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TERRA TERRA
16.11.2012
  • | di Marina Forti
    Una multa record per Bp
    E' stato il maggiore disastro petrolifero che si ricordi negli Stati uniti, unio dei più gravi al mondo, e anche il più pubblicizzato. Ora Bp pagherà la multa più alta nella storia della giustizia americana: 4,5 miliardi di dollari di multa per il disastro della piattaforma Deepwater Horizon, esplosa nel marzo 2010 nel Golfo del Messico, al largo della Louisiana, provocando la morte di 11 lavoratori e il rilascio di quasi 5 milioni di barili di petrolio. L'esplosione infatti lasciò scoperchiato il sottostante pozzo petrolifero, il Macondo, su un fondale marino a 1.500 metri di profondità (uno dei più fondi mai scavati): e mentre i tecnici della Bp si affannavano inutilmente per bloccarlo, per ben tre mesi dalla falla continuava a uscire il greggio, milioni di litri che hanno creato una impressionante marea nera, mescolata a massicce quantità di prodotti chimici usati per tentare di dissolverla. la marea nera ha toccato la costa meridionale americana dalla Louisiana alla Florida passando per Mississippi, Alabama e Texas, provocato un disastro ecologico, devastato la pesca, dato una botta al turismo. E anche distrutto per sempre l'immagine che Bp si stava costruendo di azienda «vicina all'ambiente».
    Ora dunque British Petroleum ha raggiunto un accordo con il ministero della giustizia americano per «patteggiare» la pena. Secondo l'accordo - che dovrà però prima essere ratificato da un tribunale penale - la compagnia si dichiara colpevole di 11 imputazioni: tra cui omicidio colposo per la morte degli addetti, poi di aver ostruito le indagini del Congresso e aver mentito su quanto greggio stava fuoriuscendo dal pozzo Macondo, e diverse imputazioni per negligenza e errori gravi. L'accordo include un periodo di monitoraggio di 5 anni (un po' come quando uno è in affidamento ai servizi sociali), con la nomina di due «osservatori», uno per le procedure di sicurezza e l'altro per l'etica. Con questo patteggiamento si conclude il processo penale a carico di Bp. Resta quello civile, che dovrebbe cominciare nel febbraio 2013 a New Orleans e dove sarà quantificato il danno materiale: qui sarà essenziale stabilire se e in che misura il disastro sia imputabile a negligenze della compagnia. Un documento depositato lo scorso agosto dal Dipartimento (ministero) alla giustizia di Washington conclude che una «gestione deliberatamente impridente» del pozzo Macondo «concituisce una grave negligenza e colpa».
    La multa annunciata ieri si aggiunge al circa 23 miliardi già sborsati da Bp per i costi immediati della bonifica ambientale e i primi risarcimenti, e ne metterà altri 12 miliardi in un fondo che finanzierà la bonifica sul lungo termine - perché disastri di questa portata mostrano il loro impatto per anni, se non decenni. E anche dopo il pagamento di quei 4,5 miliardi dovrà ancora far fronte alle richieste di risarcimento per danni ambientali ed economici da parte degli stati affacciati sul golfo, e altre cause di privati cittadini.
    E' un sacco di soldi? Ovviamente sì: al momento dei disastro il valore delle azioni di Bp è crollato, la compagnia ha venduto beni per il valore di 35 miliardi di dollari per far fronte alle spese, e ha perso il suo secondo posto nella classifica del valore delle compagnie petrolifere occidentali per scendere al quarto. E queste sono cose che bruciano, ai vertici di una grande multinazionale - che però resta più che solida e continua a pagare ricchi bonus ai suoi dirigenti. E molti negli Stati uniti sottolineano che quei 4,5 miliardi sono poca cosa in confronto al danno provicato. secondo Public Citizen, l'organizzazione di monitoraggio degli interessi dei cittadini fondata da Ralf Nader, solo i danni associali alle violazioni delle norme sull'acqua (la Clean Water Act) sono stimabili in 21 miliardi di dollari, e il totale si attesta su 51 miliardi.
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