mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
03.02.2011
-
| di Marinella Correggia
Bangladesh, addio riso?
C'è allarme in Bangladesh fra gli attivisti che si oppongono alla coltura del tabacco anche per la minaccia che essa reca alla sicurezza alimentare in un paese così fragile. Le coltivazioni di tabacco si stanno espandendo a scapito del riso e di altre derrate alimentari. Come l'agenzia internazionale di informazione "Irinnews" (degli organismi di aiuto umanitario dell'Onu), secondo uno studio locale le superfici dedicate a questa deleteria coltura sarebbero aumentate del 70% solo fra il 2007 e il 2009...e nel 2010 ancor di più.
Due le cause. Spiega con semplicità un tabacchicolture del villaggio Gorpara, distretto di Manikgong: "Se avessi coltivato riso o altri alimenti non sarei mai riuscito a guadagnare l'equivalente di quasi duemila dollari l'anno scorso". Da anni gli agricoltori sono danneggiati dai bassi prezzi (molto lontani da quelli finali di vendita) che ottengono per i loro raccolti. Tagliati fuori dai mercati a causa della carenza di infrastrutture e servizi, i contadini sono sempre più vulnerabili rispetto ai giochi degli intermediari. Come spiega la locale alleanza contro il tabacco (Bata), le compagnie reclutano nuovi agricoltori dando a credito semi, fertilizzanti, insetticidi e tutto quel che serve a coltivare. Poi comprano il raccolto, dunque i coltivatori non hanno da preoccuparsi per gli sbocchi di mercato. Dopo un po' si accorgono che i ricavi effettivi sono inferiori al "miracolo" che veniva loro prospettato; ma a quel punto è troppo tardi, sono legati e devono ripagare i debiti.
L'altra causa di questa negativa conversione colturale è la fame mondiale di tabacco: alcuni paesi al mondo ridimensionano le colture interne o tolgono le sovvenzioni, e da qualche parte bisognerà pur coltivarlo. Così i campi del Bangladesh con i loro coltivatori impoveriti diventano una destinazione interessante per le multinazionali. Per fortuna, anche se in netto aumento la produzione totale di tabacco rimane, oltre 40.000 tonnellate, rimane irrisoria rispetto al raccolto nazionale di riso, 32 milioni di tonnellate secondo il National Bureau of Statistics. Però, gli attivisti sono preoccupati perché ritengono che le cifre ufficiali siano fino a cinque volte inferiori a reali. E anche il ministro dell'Agricoltura è d'accordo che il trend possa peggiorare la penuria e l'insicurezza alimentare, visto che la superficie coltivabile è limitata rispetto alla densità di popolazione e alle prospettive: secondo il World Food Programme dell'Onu, il paese perde in media l'1% della terra coltivabile a causa dei disordini nel regime delle piogge e del degrado delle terre. Il 20% degli abitanti del Bangladesh (ventotto milioni di persone) sono in situazione di insicurezza alimentare cronica.
L'associazione Ubinig spiega che il tabacco si coltiva nello stesso periodo del riso e delle derrate alimentari invernali. Dunque, o l'uno o l'altro. Per questo Ubinig sta aiutando i coltivatori a ri-riconvertire: a chi torna al riso offre sementi e assistenza tecnica. E al governo chiede di realizzare in tutto il paese programmi di questo tipo, e anzi formulare una legge che proibisca di coltivare tabacco sulle terre agricole. Il governo intanto non offre ai tabacchicoltori i fertilizzanti a prezzo sussidiato che garantisce per le colture alimentari e promette di prendere misure se la situazione farà (ancora più) allarmante. Del resto fa già più di quanto non abbiano fatto quelli europei o statunitensi: non sovvenziona la coltura, mentre il tabacco è stato per decenni il più sovvenzionato dei prodotti agricoli in Europa,
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