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TERRA TERRA
25.05.2012
  • | di Marina Forti
    Veleni di guerra
    Un memorandum interno dell'esercito degli Stati uniti, arrivato al blog Danger Room (pubblicato dalla rivista Wired ), rivela una delle eredità più nocive della presenza delle truppe occidentali in Afghanistan. «Nociva» nel senso proprio del termine, perché si tratta dei siti in cui le truppe Usa inceneriscono i rifiuti tossici prodotti nelle loro basi. Quel memorandum infatti parla di grandi «negligenze» degli ufficiali americani, e delinea le «condizioni sanitarie negative a lungo termine» per i militari che respirano i fumi tossici emenati da quei siti, detti burn pit - pozzi scavati nel terreno in cui i rifiuti sono fatti bruciare. È una pratica standard nelle basi americane, sia in Afghanistan che in Iraq; le conseguenze sanitarie però sono state finora taciute - anzi, esplicitamente negate.
    Ora quel memo afferma che alte concentrazioni di polveri e fumo da quei «pozzi» possono causare «ridotta funzionalità polmonare o esacerbate bronchiti croniche, la cronica ostruzione dei polmoni (malattia chiamata con l'acronimo Copd), asma, arterosclerosi e altre malattie cardio-polmonari». Il documento si riferisce specificamente alla base aerea di Bagram, a nord di Kabul, e al suo burn pit a quanto pare famigerato tra i militari, a cui è noto per l'odore pungente che emana: «Un soffocante barbecue di spazzatura, dalle supellettili ai rifiuti umani, a cui sono di solito addetti afghani che si avvicinano coprendo il naso e la bocca con mascherine chirurgiche», scrive Danger Room citando un ufficiale - tra parentesi, è il sito dove ufficiali dell'esercito Usa avevano mandato a incenerire vecchie copie del Corano scatenando giorni e giorni di tumulti in molte città afghane.
    Da quel sito si levano pennacchi di fumo molto visibili, che volteggiano sulla base e nell'aria «già intrisa di polveri» della provincia di Parwan. In linguaggio asettico, il memo parla di particolato 10 e particolato 12, in riferimento alla misura in micrometri delle particelle emanate dagli inceneritori. Un'associazione di veterani (Iraq and Afghanistan Veterans of America, o Iava) ha raccolto centinaia di testimonianze sui problemi di salute accusati dai soldati, e ricollegabili all'incenerimento dei rifiuti. Finora sono stati ignorati dall'esercito. Il memorandum arrivato nelle mani di Danger Zone contraddice anni di rassicurazioni dei vertici militari - l'autore del blog ricorda un documento del 2008 a proposito di un simile burn pit nella base Balad in Iraq, in cui si affermava che «non ci sono rischi significativi per la salute a breve né a lungo termine».
    Ora quel memorandum nota però che la salute di almeno 40mila soldati e contractor è stata «negativamente affetta» da elementi chimici tossici diffusi nell'atmosfera. È una prima ammissione. E sono molti di più i militari che hanno servito nelle vicinanze dei vari burn pit sparsi nelle basi Usa in Afghanistan e in Iraq. Viene da pensare all'Agente Orange, il diserbante usato a piene mani dall'esercito Usa in Vietnam, che ha distrutto la salute di generazioni di vietnamiti e di soldati americani. Ma è lo stesso memo a ricordare il Vietnam: «Non vogliamo un altro caso tipo Agente Orange, dove ci sono voluti 40 anni prima che i militari ammettessero che quella roba era tossica e poi ha dovuto spendere tante energie per rintracciare i soldati che ne erano stati affetti».
    Vi si legge anche che le stime sul rischio per la salute sono state fatte sulla base di campioni dell'aria nelle vicinanze del sito presi otto anni fa nella base di Bagram. Non una parola invece sugli afghani, militari e civili. che avranno pure respirato la stessa roba e sofferto le stesse «conseguenze negative».
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