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TERRA TERRA
03.05.2012
  • | di Ignacio Cirio
    La strategia del contadino
    Il mondo rurale è sempre stato parte della «strategia degli altri», dai signori feudali al capitalismo industriale e l'agrobusiness. Così ragiona il Movimento dei piccoli agricoltori (Mpa) del Brasile, che ha lanciato un suo Piano Contadino con il proposito di costruire una propria strategia politica all'interno delle trasformazioni strutturali in corso nel paese. Il Movimento dei piccoli agricoltori, presente in 17 stati brasiliani, è parte della rete internazionale Via Campesina. È un sindacato rurale con un chiaro progetto politico, ha spiegato in un'intervista alla radio-net latinoamericana Radio Mundo Real uno dei dirigenti del Movimento, Raul Krauser, dello stato di Espíritu Santo. L'occasione è stato il 50mo Festival nazionale delle semillas criollas, le sementi indigene, organizzata in aprile dal Mpa nella regione dell'estremo ovest dello stato di Santa Catarina. Qui una ventina di delegate e delegati internazionali hanno visitato alcune famiglie «guardiane e moltiplicatrici» di sementi la cui produzione va nella «Unità di distribuzione di sementi» (Ubs) gestita dal Movimento.
    La Usb è arrivata a lavorare circa 10mila tonnellate annue: e insieme alla rete di agricoltori, tecnici e altri membri del Movimento che le danno sostegno, è la dimostrazione che è possibile contrastare la valanga di sementi industriali e transgeniche che si è riversata sulla campagna brasiliana, e perfino esportare sementi di produzione contadina in altri stati (come nel Venezuela nel 2011), stando in pieno occhio del ciclone dell'agrobusiness. È questione di avere un progetto politico, ci spiega Krauser: «Io la chiamo "la maledizione della strategia": se non hai una strategia tua sarai sempre parte della strategia dell'altro». I piccoli agricoltori, le aziende familiari, vogliono essere i costruttori di questa strategia, aggiunge.
    Il Piano Contadino è appunto questo: un progetto politico che implica allo stesso tempo denunciare gli effetti del capitalismo selvaggio in agricoltura, mettere a punto una strategia collettiva e attualizzarla nella lotta politica. Per le élites brasiliane, riassume Krauser, la massa rurale è servita storicamente a fornire mano d'opera a buon mercato per la produzione industriale urbana, oltre a produrre cibo a basso costo, autosfruttandosi, per mantenere bassa l'inflazione. «Le cose non sono cambiate nella sostanza con i governi più recenti: il progetto è sempre che i contadini sopravvivano mentre le città ricevono manodopera».
    La realtà, dice però Krauser, è che le migliori condizioni di vita si trovano proprio nelle municipalità dove hanno più peso i contadini che vivono e lavorano alla loro periferia: «Se abbiamo una popolazione agricola forte, avremo la possibilità di produrre cibo in quantità e di qualità per tutti, tenendo sotto controllo le emissioni di carbonio e generando occupazione e sviluppo economico anche per le città», insiste. Ma per questo serve una misura strutturale, la riforma agraria, che includa la pianificazione della produzione e la sua commercializzazione: «Quando l'agricoltore non può stabilire una relazione diretta con chi consuma i suoi prodotti, è allora che si produce lo sfruttamento: sia del contadino che dell'abitante della città, il quale paga caro per il cibo mentre il produttore prende poco».
    È un discorso molto politico, e anche etico: «Quando l'agricoltore semina il mais criollo, è una lotta contro le multinazionali, concreta. Nel Rio Grande del Sur, 300mila chili al mese di alimenti prodotti da noi vanno nei quartieri poveri della città, e altrettanto nell'Espíritu Santo, a Bahía. Voglio dire: dobbiamo dimostrare che le nostre proposte sono possibili cominciando a costruire il nuovo mentre cerchiamo di superare il vecchio», conclude il dirigente del Mpa.
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