mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
15.12.2011
-
| di Fulvio Gioanetto
Monopoli nella Baja California
Un altro «progetto verde», o presunto tale. Si tratta dell'azienda energetica Sempra Energy, una multinazionale statunitense con sede in California, che ha in progetto di espandere le sue attività in tutta la penisola messicana di Baja California Sur. In Messico l'azienda Usa è già nota, e contestata, per le sue centrali termolettriche vicine alla città frontaliera di Mexicali e all'inquinante fabbrica di gas naturale in Ensenada. Dunque Sempra Energy la settimana scorsa ha ottenuto una nuova licenza per continuare a produrre elettricità in territorio messicano, da esportare nel sud della California statunitense. In particolare, potrà costruire quattro nuove centrali eoliche nelle zone montagnose di Jacume, La Rumorosa, Cordillera Molina e Sierra de Juarez, impianti che occuperanno 294.000 ettari di terreni desertici.
Si tratta di un «megaprogetto verde», come lo definiscono la stessa Sempra Energy e il ministero dell'ambiente messicano, secondo loro destinato a sviluppare queste contrade abbandonate. Pensano di creare 900 chilometri di strade in aree vergini, di installare almeno mille aereogeneratori e pale eoliche per produrre 1.200 mgW di energia elettrica. La prima tappa del progetto, ubicata nell'ejido (comunità rurale) di Jacume, a 113 chilometri da San Diego, prevede di innalzare 52 turbine eoliche, con un investimento di 300 milioni di dollari. Nelle fasi successive, strade e turbine andranno a distruggere le aree boscose e a invadere le terre delle popolazioni indigene. Ma, basta che l'energia sia prodotta con turbine eoliche per definire «verde» il progetto?
Secondo l'organizzazione della società civile Terra Peninsular, che insieme a The Protect Our Communities Foundation (Fondazione per proteggere le nostre comunità) ha appena presentato una denuncia legale contro questo megaprogetto, la Sempra Energy SDG & E «approfitta della mano d'opera messicana mal pagata, di una più facile concessione di permessi da parte delle autorità messicane e della possibilità di evadere la legislazione ambientale statunitense». Si consideri che negli Usa l'azienda non può operare come vorrebbe perché sta affrontando vari processi in cui è accusata di traffico di influenze, malversazioni e mazzette a funzionari: è accusata in particolare di aver manipolato i contratti di fornitura di gas naturale e di elettricità durante la crisi energetica del 2001 in California (l'azienda ha sempre negato gli addebiti, ma nel 2006 ha accettato di pagare 377 milioni di dollari di riparazioni, e altri 410 milioni nel 2010).
Per ciò che riguarda il progetto messicano, secondo Terra Peninsular i danni ecologici per gli ecosistemi locali sarebbero enormi. I 120 chilometri di linee dell'alta tensione che connetterrano gli aereogenetarori fino alla frontiera, e da qui alla Southwest Power Link che arriva dall'Arizona, provocheranno inevitabilmente incendi, impatto sulla flora e la fauna endemicas e distruzione della vita silvestre, fra cui il puma, il condor californiano, l'aquila con testa bianca, pipistrelli endemici e la capra cimarron.
In alternativa, le associazioni ambientaliste propongono di stabilire tre corridoi ecologici, uno dei quali in 300.000 ettari nella Sierra di Juarez (www.terrapeninsular.org). Hanno iniziato una campagna informativa e una raccolta di firme fra i cittadini nei due lati della frontiera per far conoscere gli impatti di questo progetto, che pretende di giustificare una devastazione ambientale in terra messicana in nome della crescente domanda energetica statunitense.
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