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TERRA TERRA
24.04.2012
  • | di Marina Forti
    Ostaggi e miniere
    Non ne abbiamo saputo più nulla. Jhina Hikaka, deputato all'Assemblea dell'Orissa, stato dell'India orientale, è tutt'ora ostaggio del gruppo maoista che lo ha rapito il 24 marzo, dieci giorni dopo il rapimento degli italiani Paolo Bosusco e Claudio Colangelo. E la sua sorte è incerta: la scorsa settimana il governo dell'Orissa aveva accettato di lasciar cadere le imputazioni a carico di tredici persone, attivisti di un sindacato di contadini indigeni (Cmas, o Chasi Mulia Adivasi Sangh) che il governo considera legato al partito maoista illegale. Uno di loro, un ottantenne, dovrebbe essere già tornato a casa. Per altre venticinque persone le imputazioni erano già state ritirate, secondo le richieste dei rapitori, e sembrava la situazione si dovesse sciogliere. Invece il 19 aprile il «comitato zonale Orissa-Andhra» del partito maoista ha fatto sapere di non aver ancora preso una decisione sul deputato, e da allora non ci sono altre comunicazioni. È invece circolata la notizia che Jhina Hikaka, lui stesso un adivasi («tribale», come si usa dire in India) è stato sottoposto di nuovo a un «tribunale del popolo» da qualche parte nel distretto di Koraput, nell'entroterra montagnoso dell'Orissa, zona nota per le sue miniere. Lo stesso Hikaka, poco più che trentenne, è originario di là: è stato eletto per la prima volta in questa legislatura per il partito che ha la maggioranza di governo nell'Orissa (il Bjd, partito di destra più noto per la sua ricerca di grandi investimenti che per le sue attenzioni sociali). Per attrarre il voto di quegli abitanti, in una zona di adivasi tanto ricca di risorse naturali - ma povera e arretrata per quanto riguarda gli indicatori sociali - il partito di governo ha cooptato un candidato del luogo e fatto promesse di sviluppo locale. Ma non le ha mantenute (del resto il deputato Hikaka, a Bhubaneshwar, non conta mica come i maggiorenti che firmano intese per nuovi progetti industriali). E sembra che proprio questo gli rinfaccino ora i «tribunali del popolo».
    Perché una rubrica intitolata "terraterra" si occupa di maoisti e di ostaggi? Ma è proprio di terra che si tratta. Certo: un rapimento è un mezzo per negoziare contropartite tangibili, come la scarcerazione di detenuti. Ma il rapimento del deputato indigeno (come del resto quello dei visitatori italiani) rientra in uno scontro più ampio. Consideriamo la seguente notizia, diffusa un paio di settimane fa: il governo centrale (di New Delhi) ha deciso di chiedere ai governatori nei singoli stati di usare i propri poteri per rivedere le concessioni minerarie date nelle zone dichiarate indigene. Lo ha annunciato il ministro per gli «affari tribali» del governo centrale, Kishore Chandra Deo. Ha sottolineato che le attività minerarie hanno provocato l'espropriazione in massa di abitanti per lo più tribali, costretti a sfollare senza adeguate misure per risistemarli. Il ministro Deo ha aggiunto che il primo caso da riconsiderare riguarda un certo distretto dello stato di Andhra Pradesh confinante con quello di Koraput dove è ostaggio il deputato Hikaka, e dove l'azienda mineraria statale ha avuto una grande concessione. «Conosciamo esattamente le violazioni avvenute in quel distretto, che confina con Koraput in Orissa dove l'attività naxalita ndr.] è al suo picco. E non violazioni semplici», ha aggiunto il ministro: sono state calpestate sia la Forest Rights Act, legge che riconosce i diritti consuetudinari degli abitanti della foresta, sia quella sui poteri delle municipalità tribali, secondo cui nessuna terra può essere alienata per usi diversi da quello forestale senza l'esplicito consenso del consiglio elettivo.
    Insomma, il governo centrale lo riconosce: il diritto alla terra delle popolazioni indigene e dei contadini poveri è la posta in gioco.
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