domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
22.12.2011
-
| di Marina Forti
Sumatra, strage nella foresta
Infine il presidente dell'Indonesia, Susilo Bambang Yudhoyono, ha dovuto ordinare un'inchiesta sulle denunce di stragi avvenute a Mesuji, distretto di Lampung, e in altre località del sud di Sumatra, una delle più grandi isole che compongono l'arcipelago indonesiano. Ci sono voluti un video, le testimonianze degli abitanti di quei villaggi, le reazioni allarmate di organizzazioni per i diritti umani e perfino delle Nazioni unite - e infine una manifestazione di decine di residenti del villaggio di Mesuji, che il 14 dicembre hanno protestato di fronte alla Camera dei Rappresentanti nella capitale Jakarta contro le violenza e le intimidazioni da parte delle imprese dell'olio di palma (ne hanno riferito le reti indonesiane per la giustizia ambientale, come Walhi, e numerose reti internazionali tra cui l'italiana Salvaleforeste.it). E quando la notizia ha cominciato a fare breccia, il governo si è visto costretto a ordinare l'indagine. Con un certo imbarazzo, visto che secondo i locali, polizia e militari hanno partecipato all'ultimo assalto contro i loro villaggi.
Secondo le denunce degli abitanti, la serie di violenze è cominciata anni fa, parte del tentativo di alcune aziende agroforestali di cacciare via i coltivatori locali per espandere le loro concessioni per grandi piantagioni di palma da olio e caucciù nella zona. Due imprese sono coinvolte, Pt Sumber Wangi Alam e Silva inhutani; secondo il maggiore generale dell'esercito (in pensione) Saurip Kadi, oggi membro del team di difesa dei residenti di Mesuji, almeno 32 abitanti sono stati uccisi dal 2008 a oggi.
Ma è l'ultimo incidente, verificatosi a Mesuji lo scorso novembre, che ha fatto accendere i riflettori sul distretto di Lampung: perché sono circolati due video, mostrati da diverse tv e infine anche al parlamento indonesiano. Mostrano le violenze verificatesi lo scorso aprile nel distretto di District, in località Ogan Komering Ilir, con scontri tra agricoltori locali e le milizie di sicurezza (informale) dell'impresa. Nello scontro sarebbero morti due abitanti del villaggio e cinque dipendenti della Swa. In un video, ottenuto dal quotidiano The Jakarta Post, il maggiore giornale in lingua inglese, un uomo viene decapitato da uno sconosciuto in una divisa nera, come quella della polizia. Gli assalitori sono armati di fucili e hanno il volto coperto. Il secondo video, mostra un cadavere decapitato appeso a un palo mentre diversi altri corpi mutilati sono sparsi sul terreno. «Hanno volutamente messo la testa in un posto ben visibile per terrorizzare i contadini del posto», spiega l'avvocato della comunità locale di Mesuji, Bob Hasan.
La veridicità dei video è contestata dalla polizia, che sostiene come siano stati mescolati episodi diversi. Ma è difficile soffocare una notizia simile, una volta che ha cominciato a circolare: da Kontras, una delle più importanti organizzazioni indipendenti indonesiane per i diritti umani, alla commissione nazionale per i diritti umani (ufficiale), fino alle Nazioni unite, numerose voci hanno chiesto di indagare. Giorni fa dunque il presidente della repubblica ha ordinato al capo della polizia nazionale, generale Timur Pradopo, di lavorare con il ministero per la sicurezza interna e formare una squadra speciale di investigatori sul caso di Mesuji. Il portavoce della polizia nazionale ha negato che gli agenti di polizia siano stati coinvolti nell'incidente, e ha accusato gli abitanti del villaggio, ma ha dovuto ammettere che gli uomini armati e vestiti di nero visibili nel video sono proprio membri della Brigata Mobile della polizia: «Ma non sono loro ad aver agito. La polizia è arrivata dopo la decapitazione». Secondo il portavoce delle polizia, le vittime non sarebbero contadini ma dipendenti della piantagione linciati dalla folla. Lo scandalo però cresce, ieri la polizia nazionale ha annunciato la sostituzione di uno dei suoi generali in quella commissione d'inchiesta. Certo che se le indagini sono affidate alla stessa istituzione che ha partecipato alle violenze, il risultato è scontato.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
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