mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
06.04.2011
-
| di Marinella Correggia
Chi mangia quinoa...
Quinoa, chi è costei?, si sarebbe detto fino a poco fa. Adesso in molti conoscono il piccolo chicco andino - non un cereale ma una chenopodiacea - versatile e molto nutriente, con un ottimo equilibrio di proteine e aminoacidi. Capace di adattarsi agli aridi altipiani, ha accompagnato la storia dei popoli andini e degli Inca. Fino a qualche anno fa era consumata solo dagli agricoltori locali che la lavoravano in proprio - per renderla commestibile occorre lavare via il rivestimento del seme. Molti abitanti delle città andine, soprattutto i discendenti degli spagnoli, la snobbavano chiamandola «mangime dei campesinos». Malgrado la Nasa, nella sua ricerca di un alimento completo adatto agli astronauti, l'avesse dichiarata cibo eccellente, la quinoa rimaneva sconosciuta al mondo; in Occidente era disponibile solo in piccolissime quantità nei negozi di alimenti naturali e nei circuiti del commercio equo che la importavano direttamente dalle cooperative di produttori.
Adesso Europa, Stati Uniti e Australia sono diventati fan del cibo perduto degli Inca e ne comprano in quantità. Questo, se da un lato ha aumentato il reddito dei coltivatori e gli incassi in valuta della stessa Bolivia, sta provocando là anche un aumento della... malnutrizione. Infatti negli ultimi cinque anni con il crescere della domanda internazionale i prezzi della quinoa sono quasi triplicati. Così il consumo interno boliviano è sceso di quasi il 35% (dati governativi). Il chicco Inca non è più cibo per le masse. La quinoa trasformata e confezionata costa adesso l'equivalente di quattro dollari o più, mentre gli spaghetti e il riso bianco - assai meno nutrienti - costano intorno all'equivalente di un dollaro. I poveri che non coltivano il chicco non possono permettersi di acquistarlo. E chi è meno povero acquisisce «mode» alimentari discutibili: come denuncia il Ministero per lo sviluppo rurale e l'agricoltura, molti bambini e ragazzi non vogliono più le bevande di quinoa, acqua bollita e zucchero; preferiscono bere la Coca Cola o simili... Quanto agli stessi produttori, il bisogno di denaro li spinge a vendere tutto, e a nutrirsi poi con alimenti che costano meno anche se nutrono meno, purché riempiano lo stomaco. O, nel caso dei ragazzi, siano considerati «moderni».
Risultato: in Bolivia i livelli di malnutrizione a livello nazionale sono scesi negli ultimi anni grazie alle decise politiche di welfare realizzate dal governo indigeno di Evo Morales, ma proprio nelle aree di coltivazione della quinoa la malnutrizione cronica fra i bambini e i ragazzi sembra essere aumentata.
Qualcuno cerca di resistere alla colonizzazione culturale. Il giornale australiano «Sidney Morning Herald» in un reportage racconta ad esempio della signora Paulina, casalinga di un distretto povero intorno a La Paz. Per lei acquistare la chenopodiacea già trasformata industrialmente e confezionata è economicamente impossibile. Dunque Paulina semina la quinoa per conto proprio sul terreno di famiglia appena fuori città, la raccoglie con pazienza e come una volta compie a mano l'oneroso processo di lavaggio. E poi regolarmente prepara per colazione una bevanda dolce con quinoa, cannella, mele... che i suoi figli ventenni disdegnano.
Per fortuna il governo - oltre a prevedere un aumento dei prestiti ai coltivatori di quinoa biologica - intende potenziare il consumo locale inserendo l'alimento incaico nel pacchetto mensile destinato alle donne incinte e alle puerpere, oltre che nelle colazioni a scuola e nel rancio dei soldati.
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