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TERRA TERRA
31.05.2012
  • | di Giorgia Fletcher
    I popoli si convocano a Rio
    Un Vertice dei Popoli per la Giustizia Sociale e Ambientale si riunirà a Rio de Janeiro dal 15 al 23 giugno, quando nella città brasiliana si riunirà anche il Vertice delle Nazioni unite sullo sviluppo sostenibile - il cosiddetto Rio+20, in riferimento al Vertice convocato dall'Onu nel 1992. Allora fu intitolato «ambiente e sviluppo» e segnò una tappa importante, sia perché furono approvati documenti di riferimento come l'Agenda 21 («Agenda per lo sviluppo sostenibile nel ventinesimo secolo»), la Convenzione sul clima e quella sulla biodiversità, sia anche perché fu accompagnato da una mobilitazione di forze sociali e società civile organizzata si scala internazionale. Vent'anni dopo, dice il gruppo promotore del «Vertice dei popoli», converrebbe fare un bilancio degli accordi sottoscritti allora. Ma nei lavori preparatori della conferenza ufficiale non si vede nulla di tutto ciò, nessun bilancio delle crisi ambientali né delle cause strutturali della crisi economica che sta travolgendo il mondo intero: «Le discussioni sono focalizzate invece su una serie di proposte chiamate ingannosamente "economia verde" e su un nuovo sistema di governance ambientale internazionale che dovrebbe facilitarla».
    «L'economia verde, contrariamente a quanto il suo nome suggerisce, è un'altra fase di accumulazione capitalistica», afferma un documento fatto circolare in preparazione del Vertice dei popoli. Infatti nulla in ciò che viene presentato come «economia verde» mette in discussione o sostituisce l'economia basata sull'estrazione di risorse naturali e sui carburanti fossili, né sui loro modelli di consumo e di produzione industriale, che sono la vera causa del riscaldamento globale e delle crisi ambientali - e della concentrazione di ricchezza e le diseguaglianze sociali a cui assistiamo. Anzi: «si estende l'economia sfruttatrice delle persone e l'ambiente a nuovi ambiti, alimentando il mito che sia possibile la crescita economica infinita», «si pretende di sottomettere tutti i cicli vitali della natura alle regole del mercato e al dominio della tecnologia, la privatizzazione e la mercificazione della natura e delle sue funzioni, così come le conoscenze tradizionali», magari aprendo ai mercati finanziari anche le emissioni di carbonio e i servizi ambientali. Vediamo proporre gli organismi geneticamente modificati, i biocarburanti, i Terminator, la geoignegneria e perfino l'energia nucleare come «soluzioni tecnologiche» ai limiti naturali del pianeta e alle sue crisi - sempre senza affrontare le cause che le provocano. A questo si aggiunge l'espansione del sistema agro-alimentare, nell'interesse delle multibnazionali dell'agro-business e «a scapito della produzione locale, contadina, famigliare, dei popoli indigeni e delle popolazioni tradizionali e danneggiando la salute di tutte le popolazioni».
    In preparazione al Vertice Rio +20 alcuni governi di paesi ricchi stanno proponendo «una battuta d'arresto dei principi di Rio 92, compreso il principio delle responsabilità comuni e differenziate, il principio di precauzione, il diritto all'informazione e alla partecipazione, e minacciando i diritti già affermati, come quelli dei popoli indigeni e tradizionali, dei contadini e contadine, il diritto umano all'acqua, i diritti dei lavoratori e lavoratrici, dei migranti, il diritto al cibo, alla casa , il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, all'educazione e i diritti culturali». Verrà invece proposto un pacchetto di obiettivi definiti «Sviluppo Sostenibile», con la Banca mondiale e altre istituzioni finanziarie internazionali nel ruolo di amministratori e facilitatori di questa pretesa economia verde. A questo il vertice dei Popoli vuole opporre la voce delle lotte globali per la giustizia sociale e ambientale, in difesa dei beni comuni.
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