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TERRA TERRA
02.10.2012
  • | di Paola Desai
    Il ministro che difende i tribali
    È la prima volta che accade. Il ministro «per gli affari tribali» del governo dell'Unione indiana ha revocato sette concessioni minerarie invocando i suoi poteri costituzionali per la difesa degli interessi delle popolazioni native, o adivasi («tribali» nel linguaggio comune in India).
    Il gesto del ministro Kishore Chandra Deo è riferito con un certo scalpore dalla stampa indiana, e si capisce: l'India ha grandi giacimenti e l'industria mineraria è in piena espansione, muovendo interessi economici enormi - ma creando anche grandi conflitti sociali. E l'intervento di un ministro in nome degli interessi della popolazione nativa ha messo in allarme le lobby industriali.
    La scorsa settimana dunque il ministro «per gli affari tribali» ha revocato sette concessioni per l'estrazione di bauxite (materia prima dell'alluminio) nello stato di Andhra Pradesh, nell'India centrale, che il governo di quello stato aveva dato sei anni fa all'industria statale, la AP Mineral Development Corporation. Le miniere sarebbero state aperte in due zone del Ghat orientali, la dorsale montagnosa che traversa l'India peninsulare; per lavorare il minerale due imprese private sono già state autorizzate ad aprire due raffinerie.
    Quei progetti minerari però avevano suscitato polemiche e proteste. Diverse organizzazioni sociali e ambientaliste dicono che miniere e raffinerie avrebbero reato danni irreparabili all'ecologia della regione, privando la popolazione rurale delle sue fonti di sussistenza. Anche perché estrarre bauxite significa rimuovere il terreno dalla sommità delle colline - è lì che il minerale si trova - togliendone la copertura verde e stravolgendone l'equilibrio, prosciugando le fonti d'acqua, fino a rendere impossibile coltivare e vivere su quelle terre.
    Nella sola zona di Araku, spiega il ministero per gli «affari tribali» nella motivazione del suo atto, almeno 300 villaggi sarebbero stati privati della sopravvivenza già nella prima fase del progetto. Il ministro Deo sottolinea che le zone in questione ricadono sotto le norme costituzionali che vietano l'alienazione di terre «tribali» da parte di non tribali, se non con l'esplicita approvazione degli organi elettivi delle comunità coinvolte.
    Su questa base il ministro aveva chiesto (invano) al governo dell'Andhra Pradesh di bloccare il progetto. Ha chiesto poi al governatore dello stato (che rappresenta l'autorità del governo centrale) di revocare le concessioni minerarie: la Costituzione indiana infatti affida ai governatori il compito di garantire gli interessi della minoranza nativa, anche impugnando leggi o decisioni che li mettano in pericolo. Giorni fa il ministro Deo ha fatto dichiarazioni durissime contro il governatore in questione, accusandolo di «aver abdicato alle sue responsabilità costituzionali» mentre i diritti dei nativi «vengono violati in modo sfacciato». Per questo afferma di essere stato costretto ad agire d'autorità.
    Ma se l'alienazione di terre «tribali» è la motivazione legale che ha dato al ministro il potere di intervenire, nelle sue motivazioni allarga il discorso e spiega come l'estrazione della bauxite avrebbe stravolto il modo di vita tradizionale dei nativi.
    «Il ministero per gli affari tribali non più restare spettatore muto di fronte a questo attacco sanguinoso contro la Costituzione in una materia che riguarda i diritti del settore più sfruttato e impoverito della nostra società».
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