mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
25.04.2012
-
| di Luca Manes
L'oscura opera Enel a El Quimbo
Le immagini della violenta repressione delle forze antisommossa contro contadini e pescatori inermi che protestavano per la diga di El Quimbo, nella regione colombiana di Huila, hanno fatto il giro del mondo. Su You Tube il video girato dall'attivista italiano Bruno Federico è stato visto addirittura da oltre un milione di utenti. Sette feriti, tra cui una persona che ha perso un occhio, è stato il bilancio finale di un sit in pacifico tenutosi lo scorso febbraio e sfociato in atti di violenza da parte della polizia. Eppure i dimostranti avevano la legge dalla loro parte, in quanto i terreni ricadenti entro 30 metri dalla riva del fiume Magdalena sono inalienabili e quindi destinati a uso pubblico. I manifestanti sono stati ugualmente scacciati, perché intralciavano i lavori di deviazione del corso d'acqua, uno dei passaggi fondamentali per rendere operativo il mega sbarramento di 151 metri di altezza e che dovrà produrre 400 megawatt di energia. Un'opera dal costo di 840 milioni di dollari voluta dall'Emgesa, sussidiaria della compagnia spagnola Endesa, a sua volta controllata dall'italiana Enel.
La popolazione locale è convinta che la diga rappresenterà una catastrofe per la sua economia. Una volta completata la centrale idroelettrica, la conseguente inondazione di 8500 ettari di territorio provocherà l'allagamento di più di 2000 ettari di terre fertili nei municipi di Gigante, Garzón e Agrado (con, come corollario, la disgregazione di otto imprese agricole in piena produttività), la cancellazione delle vie di comunicazione che collegano le comunità, lo sfollamento di 1466 persone e la perdita di almeno 2mila posti di lavoro, di produzione agricola e della sicurezza alimentare per circa 3000 persone. Come se non bastasse finiranno sott'acqua 842 ettari di foresta amazzonica, mentre l'istituto colombiano di geologia ha dichiarato ad altissimo rischio sismico l'intera zona.
L'università SurColombiana ha stimato che nel corso dei 50 anni di produttività dell'impianto idroelettrico di El Quimbo, Emgesa verserà al Dipartimento di Huila circa 135 milioni di euro, contro i 480 milioni di euro che la regione perderà per la cessata produzione agricola dell'area inondata.
Negli ultimi giorni ha preso posizione anche l'Assemblea parlamentare del distretto di Huila, espressasi in maniera nettamente contraria al progetto. Intanto, oltre a un ricorso all'esame del Consiglio di Stato, sono in atto indagini da parte delle autorità fiscali e giudiziarie, che dovranno verificare se vi sono state irregolarità nell'assegnazione del contratto di costruzione del valore di 334 milioni di dollari all'impresa italiana Impregilo e se nell'intero procedimento esistano dei vizi procedurali.
Uno degli ulteriori nodi della questione riguarda la licenza ambientale, rigettata una prima volta nel 1997 e poi approvata nel 2009. Nel documento si stabiliscono una serie di indennizzi per i danni causati all'ambiente e ai cittadini sfollati, tra cui la rilocazione e il trasferimento delle attività economiche in luoghi differenti.
L'anno successivo Endesa, sostenendo che le condizioni dettate dalla licenza ambientale fossero eccessive, ha sollecitato la rinegoziazione degli accordi proponendo al ministero dell'ambiente una conciliazione extragiudiziale, accolta dall'organo governativo, che nel settembre del 2010 ha rilasciato una nuova licenza ambientale che prevede compensazioni irrisorie per le comunità locali.
Nel processo di rinegoziazione le comunità locali non sono state consultate, come invece previsto dalle legge. Uno dei tanti punti oscuri di una storia che di aspetti molto critici ne ha un'infinità.
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