliardi. Così gli affamati potrebbero aumentare (ancora!): da uno su sette a uno su cinque. Particolarmente preoccupato, fra gli altri, il «Times of India», e non a caso: in questo scenario da business-as-usual l'India - il secondo produttore mondiale di riso e frumento - sarebbe fra i paesi più colpiti, con un 30% di riduzione dei raccolti. A livello globale, per le temperature più calde e l'accentuarsi della crisi idrica (sia il cambiamento della pluviometria sia per l'aumento della necessità di acqua), la produzione globale vedrebbe un deficit del 14% fra l'offerta e la domanda di frumento, dell'11% per quanto riguarda il riso e del 9% per quanto riguarda il mais. Solo la produzione di soia potrebbe registrare un surplus del 5% circa.
    Un aumento di produzione del frumento dovrebbe interessare Cina, Usa, Canada e Argentina, mentre una diminuzione colpirebbe India, Egitto, Russia, Ucraina, Italia, Pakistan, Francia, Germania, Iran, Romania, Australia, Turchia, Regno Unito, Kazakhstan, Polonia e Spagna. L'aumento della produzione di riso dovrebbe riguardare Cina, Usa, Indonesia, Vietnam, Filippine, Giappone, Thailandia, Myanmar, Cambogia, Corea e Laos. La riduzione riguarderà invece India, Brasile, Egitto, Nigeria, Pakistan, Bangladesh, Nepal, Sri Lanka e Madagascar.
    I paesi che vedranno un aumento di produzione attesa di mais sarebbero: Cina, Usa, Indonesia, Canada e Filippine. Una diminuzione è invece attesa in India, Brasile, Egitto, Nigeria, Russia, Ucraina, Italia, Argentina, Francia, Germania, Romania, Sud Africa, Messico, Ungheria e Serbia.
    Un aumento della produzione di soia è atteso in Cina, Usa, Indonesia, Brasile, Canada, Argentina, Vietnam, Giappone, Serbia, Paraguay, Bolivia, Uruguay e Corea del Nord. Una diminuzione è invece prevista in India, Nigeria, Russia, Ucraine, Italia, Iran e Sud Africa.
    Etiopia a parte (ma il rapporto si sofferma sulla sua produzione di caffé...), l'Africa sarebbe messa peggio di tutti: nel 2025 potrebbe aver perso fino a due terzi della terra coltivabile, a causa della siccità. In America Latina è previsto complessivamente un calo fra il 2,5 e il 5 per cento di tutte le coltivazioni di frumento, riso, mais, e soia. Con ben minore impatto sociale soffriranno anche i paesi mediterranei: Italia, Francia e Spagna.
    Si tratta ovviamente solo di stime e interpretazioni. Molto dipende già, e molto dipenderà nel 2020, da tanti fattori: l'impegno a ridurre drasticamente le emissioni e quindi l'aumento della temperatura, i modelli alimentari, i sistemi produttivi, la distribuzione del cibo e dei redditi, la lotta alle speculazioni sul cibo.
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