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TERRA TERRA
15.11.2012
  • | di Marina Forti
    Guerra nel far west del Kenya
    Sembrano cronache di guerra. In Kenya il Consiglio di sicurezza nazionale, guidato dal presidente della repubblica Mwai Kibaki, ha ordinato il dispiegamento dell'esercito nella regione nord-occidentale del paese. I militari affiancheranno una folta squadra di polizia, riservisti e paramilitari in un'operazione per recuperare mandrie di bestiame rubato nella valle di Suguta, non lontano dalla città di Baragoi, in una delle zone semidesertiche della Rift Valley. Il dispiegamento dell'esercito (che appoggerà l'operazione con elicotteri militari) si è reso necessario, dicono le autorità, dopo che tra domenica e lunedì una banda armata di ladri di bestiame ha ucciso almeno 32 agenti di polizia in una imboscata condotta «con precisione militare», come ha detto il governatore della provincia di Rift Valley, Osman Warfa.
    L'attacco è avvenuto di notte; la polizia era sulle tracce dei ladri (e del bestiame) quando è stata attaccata con fucili mitragliatori, bombe anti-uomo e granate sparate da lanciarazzi. L'attacco ha creato grande scalpore: i furti di bestiame sono un evento frequente, in quella regione semiarida abitata da popolazioni di pastori nomadi, ma uno scontro di tale violenza ha fatto impressione. Il governatore Warfa dice che i ladri appartengono all'etnia Turkana e il bestiame è stato sottratto alla tribu dei Samburu. Aggiunge che della banda, ben armata, fanno parte alcuni uomini delle forze di sicurezza che ora lavorano come mercenati. In effetti ieri cinque ufficiali di basso livello sono stati formalmente incriminati per l'uccisione dei 32 poliziotti, oltre che per furto di bestiame: erano i responsabili della sicurezza in alcuni remoti villaggi della regione dei Turkana; secondo l'accusa sono loro che hanno pianificato l'attacco.
    «Faremo il possibile per consegnare i colvevoli alla legge», diceva ieri un comunicato della presidenza della repubblica. E' stato proprio il presidente a ordinare la mobilitazione dell'esercito: si tratta di mantenere la calma in vista delle elezioni presidenziali del prossimo marzo - le prime dopo quelle contestate del 2007, seguite da un'ondata di violenze a sfondo etnico con oltre 1.200 morti e 300mila sfollati. Le autorità dicono di volere «pace, riconciliazione e disarmo» nella valle di Suguta, abitata calle comunità Samburu e Turkana. Ma sembra che stia accadendo il contrario. negli ultimi due giorni migliaia di pastori Turkana stanno fuggendo dai loro villaggi con masserizie, capre e bestiame, segnalano operazioni sociali della zona: temono la reppresagllia delle forze di sicurezza, dopo che la responsabilità del massacro è stata addossata a gente della loro comunità.
    Fin qui la cronaca, riferita dalle agenzie di stampa. C'è però un altro dettaglio. Ed è che la siccità ha spinto allo stremo le popolazioni di pastori di un'ampia regione del'Africa orientale tra il nord-ovest del Kenya e i confinanti Sud Sudan e Uganda, dopo tribù tutte parimente affamate dalla mancanza d'acqua e di pascoli competono per i pochi pascoli rimasti. I Turkana del Kenya sono una popolazione di ceppo nilotico, tradizionalmente pastori nomadi; allevano zebù (un bovino diffuso nelle zone più calde del'Africa, capace di adattarsi a terreno aridi), cammelli, capre. Sono quasi un milione di persone, per il 60% pastori nomadi. Come per i vicini Maasai, altra popolazione nilotica, la base tradizionale dell'alimentazione dei Turkana è il latte e il sangue degli animali, con un po' di frutti e erbe selvatiche. Salvo pochi gruppi più o meno sedentarizzati in pochi centri «urbani», gran parte della popolazione continua a vivere in un regime di sussistenza fondato sulle mandrie, senza commercio.
    Nella prima parte di quest'anno la siccità li ha portati alla fame: per cercare pascoli si sono spinti in territori altrui (anche oltrefrontiera) esponendosi ad attacchi e furti di bestiame. Conflitti per i pascoli e per le bestie sono diventati più sanguinosi da quando le comunità di pastori sono armate. Che l'arrivo dell'esercito a Baragoi faccia calare la tensione, resta dubbio.
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