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TERRA TERRA
10.02.2012
  • | di Luca Manes
    Nigeria, petrolio in fiamme
    L'incendio è scoppiato il 16 gennaio, e continua ininterrotto da allora: da quando ha preso fuoco una piattaforma petrolifera della Chevron in Nigeria, sita a una decina di chilometri dalle coste dello stato di Bayelsa. Non è ancora chiaro se siano stati compiuti degli sforzi per domare le fiamme, così come non ci sono spiegazioni definitive sulla dinamica dell'incidente. A quanto riferisce la stampa locale sembra che quanto accaduto alla piattaforma KV Endeavour assomigli molto a quanto accaduto due anni fa nel Golfo del Messico alla Deepwater Horizon, che ha causato uno dei disastri ambientali più rilevanti della storia dell'umanità. La compagnia petrolifera statale nigeriana Nnpc infatti ha indicato che l'esplosione, responsabile del gigantesco incendio, è da addebitare a una perdita di controllo della pressione del gas durante il processo estrattivo, e al successivo malfunzionamento dei macchinari. Due operai risulterebbero ancora dispersi, mentre quasi 200 sarebbero stati messi in salvo, a quanto riferisce la multinazionale petrolifera statunitense. A differenza del disastro nel Golfo del Messico, però, qui l'incendio continua, e non ci sono dettagli sulla quantità di greggio disperso. La Chevron in Nigeria è seconda solo alla Shell in termini di greggio prodotto, dal momento che estrae circa 500mila barili al giorno. Le sue attività coprono quasi un milione di ettari di superfice nel delta del Niger - ed è una superfice destinata ad aumentare, dal momento che la compagnia sta procedendo con nuove prospezioni.
    Una piattaforma petrolifera in fiamme da quasi un mese presso le coste di un paese europeo non sarebbe passata inosservata, e giustamente: in Nigeria invece passa sotto silenzio.
    Quel 16 gennaio il boato provocato dall'esplosione è stato udito in maniera distinta dagli abitanti dei villaggi costieri. La compagnia petrolifera sostiene che non ci sarebbero conseguenze visibili sulle spiagge antistanti la piattaforma, ma le popolazioni locali ed esponenti della organizzazione non governativa Environmental Rights Action denunciano come nello specchio di mare e nel fiume che si immette nell'Oceano si contino a centinaia i pesci morti o sofferenti. Le comunità di Kolouma, che dipendono in maniera massiccia dalla pesca, temono che l'inquinamento già endemico nell'area possa aumentare vertiginosamente a causa di quanto accaduto sulla piattaforma e denunciano una pressoché totale inazione della Chevron. I capi della comunità, incontrati dai rappresentanti dell'organizzazione ambientalista nigeriana, sottolineano che non sono stati presi provvedimenti concreti per limitari i danni, e non solo: non è in atto nemmeno una parvenza di attività di monitoraggio. Anche la Nagcond (National Coalition on Gas Flaring and Oil Spills in the Niger Delta), un'altra associazione molto attiva sul territorio, ha chiesto una pronta risposta da parte dell'azienda californiana e del governo federale.
    Quello della Endevour KV è solo uno dei numerosi incidenti legati allo sfruttamento petrolifero che ciclicamente si ripetono in Nigeria. Prima della fine dello scorso anno uno sversamento presso la piattaforma della Shell di Bonga ha provocato la dispersione in mare di oltre 40mila barili di petrolio greggio, con impatti anche in questo caso catastrofici per i pescatori dell'area. La settimana scorsa, invece, dopo quattro mesi di tregua è tornato a colpire il Mend, il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger, il quale ha fatto saltare per aria un oleodotto dell'italiana Agip nello stato di Bayelsa. Per il martoriato Delta del Niger, una delle località più degradate dal punto di vista ambientale e povere di tutto il Continente Nero, non c'è pace.
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