domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
09.11.2012
-
| di Paola Desai
Uno al giorno: il carbone fa strage
Cosa pensano gli italiani quando sentono nominare il carbone? «Di solito più alla Befana che alla produzione di elettricità», dice il regista Mimmo Calopresti. Invece c'è una forte probabilità che l'energia che consumano sia prodotta proprio dal carbone, in una centrale termica dell'Enel. Infatti più del 19% dell'energia elettrica prodotta in Italia viene dal carbone - era l'11% solo nel 1994, ovvero: l'uso di carbone come combustibile per produrre elettricità è aumentato, in Italia.
E' di questo che parla il «corto» presentato ieri presso la Casa del cinema a Roma: «Uno al giorno», regia di Mimmo Calopresti, un cast formato da Alessandro Haber, Paolo Briguglia, Pino Quartullo e Sandra Ceccarelli, musica dei Subsonica. Dove il titolo allude al bilancio del carbone italiano: «Una morte prematura al giorno e 1,8 miliardi di euro l'anno di danni alla salute, all'economia e all'ambiente. Questi sono i veri numeri di ciò che Enel fa in Italia con il carbone, la fonte energetica più sporca e più dannosa per il clima e la salute umana», spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace Italia: «Se consideriamo le attività della multinazionale italiana in tutta l'area europea, abbiamo una stima di quasi 1.100 morti premature l'anno e danni per 4,3 miliardi provovate sempre dal carbone».
Altroché Befana. Nel filmato in effetti un piccolo sacchetto di carbone c'è, lasciato in regato a due inconsapevoli utenti: ma sprigiona povere nera, fumo, smog. «La sfida che ho abbracciato con Greenpeace è proprio questa: raccontare agli italiani cosa sia realmente quel combustibile fossile, quali danni arrechi alla salute umana, al clima, alla nostra economia», dice Calopresti: «Enel è una grande multinazionale, un'azienda cardine di questo Paese: ma il 41% dell'elettricità che produce viene dal carbone. E vogliono pure costruire nuove centrali a carbone. Mi sembra una follia!».
Da anni Greenpeace denuncia i danni causati dall'uso del carbone nella produzione di energia elettrica. E in Italia questo chiama in causa l'Enel, azienda controllata a maggioranza relativa dal governo italiano, è il primo emettitore di anidride carbonica in Italia, il quarto in Europa. Tre quarti della produzione termoelettrica da carbone, nel nostro paese, sono appannaggio di Enel che, inoltre, ha in programma la realizzazione di due nuove centrali a carbone a Porto Tolle e Rossano Calabro. Greenpeace chiede a Enel di cancellare i nuovi progetti, dimezzare la produzione elettrica da carbone entro il 2020 e l'azzeramento al 2030, con un contestuale sviluppo di fonti rinnovabili e pulite.
Lo scorso luglio l'azienda ha tentato di censurare la campagna di Greenpeace, trascinando in tribunale l'associazione con una richiesta di oscuramento totale delle sue attività di informazione e protesta e con una richiesta di risarcimento esorbitante. Il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso di Enel, riconoscendo che la comunicazione di Greenpeace è commisurata all'evidenza dei dati scientifici prodotti, che dimostrano gli impatti del carbone sul clima e sulla salute umana.
Nessuna diffamazione o lesione dell'onore, quindi, ma una critica legittima e giustificata. Il giudice, ritenendo che «il nucleo essenziale della notizia riportata da Greenpeace è conforme a verità...», ha condannato Enel al rimborso delle spese processuali.
Il video è un nuovo tassello per questa campagna (è disponibile al seguente link: http://youtu.be/f3gVhLjI9UA). Durante la presentazione, ieri, l'organizzazione ambientalista ha ringrazia tutti gli artisti coinvolti in questo progetto, che hanno prestato gratuitamente la loro collaborazione in difesa del clima, dell'ambiente, della salute, per un futuro energetico pulito.
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