mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
12.06.2012
-
| di Davide Sighele
Balcani, dalla guerra al bio
L'agricoltura biologica sta prendendo piede nei Balcani, regione che è stata più spesso sulla scena per le cronache di conflitto o di una difficile fase di ricostruzione. Certo, resta una «nicchia», ma sempre più importante: «L'agricoltura biologica nei Balcani rimane ancora marginale ma negli ultimi anni siamo di fronte a una maggiore consapevolezza dei consumatori e a una crescita di tutto rilievo di questo settore», afferma Matteo Vittuari, docente di politiche per lo sviluppo presso l'Università di Bologna. Vittuari è l'autore di un libro sul tema del biologico nei Balcani pubblicato dall'Osservatorio Balcani e Caucaso (Obc), il principale centro di approfondimento in Italia dedicato al sud-est Europa, con sede a Rovereto, e progetto della Fondazione Opera Campana dei Caduti
Ma chi sono i protagonisti del biologico nei Balcani? Luisa Chiodi, direttrice di Obc, li definisce «dei pionieri» («e con il libro vogliamo esserne portavoce», aggiunge). E' una realtà «costituita da attori locali che con coraggio - e nonostante le difficoltà infrastrutturali, economiche e di sostegno istituzionale - si impegnano per sviluppare il grande potenziale delle aree rurali dei Balcani».
Il libro rende conto di una situazione differenziata. Nei Balcani, spiega Matteo Vittuari, «la Croazia sul biologico è il capofila: 1.150 produttori certificati, più di 23.000 ettari coltivati a biologico, la fiera di settore Eko-Etno promossa ogni anno dal 2003 e scaffali dedicati al bio nella grande distribuzione». In Serbia invece è un fenomeno più recente, nota il ricercatore bolognese: il primo regolamento sull'agricoltura biologica è del 2006, nel 2010 i produttori hanno raggiunto le 130 unità per una superficie agricola di 8.500 ettari. Quanto alla Bosnia Erzegovina, che porta ancora le profonde ferite del conflitto, la storia del biologico qui dimostra come a volte la società civile si muova più rapidamente della politica. L'approvazione di una legge quadro continua a essere rinviata ed è grazie a iniziative individuali che sta crescendo il biologico bosniaco. E' il caso dei produttori di funghi bio di ?elinac, o della farina di grano saraceno, delle tinture e del miele dell'azienda Heljda Eko di Sarajevo. Oppure dei sei produttori che erano presenti nel 2010 e 2011 a BioFach di Norimberga, tra le più grandi fiere internazionali del settore. Il libro presenta inoltre approfondimenti su Macedonia, Montenegro, Kosovo e Albania.
Realizzato all'interno del progetto di cooperazione decentrata Seenet, il volume sull'agricoltura biologica nei Balcani è stato presentato presso la sede della Regione Veneto a Venezia lo scorso primo giugno. L'iniziativa intende stimolare una cooperazione europea basata su scelte politiche, produttive e di consumo che ripartono dalle risorse locali, dalla valorizzazione del capitale umano e delle relazioni sociali, nonché dei saperi tradizionali e delle ricchezze dei territori. Il bio nei paesi del sud-est Europa raccontato attraverso interviste ad esperti, schede di approfondimento, analisi statistiche e normative tenendo in particolare considerazione il percorso di questi paesi verso l'Unione Europea. Il tutto in cartaceo o su un Ebook scaricabile gratuitamente dal web (http://www.balcanicaucaso.org/Dossier/Balcani-bio).
Ed è importante: mostra che dopo anni di marginalizzazione dall'agenda politica, anche nell'Europa sud-orientale assistiamo a un graduale ripensamento del ruolo dell'agricoltura e delle aree rurali. Un'attenzione ai territori che questa volta non ha però drammatici connotati nazionalisti. Tutt'altro.
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