domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
08.05.2012
-
| di Gianni Proiettis
Il Perù, letale per i delfini
Centinaia, forse ormai migliaia di delfini e pellicani muoiono da giorni sulle spiagge del nord del Perù per cause ancora ignote: e la moria sta cominciando a preoccupare seriamente le popolazioni rivierasche e l'opinione pubblica.
Prima ancora che il governo, la settimana scorsa, mettesse in stato d'allerta le autorità sanitarie regionali, ordinando i dovuti accertamenti sul terreno, fiorivano varie ipotesi sulle origini dell'insolita moria, che riguarda un tratto di circa 150 chilometri della costa settentrionale, fra le città di Piura e Lambayeque.
Secondo i pescatori locali, i pellicani - ma anche altre specie di avifauna - sarebbero morti di inedia perché i banchi di acciughe, cibo principale degli uccelli marini sempre abbondante in questi mari, hanno cambiato le rotte consuete. L'acciuga, spiegano, predilige le acque fredde e l'attuale aumento della temperatura del mare, effetto tangibile del surriscaldamento planetario, spinge questi pesci alla ricerca di correnti più lontane dalla costa e meno superficiali, privando così i pellicani del loro alimento.
Diversa sarebbe la causa della moria di delfini, ormai più di mille, arenati sulle spiagge. Le analisi praticate dal Marine Mammal Center californiano su richiesta dell'Imarpe, l'Instituto del mar del Perù, hanno rivelato la presenza di morbillivirus, un agente che altera il sistema nervoso e respiratorio dei mammiferi marini. Un fatto accertato è che gli animali morti avevano un sistema immunitario molto indebolito. Ma mancano ancora molti pezzi del puzzle prima di poter trarre conclusioni definitive.
Intanto, le autorità sanitarie della regione di La Libertad stanno realizzando analisi delle acque fluviali alle foci dei fiumi, per determinare l'eventuale presenza di sostanze inquinanti; prima che vengano resi pubblici i risultati ci vorrà però ancora qualche giorno.
Mentre una buona parte della grande stampa peruviana, che è finanziata o addirittura proprietà delle compagnie minerarie, si è affrettata a dichiarare l'estraneità dell'industria estrattiva alla tragedia ecologica in atto - explicatio non petita e comunque prematura - le organizzazioni ambientaliste, gli istituti di ricerca e i biologi marini sono meno disposti ad assolvere a priori un'attività altamente inquinante e poco responsabile come quella mineraria. Le forti lotte popolari di resistenza al progetto Conga, che prevede la sparizione di un intero sistema lacustre nella regione di Cajamarca per permettere alla compagnia statunitense Newmont-Yanacocha di estrarre l'oro sottostante, hanno reso visibile l'intransigenza delle popolazioni andine di fronte alla voracità e all'irresponsabilità sociale delle multinazionali estrattive.
Una delle possibili cause della moria, che non accenna a smettere e anzi si sta estendendo ad altre specie protette come i leoni marini, è l'esplorazione petrolifera, che utilizza sonar e prospezioni sismiche sottomarine per la ricerca di nuovi giacimenti.
Questa tecnica, che consiste nello sparare con un apposito cannone aria compressa verso i fondali producendo echi misurabili, è altamente nociva all'ittiofauna, specialmente ai cetacei, per le onde d'urto sonore che produce. Secondo Carlos Yaipén, direttore dell'organizzazione ambientalista Orca, alcuni delfini morti presentano fratture negli ossicini dell'udito, che potrebbero essere state prodotte dall'esplorazione sismica. Sempre secondo la stessa associazione, il 2011-2012 è l'anno in cui si è registrata la più grave moria di delfini dell'ultimo decennio.
Intanto il ministero della Salute ha emesso un'allerta sanitaria, invitando a evitare le spiagge dove sono state rinvenute le carcasse e a non consumare pesce crudo.
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