mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
23.10.2012
-
| di Paola Desai
Scene dalla Dust Bowl
Visibilità minima, tamponamenti spettacolari. L'autostrada tra Oklahoma City e Kansas City - la Interstate 35 - sembrava un campo di battaglia, martedì, con filmati che mostravano automobili capovolte una sull'altra accompagnati da testimonianze drammatiche. Cosa è successo? Che quel giorno c'era un forte vento, e nuvole di polvere rossastra-marrone volavano attraverso le grandi pianure del Mid-west americano. Ma i giorni di vento forte sono frequenti, e anche le tempeste di terra si ripetono...
«Scene dalla Dust Bowl», titolava giorni fa il sito Common Dreams. Sì, perché le tempeste di terra che spazzano le pianure meridionali degli Stati uniti centrali ricorda la grande siccità degli anni '30, quando un'immensa regione di pianure agricole si trasformò da «granaio» d'America in un bacino arido dove il vento sollevava la terra disseccata: dust bowl, «scodella di polvere», appunto. Anche quest'anno gli stati del Mid-west hanno registrato le temperature più alte e sono devastati dalla siccità, la più grave dell'ultimo mezzo secolo: copre un'area addirittura più ampia di quella del 1934-36, anche se allora è stata più grave. In Kansas, Oklahoma, Nebraska, dopo mesi senza piogge anche l'acqua per irrigare è stata razionata - o meglio. in molte zone è stato semplicemente vietato di irrigare perché il livello dei fiiumi è già sceso in modo preoccupante. I campi di mais o di soia sono seccati, i raccolti sono crollati.
Martedì, in piena tempesta di polvere sul Kansas, le autorità locali dicevano di non aver mai visto nulla di simile: la pianura è una distesa di campi aridi, nudi, e la terra è così secca che sembra polvere, e aspetta solo che arrivino le ventate per sollevarla. «E' la perfetta combinazione di una sittità estesa e venti estremamente forti», spiega Gary McManus, climatologo nel servizio statale a Oklahoma, all'agenzia Ap: «Non è diverso da quallo che succedeva negli anni '30».
Bisogna aggiungere però che la siccità è solo in parte un «disastro naturale». Molti climatologi la collegano direttam,ente al trend generale di riscaldamento dell'atmosfera terrestre provocata dalla concentrazione crescente di gas «di serra» emessi dai combustibili bruciati per produrre energia, muovere veicoli, far lavorare fabbriche. Ma c'è un altro fattore «umano» nella siccità del Mid-west americani: è l'agricoltura industriale, che accelera l'erosione dei suoli. In quelle pianure coltivate in modo intensivo si fa un uso massiccio di fertilizzanti e di fitofarmaci chimici, che garantiscono rese molto alte - in termini di tonnellate di raccolto per ettaro - ma alla lunga distruggono molti dei microorganismi e degli insetti che vivono nel terreno e sono essenziali per la circolazione di ossigeno e la creazione di humus. I terreni restano più acidi e più salini. Quelle specie agricole ad alto rendimento diventano così più vulnerabili alla siccità. E i terreni secchi e impoveriti vengono erosi dal vento (o da occasionali acquazzoni) con grande facilità, molto più che terreni «sani» e coperti di vegetazione. Secondo dati citati da Common Dreams il 66% del degrado ed erosione dei suoli registrata negli Usa è diretto risultato di queste pratiche agricole industriali; la regione del Mid-west coltivata a mais, è «zona di particolare allarme» perché fino al 75% dei terreni è gravemente eroso.
L'allarme è chiaro. Eppure, fanno notare con disappunto i siti web della sinistra americana, nei dibattiti tra i candidati presidenziali non è stata mai neppure nominata la parola «cambiamento del clima», come se non fosse una questione urgente. Mentre l'agenzia Bloomberg qualche giorno fa riferiva che le grandi aziende dell'agro-business - quelle che hanno alimentato il modello di agricoltura intensiva che ora aggrava la siccità - hanno cominciato a correre ai ripari: lasciano gli stati meridionali del Mid-west, ormai in polvere, per investire più a nord, negli stati più settentrionali o in Canada. Fatto un deserto, basta emigrare.
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