mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
14.12.2011
-
| di Paola Desai
La "nuova frontiera" del ferro
La chiamano «Tata road», dal nome del ben noto gruppo industriale indiano. Ed è un'ottima strada, per gli standard dell'India rurale: larga, quasi tutta asfaltata. Collega una zona di miniere di ferro sulle montagne del Jharkhand, stato centro-settentrionale dell'India, alla cittadina industriale di Jamshedpur, così chiamata dal capostipite della famiglia Tata (Jamshed-ji) che nel 1906 ha fondato qui le prime acciaierie del subcontinente indiano. Siamo nella regione indiana chiamata mineral belt perché è formata da montagne rocciose non alte - poche superano appena i 1.000 metri - ma piene di ferro, bauxite, carbone, diamanti, oro.
La Tata road dunque taglia tra le risaie, traversa borghi rurali dove abbondano cantonment militari e mercati, e sale verso Noamundi, villaggio sperduto tra le montagne, in una zona di foreste circondata da varie mitologie - ci sono i guerriglieri maoisti, è stata avvistata una tigre... Il villaggio della foresta è comparso sulle mappe più o meno quando vi è arrivata la Tata Road: è il collettore di un grande comprensorio di miniere di ferro che si estende per decine di chilometri. Una ferrovia fa lo stesso tragitto, prosegue con un ampio anello tra le montagne (cioè, tra le miniere), e punta verso un altro polo di acciaierie e centrali termiche, un centinaio di chilometri più a nord.
Il ferro ha trasformato il paesaggio, fisico e umano, di queste terre. Noamundi era un villaggio di adivasi, indigeni, tra la foresta fitta e un altipiano di risaie e macchie di bosco. Poi con le miniere sono arrivati lavoratori dalle pianure; è arrivato un indotto - camion, officine meccaniche, commercio. Oggi questa è una "nuova frontiera" dello sviluppo indiano. È solo un avamposto, ma lungo la strada principale stretta e piena di buche si allineano negozi di elettrodomestici, telefonini, perfino gioiellerie (i lavoratori mettono in oro i propri risparmi) e rivenditori d'alcool. La sera solo le lampade dei negozi fanno luce, ma sulla collina che sovrasta l'abitato incombono giganteschi riflettori, come quelli di uno stadio olimpico: guardano un impianto minerario della Tata. Del villaggio originario restano gruppi di vecchie case chiamati basti, parola indiana che di solito indica gli slum, disseminati tra impianti industriali e officine.
Le miniere qui sono tutte a cielo aperto, gestite da grandi compagnie (come Tata negli anni '80 qui ha costruito una mini-città per i suoi dipendenti, con case, scuole, ospedali) o da piccole aziende al limite dell'informale). A «cielo aperto» significa un enorme buco scavato nella montagna, con terrazze digradanti verso il centro come gironi infernali, ruspe che scavano e camion che portano fuori blocchi di pietra rossastra.
Le grandi aziende fanno tutto in proprio, ma la miriade di piccole mandano il loro minerale agli impianti spaccapietre: ce ne sono decine. Spesso di vedono gruppi di donne fare la spola verso i magazzini, trasportando polvere rossa in ceste che tengono in equilibrio sulla testa.
Per decine di chilometri si susseguono miniere, crushers, slum di lavoratori, qualche residuo gruppo di case di villaggi scomparsi - pareti di terra, tetti e recinti di legno e foglie, piccoli orti, bambine di guardia a un gregge. Fino a 20 anni fa, ci dicono alcune donne, qui c'era una grande foresta di sal, l'albero chiave di qui, e c'erano elefanti, tigri, orsi: prima che arrivassero le miniere a tagliare la foresta, aprire la terra, inquinare i torrenti da cui i villaggi attingono acqua. Gli indigeni, agricoltori su piccoli appezzamenti propri e raccoglitori di "prodotti minori della foresta", sono diventati abitanti di slum della frontiera mineraria. O si sono ritirati in zone più remote: ma non avranno scampo, l'economia mondiale continua a chiedere acciaio, le miniere avanzano.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










