mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
19.10.2011
-
| di Fulvio Gioanetto
La battaglia degli yaqui di Sonora
Chi dice tribu yaqui dice resistenza, fin da quando gli spagnoli nel 1621 arrivarono in quel che fu poi chiamato Messico. Gli yaqui continuarono a resistere negli anni che seguirono, subirono una guerra di sterminio, deportazioni in altri stati e appropriazioni di terre da parte dei sempre piú numerosi invasori e coloni. Oggi questa agguerrita nazionalitá indígena di 50 mila persone, stabilita nel sud dello stato messicano di Sonora, possiede legalmente 485 mila ettari di terra, 25 mila dei quali coltivabili. Il dettaglio però è la disponibilitá dell'acqua, sempre piú scarsa in queste contrade desertiche.
Nonostante un decreto presidenziale del 1940 abbia garantito agli yaqui il diritto alla propria terra e acqua, solo nel 2007 il governo federale messicano ha infine deciso di legittimare definitivamente questi diritti. Questo significa lo stato ha concesso loro definitivamente il diritto all'usufrutto dell'acqua ai margini del fiume Yaqui. Ma il nuovo governatore statale, sempre piú sotto pressione per l'endemica mancanza d'acqua in queste regioni, ha deciso di costruire un acquedotto che succhierá l'acqua del Rio Yaqui e delle attigue dighe La Angostura e El Oviachic. Il governatore in questo ha l'appoggio incodizionato degli agricoltori e proprietari terrieri della zona, che da anni cercano di sottrarre l'acqua alle popolazioni indigene. Impoveriti all'estremo, alcuni yaqui hanno da tempo affittato le terre e venduto i permessi per irrigare a questi impresari. La povertá endemica e le ricorrenti siccità stanno spingendo gli yaqui al limite della sopravvvivenza, e all'espulsione dalla terra.
L'ultimo atto di questa espulsione è iniziato una decina di giorni fa. Il detonatore è stata una dichiarazione del governatore Guillermo Padres Elias, ampiamente mediatizzata: «Niente e nessuno bloccheranno la costruzione dell'acquedotto Indipendencia, vitale per i nostri produttori». I rappresentanti della nazione indígena hanno così deciso di ricorrere nuovamente ai tribunali e alle battaglie legali.
Curiosamente, e nonostante le pressioni ufficiali, la giudice dell'ottavo distretto ha dato ragione alla tribu Yaqui e ha dato due giorni al governo statale per bloccare la costruzione del contestato acquedotto. Confoprtati e incoraggiati dalla decisione, gli Yaqui hanno consolidato alleanze con ambientalisti locali e gruppi organizzati della società civile sonorense. Hanno bloccato la principale strada di accesso allo stato di Sonora, cominciato picchetti e sit-in di fronte agli uffici governativi locali.
In risposta, le autorità statali e federali stanno conducendo una campagna capillare e professionalmente orchestrata per accusare gli indigeni di irresponsabilitá («gli interessi di pochi indigeni di fronte alle necessità vitali di tutto uno stato») e di essere manipolati e appoggiati da «oscure forze esterne e da delinquenti». La popolazione yaqui di Vicam e Potam sta tentando di reagire. Attraverso mezzi elettronici, reti sociali, radio locali e con semplici volantini.
L'ultimo comunicato stampa diffuso dal Comitato di lotta della tribu yaqui sta cercando di rompere questo isolamento mediatico annunciando che «ci stiamo costituendo in una forza pacifica civile per fermare e smantellare questo acquedotto attraverso la denuncia, la resistenza e la disobbedienza civile pacifica. Abbiamo resistito per 500 anni e adesso la carta magna e il patto con il governo federale e la nostra tribu è minacciato. Rendiamo pubblico che in caso di atti di violenza contro le nostre autorità tradizionali o contro i membri della nostra nazione originaria il governo sarà responsabile dell'accaduto. La ragione e le leggi appoggiano le nostre azioni in difesa delle acque e delle terre ancestrali della nostra nazione».
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