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TERRA TERRA
15.03.2012
  • | di Paola Desai
    Il ramino e la carta
    Il ramino è un albero, una specie tropicale, e vive tra l'altro nella foresta pluviale in regioni indonesiane come Sumatra o il Borneo. La carta invece è quella prodotta da una delle più grandi industrie al mondo di carta e cellulosa, forse la più grande: la Asian Pulp & Paper, App. Il ramino è una specie protetta sia dalle norme internazionali che dalla legge indonesiana, e le foreste in cui cresce sono anche l'habitat di un'altra specie minacciata, anzi sull'orlo dell'estinzione: la tigre di Sumatra. Come ogni grande industria, la App dichiara di lavorare solo legname di provenienza legale, certo non specie protette. E però sembra proprio che nella sua carta finiscano anche tronchi di ramino. A dirlo è un'indagine condotta da Greenpeace in Indonesia.
    Per un anno gli investigatori del gruppo ambientalista hanno raccolto prove, che hanno poi fatto verificare da laboratori indipendenti. In particolare, sono entrati in nove diverse occasioni del depositi dove la App raccoglie i tronchi che poi saranno lavorati nelle sue cartiere - tra l'altro presso il suo maggiore stabilimento, la Indah Kiat Perawang, nella provincia di Riau, a Sumatra. Ogni volta gli attivisti-investigatori hanno preso dei campioni dei tronchi che sospettavano fossero ramino e li hanno chiusi in contenutori sigillati e numerati, registrando sul Gps la posizione esatta del deposito - e filmando l'intera scena. I campioni di legno sono poi stati mandati a un laboratorio indipendente in Germania, dove sono stati analizzati: su 59 campioni, 46 sono in effetti risultati essere ramino. Gli stessi laboratori hanno poi analizzato diversi prodotti di carta di largo consumo (dai fazzolettini agli imballaggi alla carta per fotocopie) prodotti da aziende che si riforniscono dalla App per la materia prima: in questo caso è impossibile rintracciare i singoli alberi ma vi è stato trovato un «significativo livello di legno duro duro tropicale».
    Secondo Greenpeace, questa è la prova flagrante che il colosso mondiale della carta e cellulosa è complice della distruzione accelerata della foresta pluviale indonesiana, in particolare delle ultime foreste torbiere di Sumatra. L'azienda ovviamente respinge l'accusa: in un lungo comunicato afferma che «la App ha una politica di tolleranza zero verso il legname illegale nella sua catena di rifornimenti» (il corsivo è nostro). La App sostiene di avere «un sistema di controllo per assicurare che nelle sue cartiere entri solo legno di origine legale», e che questo sistema «è sottoposto a periodici controlli indipendenti», su cui però non fornisce alcun detaglio (chi li effettua, come?). Sul sito delll'azienda ad esempio di afferma che la cartiera Indah Kiat Perawang - un impianto gigantesco, che copre 2.400 ettari - è alimentata da migliaia di ettari di piantagioni di alberi situati nell'attiguo bacino del fiume Siak - in quella che App definisce «terreno forestale degradato» che il governo ha destinato a piantagioni commerciali. Da quello stabilimento escono ogni anno 800mila tonnellate di polpa di cellulosa e 1,2 milioni di tonnellate di carta, oltre a 280mila tonnellate di tessuto di carta. Le piantagioni commerciali in effetti ci sono (cosa significhi «terreno forestale degradato» è un altro discorso: prima deforestato, poi dichiarato atto a farci piantagioni commerciali...). Ma ciò non ha impedito che in quei depotiti, tra gli altri, gli investigatori di Greenpeace trovassero tronchi di ramino.
    Ora l'organizzazione ambientalista ha passato i suoi campioni di legno e le sue prove al governo indonesiano. La App dice che sarà felice di studiare il raporto di Greenpeace e vedere se ci sono punti deboli nella sua «catena di controllo». Intanto però sarà meglio diffidare delle affermazioni di «zero tolleranza».
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