mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
19.11.2011
-
| di Luca Manes
La diga che lascia l'Africa al buio
Se ne parla da anni, ma negli ultimi giorni è stato compiuto un passo di un certo rilievo per la realizzazione di quello che, una volta completato, sarà il più grande impianto idroelettrico del pianeta. I governi di Sudafrica e Repubblica Democratica del Congo, infatti, hanno appena siglato un'intesa per la costruzione della diga di Grand Inga. Un'opera mastodontica, ideata per imbrigliare gli abbondanti e impetuosi flussi delle cascate di Inga, a 225 chilometri da Kinshasa, lì dove l'immenso fiume Congo compie un salto di quasi un centinaio di metri. A pieno regime Grand Inga sarà in grado di produrre 40mila megawatt, il doppio della capacità delle diga delle Tre Gole in Cina, al momento la più grande centrale idroelettrica del Pianeta e responsabile dello sfollamento di oltre un milione e mezzo di persone. Basti pensare che al momento l'intera produzione energetica del continente africano ammonta a 120mila megawatt per farsi un'ulteriore idea della portata del progetto.
Va da sé che i costi per un'infrastruttura di questo tipo siano altissimi, esorbitanti. Servono 80 miliardi di dollari solo per erigere l'impianto e almeno altri 10 per la linea di trasmissione. Cifre che gli esecutivi guidati da Joseph Kabila e Jacob Zuma non si possono permettere di tirar fuori di tasca propria. Non a caso i "soliti noti", ovvero la Banca mondiale, la Banca africana per lo sviluppo e la Banca europea per gli investimenti, a cui si va ad aggiungere un nutrito gruppo di istituti di credito privati, hanno già manifestato più di un interesse a prendere parte alla partita. In cambio gli investitori del Nord del mondo chiedono "solo" una bella fetta di energia elettrica a basso costo. A conferma del fatto che un progetto in teoria etichettato e sbandierato come di sviluppo andrà a beneficiare soprattutto le imprese, c'è il non trascurabile dettaglio che la rete di trasmissione è previsto che debba raggiungere distretti industriali in Sudafrica, Egitto e forse addirittura Europa, ma non le popolazioni locali. Insomma, nonostante un'opera mastodontica come Grand Inga, 500 milioni di africani continueranno a restare al buio.
La regione attraversata dal fiume Congo ha già subito degli impatti ambientali di vasta portata a causa della costruzione di altri impianti, Inga 1 e Inga 2, durante i lunghi anni della sanguinosa dittatura di Joseph Mobutu. Due mega-dighe, rimodernate grazie ai fondi elargiti dalla Banca mondiale, che hanno sempre funzionato a scartamento ridotto ma "in compenso" hanno contribuito a generare buona parte del debito contratto da Kinshasa negli anni Settanta e Ottanta.
A differenza dei suoi due predecessori, Gran Inga avrà delle conseguenze dirette di portata inferiore, soprattutto perché la zona interessata è scarsamente popolata, ma può scatenare un inquietante "effetto domino" con importanti implicazioni anche a livello globale. Ad essere minacciata questa volta è la foresta tropicale del Congo, la seconda al mondo per estensione e biodiversità, e uno dei più grandi serbatoi di contenimento delle emissioni globali di Co2.
Problemi all'apparenza di secondo piano, per il grande business internazionale. Mentre Congo e Sudafrica ora pensano a un trattato per stabilire con precisione tutti i dettagli e le tempistiche dell'operazione, la Banca africana per lo sviluppo riferisce che un consorzio franco-canadese sta conducendo uno studio per valutare le modalità di realizzazione della diga. Chissà se questo corposo documento, la cui finalizzazione costerà ben 15 milioni di dollari, da qualche parte ricorderà che per i poveri dell'Africa Grand Inga sarà del tutto inutile.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Cosa significa “centro antiviolenza”? (DL femminicidio IV parte)
di Luisa Betti - 17.09.2013 02:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










