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TERRA TERRA
17.03.2011
  • | di Luca Manes
    Una censura per Bp
    Le autorità britanniche hanno censurato il comportamento della Bp nel controverso caso dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc). Si tratta della pipeline che collega la regione del mar Caspio alla costa mediterranea della Turchia, attraversando la Georgia: 1.700 chilometri di percorso, circa un milione di barili di petrolio trasportati al giorno. La compagnia petrolifera britannica, hanno stabilito le autorità, non ha preso alcun provvedimento di fronte agli abusi e violazioni dei diritti umani compiute dalle forze di sicurezza turche nei confronti di persone proprietarie dei terreni attraversati dalla pipeline, tra cui anche l'attivista Ferhat Kaya. Quest'ultimo ha più volte denunciato di essere stato detenuto e torturato dai paramilitari solo per aver richiesto un giusto indennizzo.
    Il rapporto dell'autorità del Regno Unito demandata a controllare il rispetto delle linee guida dell'Ocse sulla condotta delle compagnie multinazionali, reso noto la scorsa settimana a Londra, ha ribaltato il primo responso emesso nel 2007. Numerose organizzazioni britanniche avevano fatto ricorso contro quella prima «assoluzione» - tra cui Amnesty International, The Cornerhouse e Friends of the Earth - sottolineando che per la sua decisione l'autorità si era basata quasi solo su prove presentate dalla Bp. Secondo il nuovo rapporto la compagnia petrolifera inglese, tristemente famosa per l'incidente della Deep Water Horizon dello scorso anno nel Golfo del Messico, non ha dato ascolto alle istanze delle comunità locali, per lo più indigenti, e non ha compiuto i passi necessari per evitare che tutto il processo di consultazione venisse compromesso dall'operato delle autorità turche, che di fatto hanno proceduto con confische di terreni senza curarsi troppo dei diritti dei diretti interessati.
    Come capofila del consorzio costruttore dell'oleodotto del quale fa parte anche l'italiana Eni, la Bp ha ricevuto un sostegno finanziario anche dall'agenzia di credito all'export di Londra, l'Ecgd, che aveva vincolato il suo aiuto proprio al rispetto delle linee guida dell'Ocse sulla responsabilità sociale delle imprese. Tra le istituzioni pubbliche che hanno concesso fondi e garanzie politiche per realizzare l'opera c'è inoltre la Banca mondiale, che nel 2003 ha versato poco più di 300 milioni di dollari, nonostante avesse appeba ricevuto da un gruppo di Ong internazionali un dettagliato dossier che provava ben 173 violazioni delle politiche operative della Banca stessa, da parte del suo staff nella valutazione del progetto.
    Oltre agli impatti ambientali - soprattutto in Georgia, dove l'oleodotto passa a breve distanza da preziose falde acquifere - una delle questioni che la «società civile globale» solleva da anni è quella dei cosiddetti Host Government Agreements, «accordi con i paesi ospitanti». In pratica i governi dei tre paesi su cui passa l'oleodotto sono stati «forzati» a siglare e ratificare accordi con statuto internazionale che sovrascrivono interamente la legislazione ambientale, sociale, del lavoro e dei diritti umani nel corridoio dell´oleodotto. In sostanza prevengono ogni legge futura (inclusi eventuali cambiamenti delle Costituzioni) che possa ridurre o colpire negativamente i diritti garantiti al consorzio. Le esenzioni negoziate dal Consorzio Btc sono vincolanti su tutti i governi futuri, che così non avranno la possibilità di invocare i loro poteri esecutivi per emendare le intese in modo da garantire ai propri cittadini una maggiore tutela sulla salute, la sicurezza e l´ambiente o qualsiasi altro tipo di protezione.
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