mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
18.11.2011
-
| di Paola Desai
Il petrolio maledetto dell'Uganda
Non ha ancora sfornato il suo primo barile di petrolio, ma sta già sperimentando tutti i problemi che l'industria estrattiva si porta dietro - dalla corruzione all'impatto su comunità locali che stanno perdendo terra, foreste, risorse. Si tratta dell'Uganda, l'ultimo paese africano a entrare nella cerchia dei produttori: i primi giacimenti sono stati individuati nel 2006 nella zona di lago Albert da due società di esplorazioni petrolifere, Heritage e Tullow Oil; oggi il ministero dell'energia stima che il paese abbia giacimenti totali per 2 miliardi di barili, abbastanza da mettere l'Uganda tra i piccoli produttori di rilievo. La produzione effettiva dovrebbe cominciare intorno al 2013. Ma, appunto, polemiche, proteste e accuse di corruzione sono già arrivate. Il primo ministro Amama Mbabazi è stato accusato di aver intascato soldi per fare lobby a favore dell'Eni (per altro poi uscita dal gioco: l'azienda italiana era entrata in ballo nel 2009, quando ha speso 1,5 miliardi di dollari per comprare da Heritage la concessione su due grandi blocchi di esplorazione, e allora sembrava il segno che la fase della produzione commerciale era vicina). Poi anche il ministro degli esteri Sam Kutesa e quello degli interni, Hilary Onek, sono stati accusati di aver preso tangenti (da Tullow Oil), 23 e 8 milioni di dollari rispettivamente. Sia i ministri che l'azienda hanno respinto le accuse, ma in ottobre una infocata seduta del parlamento a Kampala ha chiesto le dimissioni dei due ministri e ha istituito una commissione parlamentare d'indagine su di loro (ora il ministro Kutesa si è fatto da parte). Tullow, che ha in concessione tre blocchi, ha rivenduto parte della sua concessione alla francese Total e alla cinese Cnooc - ma ora la vendita è bloccata dall'indagine parlamentare.
I sospetti di tangenti però sono parte di un problema più ampio di trasparenza. Durante quell'animato dibattito, i deputati di Kampala denunciavano che la nuova industria petrolifera è stata circondata dal segreto: solo lo scorso settembre il parlamento ha avuto visione degli accordi firmati dal governo con le compagnie petrolifere (i production sharing agreements, Psa), ed è stato l'esito di una battaglia cominciata addirittura nel dicembre 2009, quando gruppi di avvocati ambientalisti hanno presentato una petizione all'Alta corte in nome del diritto all'informazione. Anche così però il Procuratore generale Peter Nyombi Thembo ha detto che gli accordi contengono delle clausole confidenziali che vietano di rivelarne il contenuto. Così i furibondi parlamentari hanno approvato una risoluzione che vieta clausole confidenziali in ogni futuro contratto pretrolifero con aziende straniere. Per inciso, un fronte di gruppi ugandesi per la giustizia ambientale - la rete Oilwatch Uganda o gli avvocati ambientalisti di Greenwatch - contestano al governo di aver accettato contratti capestro: troppo basse le royalties per lo stato ugandese, accusano, e troppo compiacenti con le aziende le normative di sicurezza e ambientali. Oggi le stesse voci accusano: l'Uganda non ha varato nessun meccanismo istituzionale per garantire la trasparenza di quest'industria in cui circola tanto denaro, per includere le comunità locali, mitigare l'impatto ambientale. O discute come gestire il reddito petrolifero che entrerà nelle casse dello stato, in un paese dove il 51% della popolazione vive sotto la soglia di povertà (è la stima del programma dell'Onu sullo sviluppo, Undp).
Per ora le comunità locali - coltivatori, allevatori nomadi, pescatori - hanno solo visto gli svantaggi della nuova industria. Alcuni sono stati evacuati all'improvviso, hanno perso la possibilità di pescare, coltivare, muovere le mandrie. I risarcimenti sono stati inadeguati. Vecchia storia: chi intascherà i profitti, e chi pagherà i prezzi?
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










