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TERRA TERRA
18.04.2012
  • | di Paola Desai
    Un nuovo via al «fracking»
    È la più controversa tra le tecnologie di estrazione del gas naturale, è particolarmente inquinante, richiede grandi quantità d'acqua ed è ormai accertato che provoca scosse sismiche. Eppure, il fracking continua a diffondersi anche in Europa. Ieri a Londra è stato diffuso il primo rapporto ufficiale redatto da un gruppo di consulenti per il governo britannico, i quali danno un parere positivo. E poiché non c'è dubbio che il governo accoglierà e farà proprio quel parere, «il risultato è che migliaia di nuovi pozzi potrebbero essere presto aperti nel Regno unito», riferisce il quotidiano The Guardian.
    «Fracking» sta per fratturazione idraulica; consiste nello scavare pozzi profondi centinaia di metri e pomparci ad alta pressione acqua mista a sabbia e alcuni agenti chimici. Così si farà esplodere la roccia per liberare le bolle di gas metano che vi sono imprigionate - è detto gas di scisto. In Inghilterra questo tipo di estrazione è stata avviata per ora in un solo sito, due pozzi in concessione alla Cuadrilla Resources, presso Blackpool nel Lancashire (Inghilterra settentrionale). È là che la primavera scorsa si sono verificate due scosse telluriche collegate proprio alle prime fasi dell'estrazione. Terremoti lievi, 1,5 e 2,3 della scala Richter; dopo quelle scosse però nel giugno scorso le autorità britanniche hanno sospeso le attività di esplorazione in via cautelativa, e ordinato un'indagine. Ora il rapporto dei consulenti del governo riconosce che i due terremoti sono in effetti stati provocati dalle operazioni di fracking: eppure non vede ostacoli a che il governo autorizzi l'uso di questa tecnica su larga scala.
    La cosa susciterà polemiche, perché - ricorda il Guardian - quello stesso rapporto conferma che il secondo di quei terremoti ha provocato deformazioni in almeno uno dei due pozzi della Cuadrilla Resurces - e questo dovrebbe sollevare dubbi sull'opportunità di procedere con il fracking in zone note per l'attività sismica, come il Lancashire. I tre autori del rapporto consegnato ieri al governo di Londra (un accademico, un esperto del British Geological Survey e uno «indipendente») considerano molto probabile che le scosse telluriche si ripetano, se riprenderà l'estrazione nella zona di Blackpool. Per questo dicono che l'estrazione di gas di scisto «dovrebbe includere una piccola pre-iniezione e una fase di monitoraggio previo», che erano mancati nei pozzi di Blackpool, e raccomandano di predisporre «un efficace sistema di monitoraggio per registrare in tempo quasi reale locazione e magnitudo di ogni evento sismico durante le future operazioni di fracking», così da sospendere le operazioni quando i tremori superano una certa intensità. In altre parole, dicono che il fracking è sicuro purché sia adottata qualche precauzione per «minimizzare» il rischio. Si capisce la soddisfazione del direttore esecutivo di Cuadrilla Resources: «Gli esperti sono arrivati alla chiara conclusione che possiamo riprendere la fratturazione idraulica, seguendo le procedure indicate», ha detto ieri al Guardian.
    L'indagine non trattava degli altri rischi connessi al fracking - inquinamento, consumo d'acqua. Certo, anche solo le raccomandazioni anti-sismiche contenute in questo rapporto faranno aumentare il costo dell'estrazione di quel gas - si parla di centomila sterline in più per ogni pozzo, o forse più. Il fracking è in ogni caso più costoso, come tutte le altre tecniche «non convenzionali» quali estrarre petrolio dalle sabbie bituminose. Ma con il prezzo del barile di greggio ai livelli attuali, e i giacimenti convenzionali in esaurimento, sembrano impresa redditizia. Ed è questo il disastro: continuiamo a estrarre petrolio e gas a qualunque prezzo, invece di dare una svolta decisiva alle politiche energetiche.
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