mercoledì 18 settembre 2013
Testimone di pace
Quasi ogni giorno trovavamo nella posta almeno un messaggio di Vik Utopia che ci aggiornava sulla vita e sulla morte a Gaza.
I suoi messaggi più recenti ci avevano parlato prima della manifestazione dei giovani gazawi scesi in piazza il 15 marzo scorso e repressi duramente dai corpi speciali di Hamas, poi dei recenti attacchi di Israele sulla Striscia che avevano provocato molte vittime fra i civili.
Da tre anni Vittorio viveva a Gaza, amato dalle persone comuni, dai pescatori, dai contadini, dai giovani, di cui conosceva e raccontava problemi e sofferenze, a partire da quelli provocati dall’Operazione Piombo Fuso del 2008, di cui era stato uno dei pochi testimoni occidentali. L’ultimo aggiornamento che Vittorio aveva postato mercoledì 13 aprile sul suo blog guerrilla radio riguardava la morte di quattro lavoratori palestinesi schiacciati nel crollo di uno dei tunnel al confine attraverso cui arrivano a Gaza i beni di prima necessità.
Abbiamo conosciuto Vittorio quando gli abbiamo comunicato l’intenzione di conferirgli il Premio Speciale Rachel Corrie 2010. Ha accettato un po’ stupito, dichiarandosene onorato. Non potendo uscire da Gaza in occasione della premiazione del 4 ottobre, ci ha promesso e regolarmente inviato un video che lo mostrava durante le sue quotidiane attività; dopo la premiazione, in cui i suoi genitori avevano ritirato il premio in sua vece, ci ha ringraziato commosso per l’accoglienza riservata ai suoi genitori.
Era un uomo buono, autenticamente grande, che aveva deliberatamente scelto di vivere fra persone ferite ed umiliate, chiuse in una striscia di terra martoriata ed infelice, di cui talvolta sembrava essere rimasto l’ultimo testimone.
I suoi assassini, accecati da un odio feroce e ottuso, hanno voluto porre fine alla vita del cittadino di un “degenerato staterello crociato”, non si sono accorti di avere invece vilmente ucciso un uomo giusto, che con la sua testimonianza faceva onore non solo all’Italia, ma al mondo intero.
Questo crimine orrendo provocherà altre vittime, pensiamo ai bambini, alle donne, agli uomini della Striscia di Gaza che sono stati privati della voce
del loro amico Vittorio, che in questi anni si è limpidamente levata - spesso da sola a difesa della loro umanità negata e oltraggiata.
Questa morte arriva dopo l'altra di Juliano Mer Khamis ucciso pochi giorni fa a Jenin, in Cisgiordania. Sia Vittorio sia Juliano lottavano per una società nonviolenta, stavano dalla parte degli oppressi e si battevano contro l'occupazione israeliana. Vittorio aveva dichiarato “guerriglia alla prigionia dell'informazione.. contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile”, mentre il Freedom Theatre di Juliano Mer Khamis era nato per contrastare l’isolamento, la frammentazione e la disillusione di un popolo che vive da troppi anni sotto occupazione militare, sostenendone il diritto alla libertà di informazione e al rispetto dei diritti individuali.
Ci stringiamo in un ideale abbraccio intorno alla famiglia di Vittorio insieme con tutti coloro che ne piangono la morte.
Cercheremo di restare umani, come Vittorio ci ha insegnato. La strada è difficile.
I suoi messaggi più recenti ci avevano parlato prima della manifestazione dei giovani gazawi scesi in piazza il 15 marzo scorso e repressi duramente dai corpi speciali di Hamas, poi dei recenti attacchi di Israele sulla Striscia che avevano provocato molte vittime fra i civili.
Da tre anni Vittorio viveva a Gaza, amato dalle persone comuni, dai pescatori, dai contadini, dai giovani, di cui conosceva e raccontava problemi e sofferenze, a partire da quelli provocati dall’Operazione Piombo Fuso del 2008, di cui era stato uno dei pochi testimoni occidentali. L’ultimo aggiornamento che Vittorio aveva postato mercoledì 13 aprile sul suo blog guerrilla radio riguardava la morte di quattro lavoratori palestinesi schiacciati nel crollo di uno dei tunnel al confine attraverso cui arrivano a Gaza i beni di prima necessità.
Abbiamo conosciuto Vittorio quando gli abbiamo comunicato l’intenzione di conferirgli il Premio Speciale Rachel Corrie 2010. Ha accettato un po’ stupito, dichiarandosene onorato. Non potendo uscire da Gaza in occasione della premiazione del 4 ottobre, ci ha promesso e regolarmente inviato un video che lo mostrava durante le sue quotidiane attività; dopo la premiazione, in cui i suoi genitori avevano ritirato il premio in sua vece, ci ha ringraziato commosso per l’accoglienza riservata ai suoi genitori.
Era un uomo buono, autenticamente grande, che aveva deliberatamente scelto di vivere fra persone ferite ed umiliate, chiuse in una striscia di terra martoriata ed infelice, di cui talvolta sembrava essere rimasto l’ultimo testimone.
I suoi assassini, accecati da un odio feroce e ottuso, hanno voluto porre fine alla vita del cittadino di un “degenerato staterello crociato”, non si sono accorti di avere invece vilmente ucciso un uomo giusto, che con la sua testimonianza faceva onore non solo all’Italia, ma al mondo intero.
Questo crimine orrendo provocherà altre vittime, pensiamo ai bambini, alle donne, agli uomini della Striscia di Gaza che sono stati privati della voce
del loro amico Vittorio, che in questi anni si è limpidamente levata - spesso da sola a difesa della loro umanità negata e oltraggiata.
Questa morte arriva dopo l'altra di Juliano Mer Khamis ucciso pochi giorni fa a Jenin, in Cisgiordania. Sia Vittorio sia Juliano lottavano per una società nonviolenta, stavano dalla parte degli oppressi e si battevano contro l'occupazione israeliana. Vittorio aveva dichiarato “guerriglia alla prigionia dell'informazione.. contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile”, mentre il Freedom Theatre di Juliano Mer Khamis era nato per contrastare l’isolamento, la frammentazione e la disillusione di un popolo che vive da troppi anni sotto occupazione militare, sostenendone il diritto alla libertà di informazione e al rispetto dei diritti individuali.
Ci stringiamo in un ideale abbraccio intorno alla famiglia di Vittorio insieme con tutti coloro che ne piangono la morte.
Cercheremo di restare umani, come Vittorio ci ha insegnato. La strada è difficile.
TESTIMONE DI PACE Palazzo del Comune V. Torino 69, 15076 Ovada (Al)
tel. 348 2580956 fax 0143 836222
www.testimonedipace.org
e-mail: info(at)testimonedipace.org
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Religioni per la Pace - Sezione Italiana
Vittorio Arrigoni vittima del fanatismo fondamentalista che abusa della religione.
Come è possibile arrivare ad uccidere, e con tanta crudeltà, un giovane come Vittorio Arrigoni, che si era messo in gioco per sostenere, secondo le sue vedute e sensibilità, i palestinesi di Gaza?
Esprimiamo alla famiglia ed ai suoi amici la nostra condivisione del grande dolore per questa tragica perdita.
Ringraziamo il nostro presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ed il segretario generale dell’ONU, Ban Ki- moon, per aver denunciato con fermezza la gravità e l’efferatezza di questo delitto, che ha strappato la vita ad un nostro connazionale.
Accogliamo il richiamo sempre più frequente di Vittorio Arrigoni a “RESTARE UMANI” in una terra segnata da tali tensioni da far ritenere inguaribili le tendenze alla violenza.
Invitiamo le comunità religiose, le associazioni impegnate sul terreno dei diritti umani e tutte le persone di buona volontà ad intensificare il proprio impegno per facilitare dialogo, pluralismo e democrazia con l’obiettivo permanente di prevenire ed arginare le derive fondamentaliste alimentate da riferimenti abusivi a motivi religiosi.
Vittorio Arrigoni vittima del fanatismo fondamentalista che abusa della religione.
Come è possibile arrivare ad uccidere, e con tanta crudeltà, un giovane come Vittorio Arrigoni, che si era messo in gioco per sostenere, secondo le sue vedute e sensibilità, i palestinesi di Gaza?
Esprimiamo alla famiglia ed ai suoi amici la nostra condivisione del grande dolore per questa tragica perdita.
Ringraziamo il nostro presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ed il segretario generale dell’ONU, Ban Ki- moon, per aver denunciato con fermezza la gravità e l’efferatezza di questo delitto, che ha strappato la vita ad un nostro connazionale.
Accogliamo il richiamo sempre più frequente di Vittorio Arrigoni a “RESTARE UMANI” in una terra segnata da tali tensioni da far ritenere inguaribili le tendenze alla violenza.
Invitiamo le comunità religiose, le associazioni impegnate sul terreno dei diritti umani e tutte le persone di buona volontà ad intensificare il proprio impegno per facilitare dialogo, pluralismo e democrazia con l’obiettivo permanente di prevenire ed arginare le derive fondamentaliste alimentate da riferimenti abusivi a motivi religiosi.
Gianluca Poscente
Io mi inchino di fronte alla grandezza di questo ragazzo che ha lasciato gli agi e le comodità della vita in Italia per affrontare la realtà di Gaza, un inferno dove milioni di persone sono praticamente detenute in una striscia di territorio piccolissima, con bombardamenti frequenti e uccisioni di civili innocenti, tra cui bambini e donne.
Vittorio Arrigoni ci lascia un esempio di italiano di cui essere orgogliosi, che arriva a sacrificare la vita per i valori di pace e di umanità in cui ha creduto.
Max Bono
Vittorio, sequestrato a Gaza, è stato strangolato.
Una morte che grida allo scandalo.
Ma in questo momento rispettiamo in silenzio il dolore dei familiari.
Raoul
Giusto per chiarire alcuni punti:
1. Tutti i gruppi salafiti di Gaza si sono dissociati dall'assassinio di Vittorio Arrigoni. Normalmente tali gruppuscoli rivendicano sempre le loro azioni.
2. L'omicidio di Vittorio Arrigoni era stato apertamente suggerito da un sito della destra filosionista americana (www.stoptheism.com) a gennaio scorso e segnalato a suo tempo da Vittorio Arrigoni stesso, da Annalissa Melandri e altri. (http://baruda.net/2009/01/12/lista-di-pacifisti-da-ammazzare/).
F. (dell’Assemblea permanente per la Palestina - Bergamo)
Ho conosciuto Vittorio sulle pagine del Manifesto nel dicembre del 2008, erano i primi giorni dell’operazione piombo fuso, i mezzi di dis-informazione di massa, come solito facevano il loro sporco mestiere e con un gruppo di compagni sentimmo la necessità di informare, quanta più gente possibile, di quello che stava succedendo veramente nella striscia di Gaza.
Allora stampammo uno dei suoi articoli e lo diffondemmo per strada, al mercato, alla stazione, nei presidi…e funzionava.
Da allora il suo blog è stato un punto di riferimento per me, come per tanti che dall’Italia sostengono la lotta per la libertà che il popolo palestinese porta avanti da più di 60 anni.
Vittorio era il nostro occhio e il nostro cuore dentro la Palestina e quasi ogni giorno ce lo ricordava.
Pur non condividendo il suo incondizionato pacifismo, ho sempre ammirato il suo coraggio, la scelta di non essere neutrale, il suo essere partigiano e la passione sincera che traspariva da tutto quello che pubblicava.
Per i sionisti era un target, lo odiavano, dava un gran fastidio perché diffondeva la verità sull’occupazione israeliana, era una voce da far tacere in tutti i modi. Presto sarebbe tornato in Italia per contribuire all’organizzazione della prossima Freedom Flottilla, un’altra spina nel fianco dell’entità sionista, per questo, anche se la mano che l’ha ucciso è palestinese, la responsabilità morale e politica di questo barbaro omicidio è tutta israeliana.
Da mercoledì nessuno più ci scrive da Gaza, noi siamo più soli, i palestinesi sono più soli ed è impossibile farsene una ragione. Incontrarlo è stata una grande fortuna, ci mancherà tantissimo.
Grazie Vittorio, anche se per età avresti potuto essere un fratello piccolo, sei stato un grande compagno e un esempio di coerenza.
Un abbraccio forte a chi ti piange, la lotta continua.
“…ci sono parole che fanno vivere. Una di queste è la parola compagno…” P. Elouard
Enrico Peyretti - Torino
Vittorio Arrigoni, col dono totale di sé al popolo-vittima di Gaza, risponde per tutti noi alla domanda cieca: "Dove sono i pacifisti? A che serve la nonviolenza?". Il suo modo di vivere è vita umana, anche per umanizzare chi agisce in modo disumano, e chi pensa solo violenza contro violenza. Non è un eroe eccezionale, anche se ha fatto tanto, e tanto bene: è semplicemente un uomo vero. E' un seme pasquale di giustizia e di pace. E' un nutrimento di coraggio e di speranza in questo tempo arido, minacciato dalla disperazione rassegnata. E' un vero ministro e ambasciatore nel mondo dell'Italia umana, ma oggi largamente umiliata dal disorientamento e dalla corruzione morale.
Restiamo umani, ritorniamo umani.
Michele Petraroia
Vittorio Arrigoni. La Regione Molise si associa al cordoglio del Movimento Pacifista Internazionale e ribadisce il valore assoluto della pace.
Su proposta dei consiglieri regionali Petraroia-Pangia-Natalini-Bonomolo e Romano il Consiglio Regionale del Molise ha iscritto e approvato all’unanimità un deliberato in cui si esprime cordoglio al Movimento Pacifista Internazionale per la tragica morte di Vittorio Arrigoni e si assume il valore universale assoluto della pace con le parole con cui Vittorio chiudeva tutti i suoi articoli RESTIAMO UMANI.
Il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio e si è unito al dolore dei familiari e di tutte le organizzazioni che in diversi paesi del Mondo stanno rendendo onore con varie manifestazioni a un uomo che aveva coraggiosamente rinunciato agli agi occidentali per farsi carico dei problemi dei bambini, dei contadini, dei malati e dei pescatori della Striscia di Gaza, decidendo di fare lo Scudo Umano.
Questo è il testo dell’Ordine del Giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Regionale del Molise: "Il Consiglio Regionale del Molise, esprime cordoglio per il tragico assassinio del giovane pacifista italiano, Vittorio Arrigoni, nella Striscia di Gaza, e si associa al dolore che tocca il Movimento Pacifista Internazionale, l’Italia e la famiglia Arrigoni.
L’esempio e il coraggio di Vittorio merita di essere ricordato e testimoniato per il rilanciare il suo impegno per la pace e assumere il suo messaggio RESTIAMO UMANI".
Gruppo EveryOne
Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni? Vittorio Arrigoni era un attivista dell'International Solidarity Movement e viveva a Gaza, nei Territori palestinesi, da tre anni. E' stato assassinato per motivi oscuri. Hamas ha attribuito in un primo momento il crimine a un gruppo salafita chiamato "Brigate Mohammed Bin Moslama", di cui però non esistono notizie neanche fra i salafiti stessi che operano nella striscia di Gaza. Più verosimilmente, il Mossad israeliano ha attribuito l'uccisione al gruppo al-Tahwir al-Jihad, che tuttavia si è appena dichiarato estraneo ai fatti. Da parte nostra, pur nutrendo seri dubbi sulla matrice esclusivamente salafita dell'esecuzione, abbiamo ipotizzato che l'attivista possa essere vittima di un atto dei fondamentalisti delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, che sono seguaci della Salafiyya, ma sono anche parte, sia pure quella più estremista, di Hamas e negli ultimi tempi si sono avvicinate alla sezione meno fondamentalista dell'organizzazione.
Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni? Vittorio Arrigoni era un attivista dell'International Solidarity Movement e viveva a Gaza, nei Territori palestinesi, da tre anni. E' stato assassinato per motivi oscuri. Hamas ha attribuito in un primo momento il crimine a un gruppo salafita chiamato "Brigate Mohammed Bin Moslama", di cui però non esistono notizie neanche fra i salafiti stessi che operano nella striscia di Gaza. Più verosimilmente, il Mossad israeliano ha attribuito l'uccisione al gruppo al-Tahwir al-Jihad, che tuttavia si è appena dichiarato estraneo ai fatti. Da parte nostra, pur nutrendo seri dubbi sulla matrice esclusivamente salafita dell'esecuzione, abbiamo ipotizzato che l'attivista possa essere vittima di un atto dei fondamentalisti delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, che sono seguaci della Salafiyya, ma sono anche parte, sia pure quella più estremista, di Hamas e negli ultimi tempi si sono avvicinate alla sezione meno fondamentalista dell'organizzazione.
Qualcosa non torna. A Vittorio Arrigoni Hamas e i movimenti integralisti palestinesi avevano sempre concesso protezione, per evitare i sospetti che avrebbe sollevato un'azione contro
l'incolumità dell'attivista italiano se avesse subito un attentato da parte dei più fanatici salafiti, anti-occidentali che si battono per la difesa degli "antichi valori del Corano", ma che a propria volta sono consapevoli di quanto siano utili i testimonial occidentali per l'immagine di Hamas e della lotta armata palestinese. Di certo, a Gaza non si muove foglia che Hamas non voglia e le scaramucce con i gruppi salafiti servono a rafforzare le apparenze moderate del Movimento di resistenza islamico. Riguardo all'accusa rivolta contro Vittorio Arrigoni dal misterioso gruppo armato salafita, ovvero di "diffondere corruzione morale a Gaza", be' è risaputo che ogni genere di stupefacente raggiunge la striscia e viene consumato da numerosi "resistenti". E' ormai altrettanto noto come il movimento armato locale si finanzi attraverso traffici che non riguardano solo droga e armi, ma anche esseri umani: uomini, donne e bambini che migrano da paesi in crisi umanitaria e cadono in mano di predoni, che Hamas definisce "eroi dell'Islam", capaci di uccidere, seviziare e stuprare in attesa della riscossione di lucrosi riscatti. Di certo non era l'attivista italiano a spargere i semi della corruzione occidentale in un ambiente puro e devoto!
l'incolumità dell'attivista italiano se avesse subito un attentato da parte dei più fanatici salafiti, anti-occidentali che si battono per la difesa degli "antichi valori del Corano", ma che a propria volta sono consapevoli di quanto siano utili i testimonial occidentali per l'immagine di Hamas e della lotta armata palestinese. Di certo, a Gaza non si muove foglia che Hamas non voglia e le scaramucce con i gruppi salafiti servono a rafforzare le apparenze moderate del Movimento di resistenza islamico. Riguardo all'accusa rivolta contro Vittorio Arrigoni dal misterioso gruppo armato salafita, ovvero di "diffondere corruzione morale a Gaza", be' è risaputo che ogni genere di stupefacente raggiunge la striscia e viene consumato da numerosi "resistenti". E' ormai altrettanto noto come il movimento armato locale si finanzi attraverso traffici che non riguardano solo droga e armi, ma anche esseri umani: uomini, donne e bambini che migrano da paesi in crisi umanitaria e cadono in mano di predoni, che Hamas definisce "eroi dell'Islam", capaci di uccidere, seviziare e stuprare in attesa della riscossione di lucrosi riscatti. Di certo non era l'attivista italiano a spargere i semi della corruzione occidentale in un ambiente puro e devoto!
Sappiamo inoltre - e l'hanno sottolineato ieri anche fonti israeliane - che esiste un patto di non aggressione fra Hamas, al-Qaeda (l'altra faccia, meno presentabile, dello stesso movimento) e i salafiti, cui è concessa libertà di operare purché non interferiscano negli affari di Hamas e restino all'interno delle aree di loro pertinenza a Deir Balakh, Khan Youes e Gaza City.
Per conoscere la verità sulla tragica fine di Vittorio Arrigoni, bisogna cercare oltre le apparenze e immaginare scenari in cui la testimonianza dell'attivista fosse divenuta scomoda e pericolosa per qualcuno che ha forti interessi nella striscia. Il fatto che Vittorio Arrigoni fosse membro del Gruppo Facebook "Per la liberazione dei prigionieri del Sinai" e dunque fosse manifestamente interessato alla sorte dei migranti nelle mani di predoni e terroristi notoriamente legati ad Hamas potrebbe rappresentare un indizio di verità in un puzzle enigmatico e complesso.
Carlo
La morte del povero Vittorio Arrigoni mi fa sorgere qualche legittimo dubbio sull'insipienza di chi si occupa degli affari esteri. Ancora ieri sera si dichiarava più o meno che si stava verificando l'attendibilità della dichiarazione dei rapitori. Per favore qualcuno li potrebbe aggiornare che adesso possono pure smettere di spremersi le meningi?
Ho la vaga sensazione che in questa situazione si sia usata la stessa sensibilità tattica e strategica che si ebbe all'inizio quando furono arrestati in Afghanistan i volontari di Emergency. In questo momento quell'indecente di Sallusti (sul Tg3) sta esercitando il meglio della sua coyotaggine contestando il fatto che Arrigoni fosse un pacifista o meno. L'assunto del discorso è che era schierato a favore dei palestinesi e contro gli ebrei, quindi era una parte e non un pacifista, e ci sta che in guerra una parte perda la vita. Mi sembra che quando furono rapiti i 4 "contractor" italiani in Iraq ed uno di loro fu ucciso si fece a gara per proclamarlo eroe e di certo non erano dei pacifisti.
Che ipocrisia....anche i soldati italiani sono in missione e sono chiaramente contro una parte.
Dovremmo allora, quando si fa la retorica degli eroi, dire che anche loro sono una parte ed in guerra ci sta che una parte soccomba?
Sono proprio degli indegni sciacalli e come al solito i fatti, cioè le condizioni del popolo palestinese, scompaiono.
Infine...ma ai palestinesi conveniva tutto questo? La tecnica di utilizzare frange estreme per delegittimare l'area cui si vogliono attribuire determinate azioni è ormai vecchia quanto il mestiere più vecchio.
Andrea Colasuonno
Quando è morto Vittorio Arrigoni a me si è rotto il letto. Sono anch’io volontario in Palestina, in Cisgiordania, e steso sul letto rotto, in bilico su un lato, ho pensato “ma non potevo restarmene in Italia?!”. Poi ho visto la foto di Vittorio, con rotto il naso e vergognandomi mi son chiesto se anche lui non avesse pensato alla stessa cosa. Chi lo conosce quì dice di no.
Quando è morto Vittorio Arrigoni hanno detto che è stato perché diffondeva i vizi dell’occidente. Io dico invece che per una volta qualcuno è morto per diffonderne le virtù.
Quando è morto Vittorio Arrigoni io stavo suonando “italiano vero” in un istituto per ragazzi vittime di violenza a Betlemme, senza sapere che di li a poco la verità sugli italiani mi si sarebbe fermata in gola.
Quando è morto Vittorio Arrigoni avevo da finire un lavoro, ma per tutto il giorno non ho fatto altro che leggere e rileggere gli articoli che ne parlavano. Li borbottavo fra me e me a labbra strette, come la sequenza cadenzata di un rosario, ma erano articoli di giornale, forse per non dare la soddisfazione a preghiera alcuna.
Quando è morto Vittorio Arrigoni l’ennesimo straniero mi ha chiesto come fanno gli italiani a votare ancora gente come Berlusconi, io gli ho risposto che il vero mistero è come fanno a votare Berlusconi e intanto a regalare alle cause del mondo gente come Alberto Arrigoni.
Quando è morto Vittorio Arrigoni è stato ucciso da un gruppo armato salafita più estremo rispetto ad Hamas che governa Gaza, che è estremista rispetto a Fatah che governa la West Bank, unico interlocutore nei processi di pace con Israele che però non vuole la pace. Allora ho capito che noi volontari qui stiamo aiutando una causa se non persa, perlomeno dispersa.
Non appena rapito Vittorio Arrigoni tutti hanno condannato il gesto, condannando anche lui.
Quando è morto Vittorio Arrigoni l’ho detto alla mia collega palestinese e il suo problema è rimasto comunque il fatto che non facesse in tempo a farsi la tinta ai capelli. Sua sorella è morta innocente durante la seconda intifada e lei è sopravissuta al dolore, figuriamoci per uno che se l’è andata a cercare.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho capito che andarsela a cercare è compito di ogni uomo, bisogna dismettere l’accezione negativa di questa espressione, che a farsi bastare ciò che si ha son buoni tutti.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho smesso di pensare che il lavoro silenzioso dei volontari fosse più produttivo di quello chiassoso degli attivisti. Il primo è stato quando Vittorio ha preso fiato, il secondo quando ha urlato contro il mondo.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho pensato che la striscia di Gaza è grande quanto la provincia di Monza e ci avrebbero messo 2 ore a trovare sti 4 salafiti. Evidentemente il mondo è piccolo per rincontrare gli amici, ma enorme per rintracciare i nemici.
Quando è morto Vittorio Arrigoni, ero vicino la chiesa della Natività ed ho pensato che la Terra Santa non è mai paga di Cristi che si sacrificano per lei.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho sentito l’esigenza di dire qualcosa sulla faccenda, ma forse solo perché sono anch’io volontario in Palestina, altrimenti un link postato da qualche parte sarebbe bastato ad assolvermi. Ho cercato di dare sistemazione organica ai miei pensieri ma non ci sono riuscito e li ho scritti come sopra. Non ci sono riuscito perché in questa storia non c’è una trama, non c’è un filo conduttore, un uomo muore per mano di chi voleva aiutare. A questo punto una fine vale l’altra. Sentite quella di questo mio sfogo.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho pensato che egli stesso, con la sua morte, ha sconfessato il monito che dà il titolo al suo libro, quello di restare umani. In alcuni casi l’umanità sembra limitativa, leggendo di Vittorio si sente l’odore della santità. Allora ho pensato che a Vittorio Arrigoni è successo come all’8 che una volta che è orizzontale diventa l’infinito, la cosa brutta è che non lo sa.
Carlo
La morte del povero Vittorio Arrigoni mi fa sorgere qualche legittimo dubbio sull'insipienza di chi si occupa degli affari esteri. Ancora ieri sera si dichiarava più o meno che si stava verificando l'attendibilità della dichiarazione dei rapitori. Per favore qualcuno li potrebbe aggiornare che adesso possono pure smettere di spremersi le meningi?
Ho la vaga sensazione che in questa situazione si sia usata la stessa sensibilità tattica e strategica che si ebbe all'inizio quando furono arrestati in Afghanistan i volontari di Emergency. In questo momento quell'indecente di Sallusti (sul Tg3) sta esercitando il meglio della sua coyotaggine contestando il fatto che Arrigoni fosse un pacifista o meno. L'assunto del discorso è che era schierato a favore dei palestinesi e contro gli ebrei, quindi era una parte e non un pacifista, e ci sta che in guerra una parte perda la vita. Mi sembra che quando furono rapiti i 4 "contractor" italiani in Iraq ed uno di loro fu ucciso si fece a gara per proclamarlo eroe e di certo non erano dei pacifisti.
Che ipocrisia....anche i soldati italiani sono in missione e sono chiaramente contro una parte.
Dovremmo allora, quando si fa la retorica degli eroi, dire che anche loro sono una parte ed in guerra ci sta che una parte soccomba?
Sono proprio degli indegni sciacalli e come al solito i fatti, cioè le condizioni del popolo palestinese, scompaiono.
Infine...ma ai palestinesi conveniva tutto questo? La tecnica di utilizzare frange estreme per delegittimare l'area cui si vogliono attribuire determinate azioni è ormai vecchia quanto il mestiere più vecchio.
Andrea Colasuonno
Quando è morto Vittorio Arrigoni a me si è rotto il letto. Sono anch’io volontario in Palestina, in Cisgiordania, e steso sul letto rotto, in bilico su un lato, ho pensato “ma non potevo restarmene in Italia?!”. Poi ho visto la foto di Vittorio, con rotto il naso e vergognandomi mi son chiesto se anche lui non avesse pensato alla stessa cosa. Chi lo conosce quì dice di no.
Quando è morto Vittorio Arrigoni hanno detto che è stato perché diffondeva i vizi dell’occidente. Io dico invece che per una volta qualcuno è morto per diffonderne le virtù.
Quando è morto Vittorio Arrigoni io stavo suonando “italiano vero” in un istituto per ragazzi vittime di violenza a Betlemme, senza sapere che di li a poco la verità sugli italiani mi si sarebbe fermata in gola.
Quando è morto Vittorio Arrigoni avevo da finire un lavoro, ma per tutto il giorno non ho fatto altro che leggere e rileggere gli articoli che ne parlavano. Li borbottavo fra me e me a labbra strette, come la sequenza cadenzata di un rosario, ma erano articoli di giornale, forse per non dare la soddisfazione a preghiera alcuna.
Quando è morto Vittorio Arrigoni l’ennesimo straniero mi ha chiesto come fanno gli italiani a votare ancora gente come Berlusconi, io gli ho risposto che il vero mistero è come fanno a votare Berlusconi e intanto a regalare alle cause del mondo gente come Alberto Arrigoni.
Quando è morto Vittorio Arrigoni è stato ucciso da un gruppo armato salafita più estremo rispetto ad Hamas che governa Gaza, che è estremista rispetto a Fatah che governa la West Bank, unico interlocutore nei processi di pace con Israele che però non vuole la pace. Allora ho capito che noi volontari qui stiamo aiutando una causa se non persa, perlomeno dispersa.
Non appena rapito Vittorio Arrigoni tutti hanno condannato il gesto, condannando anche lui.
Quando è morto Vittorio Arrigoni l’ho detto alla mia collega palestinese e il suo problema è rimasto comunque il fatto che non facesse in tempo a farsi la tinta ai capelli. Sua sorella è morta innocente durante la seconda intifada e lei è sopravissuta al dolore, figuriamoci per uno che se l’è andata a cercare.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho capito che andarsela a cercare è compito di ogni uomo, bisogna dismettere l’accezione negativa di questa espressione, che a farsi bastare ciò che si ha son buoni tutti.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho smesso di pensare che il lavoro silenzioso dei volontari fosse più produttivo di quello chiassoso degli attivisti. Il primo è stato quando Vittorio ha preso fiato, il secondo quando ha urlato contro il mondo.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho pensato che la striscia di Gaza è grande quanto la provincia di Monza e ci avrebbero messo 2 ore a trovare sti 4 salafiti. Evidentemente il mondo è piccolo per rincontrare gli amici, ma enorme per rintracciare i nemici.
Quando è morto Vittorio Arrigoni, ero vicino la chiesa della Natività ed ho pensato che la Terra Santa non è mai paga di Cristi che si sacrificano per lei.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho sentito l’esigenza di dire qualcosa sulla faccenda, ma forse solo perché sono anch’io volontario in Palestina, altrimenti un link postato da qualche parte sarebbe bastato ad assolvermi. Ho cercato di dare sistemazione organica ai miei pensieri ma non ci sono riuscito e li ho scritti come sopra. Non ci sono riuscito perché in questa storia non c’è una trama, non c’è un filo conduttore, un uomo muore per mano di chi voleva aiutare. A questo punto una fine vale l’altra. Sentite quella di questo mio sfogo.
Quando è morto Vittorio Arrigoni ho pensato che egli stesso, con la sua morte, ha sconfessato il monito che dà il titolo al suo libro, quello di restare umani. In alcuni casi l’umanità sembra limitativa, leggendo di Vittorio si sente l’odore della santità. Allora ho pensato che a Vittorio Arrigoni è successo come all’8 che una volta che è orizzontale diventa l’infinito, la cosa brutta è che non lo sa.
Andrea e Veronica
Prima, durante e dopo i nostri due viaggi in Palestina abbiamo sempre seguito con passione e attenzione le vicissitudini della striscia di Gaza e del popolo palestinese raccontate con coraggio e amore da Vittorio Arrigoni attraverso il suo bellissimo blog guerrilla radio, gli articoli su Il Manifesto, i video messaggi e più recentemente sul suo profilo facebook.. poi nel dicembre 2009 lo abbiamo conosciuto, a Torino, durante la presentazione del suo libro RESTIAMO UMANI
e in quell'occasione abbiamo avuto modo di sentire dal vivo le sue storie, i suoi racconti incredibili di quando ad esempio, durante l'offensiva israeliana Piombo Fuso, Vittorio e altri eroi coraggiosi, si esponevano in prima persona ai cecchini israeliani per permettere ad ambulanze e taxi di soccorrere i corpi feriti e molto spesso già cadaveri.. o di quando, con la stessa strategia, si imbarcavano con i pescatori per spingersi al largo e portare a riva quantità di pesce sufficiente per poter tirare avanti..
con i pescatori così come con i contadini al confine militarizzato tra la striscia e la terra di Israele..
il tutto documentato da video, foto e cicatrici di proiettili e torture di vario tipo subiti durante la resistenza e la prigionia..
volevamo invitare Vittorio ad Alba nel gennaio 2010 ma è stato per lui impossibile, in quanto prossimo all'ennesima partenza per Gaza..
l'ultimo messaggio che ci scrisse, quasi 1 anno fa, terminava così "abbracci diffusi e senza risparmio, vostro Vik dalla prigione di Gaza".
Prima, durante e dopo i nostri due viaggi in Palestina abbiamo sempre seguito con passione e attenzione le vicissitudini della striscia di Gaza e del popolo palestinese raccontate con coraggio e amore da Vittorio Arrigoni attraverso il suo bellissimo blog guerrilla radio, gli articoli su Il Manifesto, i video messaggi e più recentemente sul suo profilo facebook.. poi nel dicembre 2009 lo abbiamo conosciuto, a Torino, durante la presentazione del suo libro RESTIAMO UMANI
e in quell'occasione abbiamo avuto modo di sentire dal vivo le sue storie, i suoi racconti incredibili di quando ad esempio, durante l'offensiva israeliana Piombo Fuso, Vittorio e altri eroi coraggiosi, si esponevano in prima persona ai cecchini israeliani per permettere ad ambulanze e taxi di soccorrere i corpi feriti e molto spesso già cadaveri.. o di quando, con la stessa strategia, si imbarcavano con i pescatori per spingersi al largo e portare a riva quantità di pesce sufficiente per poter tirare avanti..
con i pescatori così come con i contadini al confine militarizzato tra la striscia e la terra di Israele..
il tutto documentato da video, foto e cicatrici di proiettili e torture di vario tipo subiti durante la resistenza e la prigionia..
volevamo invitare Vittorio ad Alba nel gennaio 2010 ma è stato per lui impossibile, in quanto prossimo all'ennesima partenza per Gaza..
l'ultimo messaggio che ci scrisse, quasi 1 anno fa, terminava così "abbracci diffusi e senza risparmio, vostro Vik dalla prigione di Gaza".
Credevamo fossi immortale Vik ora ne siamo sicuri...
Angela Lano - Agenzia stampa Infopal
Vittorio è stato assassinato, e noi non riusciamo a farcene una ragione.
Non ci riusciremo mai.
Vittorio era una cara persona, un amico, una sorta di icona. Non sempre ho condiviso tutto ciò che diceva, ma anche in questo poggia l'amicizia.
Ricordo quando lo incontrai a Gaza, poco dopo l'Operazione israeliana Piombo Fuso. Girammo insieme per le strade distrutte, per gli ospedali bombardati, tra la gente che ci salutava con affetto.
Lui era consapevole del rischio in cui viveva, giorno dopo giorno, ma quella sua aura di combattente nonviolento e pacifico, e onestamente arrabbiato, era un incoraggiamento per tutti noi. Un esempio di dedizione di attivista e giornalista.
In queste ore, certa spazzatura mediatica italiana, quella contro cui lui tante volte aveva alzato la voce e la penna, lo sta dipingendo come un eroe romantico votato alla morte. Una sorta di folle che è andato a cercarsi grane.
Anche noi, giornalisti e attivisti della Freedom Flotilla1, l'anno scorso siamo stati dipinti, da media e persone senza etica e morale, come gente alla ricerca di guai.
Vittorio non è stato ucciso mentre era in barca con i pescatori, presi giornalmente di mire dalla Marina israeliana, vera armata criminale, o dai proiettili dell'artiglieria israeliana nelle buffer zone, le zone cuscinetto formate con altre terre rubate ai palestinesi dall'esercito di Israele: è stato assassinato da manovalanza locale e estera legata a gruppuscoli salafiti, la cui azione non può che beneficiare Israele e le sue politiche oppressive.
Cui prodest? Tutta la storia ha troppi lati bui - di cui alcuni dei miei colleghi del gossip indecente protrebbero invece occuparsi: se è vero che l'avevano rapito per uno scambio di prigionieri con il governo di Gaza (ma poi, perché lui e non un militante di Hamas, per esempio?), perché ucciderlo poco dopo il sequestro? Perché ferirlo (il video con l'ambulanza piena di sangue parla chiaro)? Perché non rispettare il termine auto-imposto delle 30 ore?
Perché era una trappola, una scusa. L'obiettivo era di UCCIDERE Vittorio, non di scambiarlo con prigionieri salafiti. Lui era il target.
Basta scorrere le "analisi" nei siti di certi quotidiani, sentire ciò che dicono certi Tg e trasmissioni Tv, leggere alcuni commenti su YouTube, per capire che i musulmani, i palestinesi sono l'altro target di questo barbaro omicidio: essi sono additati come terroristi, arretrati, criminali.
Il messaggio che passa è proprio questo: "Un attivista idealista ha sacrificato la propria vita per un branco di pazzi arretrati e sanguinari. La Striscia di Gaza non merita considerazione. Si meritano ciò che hanno e Israele ha ragione". E subito dopo: "La Freedom Flotilla per Gaza non ha senso".
Con questo omicidio, gli esecutori e i loro mandanti raggiungono due grandi obiettivi in un colpo solo: screditate la popolazione di Gaza assediata, e il governo Hamas, e spaventare le nazioni aderenti alla Freedom Flotilla. E' un messaggio di morte inequivocabile. E, allo stesso tempo, è una beffa verso tutti i palestinesi, vittime delle violenze e dell'assedio israeliani.
Vittorio non era un romantico folle e incosciente, vittima del proprio sogno utopico, ma uno dei tanti martiri provocati dalla stessa criminale macchina da guerra e dai suoi ascari - che siano, a seconda dei casi, dei buzzurri salafiti, dei furbi e corrotti dell'ala dahlaniana di Fatah, o agenti del Mossad, poco ci importa.
Minacce a Vittorio da organizzazioni sioniste. Era consapevole che vivendo e resistendo a Gaza, avrebbe potuto essere ucciso, sì, ma da ISRAELE: "Abbiamo fatto questa scelta e siamo consapevoli del rischio. Sappiamo che siamo un target, tra di noi volontari ne parliamo tutti i giorni e sappiamo che forse non ci saremo tutti, alla fine.
Vogliamo portare avanti questo impegno preso con i medici, anche se ora bersagliano pure le ambulanze e noi non siamo più un deterrente..., ma loro ci chiedono di restare, vogliono che filmiamo, che raccontiamo all'Occidente cosa accade qui, nell'inferno di Gaza". E' quanto ci disse durante un'intervista, sabato 11 gennaio 2009.
In quell'occasione, Vittorio, Vik, come si faceva chiamare, ci disse di essere nel mirino di militanti sionisti che dal sito stoptheism.com avevano lanciato un appello per l'assassinio suo e di suoi colleghi dello ISM:
"Vittorio Arrigoni e i suoi colleghi dell'ISM sono nel mirino di stoptheism.com, un sito di criminali che invita a uccidere i volontari che prestano servizio a Gaza e di quelli che prendono parte ai viaggi del Free Gaza mov. Se fosse un sito islamico il media gli avrebbero dato prima pagina e i politici si sarebbero prodigati in condanne indignate, ma è un sito di estremisti israeliani, e il mondo tace".
Che sotto la copertura dei "salafiti" o di "al-Qai'da", la mano assassina abbia finalmente coronato il proprio piano, è quasi una certezza.
E proprio ricordando Vittorio, non posso che ribadire che, come giornalisti, abbiamo il dovere di porci delle domande su cause ed effetti, sui tanti "cui prodest" di un così feroce assassinio.
Vittorio, ti vogliamo bene. Ci mancherai molto. Riposa in pace.
Luca Galassi
Forte, coraggioso, generoso. Come nelle favole che si raccontano ai bambini "Dormite, che domani si va a ballare il rock-and-roll". Assomigliava a Corto Maltese, la prima volta che lo vidi.
Aveva la pipa, un berretto blu da marinaio e la voce pacata. Da dieci giorni la pioggia di bombe sulla Striscia era terminata, e assieme ad alcuni cooperanti eravamo riusciti a entrare dall'Egitto per documentare gli effetti di Piombo Fuso, l'operazione militare israeliana che ha massacrato 1.300 palestinesi, 300 dei quali bambini. Siamo rimasti in piedi tutta la notte a chiacchierare di politica. Poi la sveglia, alle sei. "Andiamo a ballare il rock-and-roll". E siamo partiti, prima in macchina, poi su un camioncino scassato. Una decina di attivisti dell'Ism e qualche giornalista, tutti sul cassone del camioncino, con Vittorio che agitava le sue enormi braccia indicando la
strada, mentre i bambini lo salutavano strillando 'Vik, habibi', fratello.
Forte, coraggioso, generoso. Come nelle favole che si raccontano ai bambini "Dormite, che domani si va a ballare il rock-and-roll". Assomigliava a Corto Maltese, la prima volta che lo vidi.
Aveva la pipa, un berretto blu da marinaio e la voce pacata. Da dieci giorni la pioggia di bombe sulla Striscia era terminata, e assieme ad alcuni cooperanti eravamo riusciti a entrare dall'Egitto per documentare gli effetti di Piombo Fuso, l'operazione militare israeliana che ha massacrato 1.300 palestinesi, 300 dei quali bambini. Siamo rimasti in piedi tutta la notte a chiacchierare di politica. Poi la sveglia, alle sei. "Andiamo a ballare il rock-and-roll". E siamo partiti, prima in macchina, poi su un camioncino scassato. Una decina di attivisti dell'Ism e qualche giornalista, tutti sul cassone del camioncino, con Vittorio che agitava le sue enormi braccia indicando la
strada, mentre i bambini lo salutavano strillando 'Vik, habibi', fratello.
Nel campo di al-Arahin, nei pressi di Khan Younis, al centro della Striscia di Gaza, i contadini erano pronti. Con l'aiuto degli attivisti potevano sperare di raccogliere almeno qualche chilo di prezzemolo da portare al mercato, senza correre il rischio di venire uccisi. La settimana prima, dal confine con Israele, un cecchino israeliano aveva colpito, ammazzandolo, un ragazzo di 19 anni: stava caricando il prezzemolo sul suo mulo. Forse si era avvicinato troppo alla rete. Quella rete che stringe Gaza come una gabbia. Ma oggi c'erano quelli dell'Ism, gli amici dell'Ism, e il raccolto sarebbe stato più abbondante. Oggi c'era Vik, col suo megafono, che gridava ai militari: "Siamo civili disarmati, non sparate". E invece, poco dopo, il rock-and-roll. Le raffiche facevano sobbalzare, e anche se nessuno si sentiva direttamente preso di mira - salvo i contadini, che per la paura si acquattavano immobili tra le piante - eravamo terrorizzati.
Vittorio no, lui stava eretto col suo megafono, a gridare: "Vergogna, siete la vergogna di Israele". Era un rompiscatole, e qualcuno, non solo in Israele, lo avrebbe volentieri fatto fuori.
Vittorio era l'eroe buono che si racconta ai bambini prima di dormire. "... e poi arriva Vik col suo megafono, che caccia via i cattivi coi carri armati". Ha scelto di vivere con i deboli, e di aiutarli senza chiedere nulla in cambio. I proventi del suo libro, 'Restiamo umani', li ha devoluti all'associazione che ha creato per sostenere le vittime di Gaza. La sera che l'ho salutato vestiva una giacca elegante, lui che sembra uscito da un centro sociale.
"Quanto ti è costata, Vik?". "Me l'hanno regalata". Come il piccolo portatile che usava per scrivere i resoconti da Gaza per PeaceReporter. Come tante altre cose, oggetti di utilità quotidiana che la popolazione della Striscia gli portava, a testimonianza della gratitudine verso questo ragazzo che viene da fuori, e che - chissà perché - ha scelto di rimanere lì, a lottare con loro contro l'assedio. Un assedio che, a fine 2008, ha portato la distruzione di un terremoto. Abbiamo potuto constatare di persona gli effetti dell'operazione Piombo Fuso. Sulle stesse strade che percorrevamo, tra gli edifici ridotti in macerie, solo poche settimane prima correvano le ambulanze. Su una di queste c'era Vittorio. Instancabile, coraggioso, forte. Raccoglieva i corpi rimasti a terra. E non aveva paura. Poi tornava a casa, un goccio di rum di contrabbando e di nuovo a scrivere. Non dormiva mai. A volte rimaneva ostaggio dei suoi incubi, visite notturne di una realtà che viveva quotidianamente, impastata di morte e di dolore. E soffriva per quel popolo, che amava anche nelle sue contraddizioni più crudeli. Averlo visto bendato e ferito, averlo pensato umiliato, impotente, muto, e poi disteso su un materasso, senza vita, è stato qualcosa che ha schiantato il petto. Alla sua morte non si può credere. Forse perché gli eroi non muoiono. Ma se a Gaza oggi qualcuno può trattare un eroe come carne da macello, a questo qualcuno, chiunque egli sia, non si può più chiedere di restare umano. E forse, dopo la morte di Vik, neppure a noi.
Vittorio no, lui stava eretto col suo megafono, a gridare: "Vergogna, siete la vergogna di Israele". Era un rompiscatole, e qualcuno, non solo in Israele, lo avrebbe volentieri fatto fuori.
Vittorio era l'eroe buono che si racconta ai bambini prima di dormire. "... e poi arriva Vik col suo megafono, che caccia via i cattivi coi carri armati". Ha scelto di vivere con i deboli, e di aiutarli senza chiedere nulla in cambio. I proventi del suo libro, 'Restiamo umani', li ha devoluti all'associazione che ha creato per sostenere le vittime di Gaza. La sera che l'ho salutato vestiva una giacca elegante, lui che sembra uscito da un centro sociale.
"Quanto ti è costata, Vik?". "Me l'hanno regalata". Come il piccolo portatile che usava per scrivere i resoconti da Gaza per PeaceReporter. Come tante altre cose, oggetti di utilità quotidiana che la popolazione della Striscia gli portava, a testimonianza della gratitudine verso questo ragazzo che viene da fuori, e che - chissà perché - ha scelto di rimanere lì, a lottare con loro contro l'assedio. Un assedio che, a fine 2008, ha portato la distruzione di un terremoto. Abbiamo potuto constatare di persona gli effetti dell'operazione Piombo Fuso. Sulle stesse strade che percorrevamo, tra gli edifici ridotti in macerie, solo poche settimane prima correvano le ambulanze. Su una di queste c'era Vittorio. Instancabile, coraggioso, forte. Raccoglieva i corpi rimasti a terra. E non aveva paura. Poi tornava a casa, un goccio di rum di contrabbando e di nuovo a scrivere. Non dormiva mai. A volte rimaneva ostaggio dei suoi incubi, visite notturne di una realtà che viveva quotidianamente, impastata di morte e di dolore. E soffriva per quel popolo, che amava anche nelle sue contraddizioni più crudeli. Averlo visto bendato e ferito, averlo pensato umiliato, impotente, muto, e poi disteso su un materasso, senza vita, è stato qualcosa che ha schiantato il petto. Alla sua morte non si può credere. Forse perché gli eroi non muoiono. Ma se a Gaza oggi qualcuno può trattare un eroe come carne da macello, a questo qualcuno, chiunque egli sia, non si può più chiedere di restare umano. E forse, dopo la morte di Vik, neppure a noi.
Mario Badino
Un incontro per ricordare Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani dell'International Solidarity Movement presente a Gaza e ucciso da terroristi la notte di giovedì a 36 anni mentre condivideva la vita dei palestinesi stretti dall'embargo e sottoposti ai raid aerei di Israele.
Un incontro per ricordare Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani dell'International Solidarity Movement presente a Gaza e ucciso da terroristi la notte di giovedì a 36 anni mentre condivideva la vita dei palestinesi stretti dall'embargo e sottoposti ai raid aerei di Israele.
Vittorio è stato ospite dell'Espace Populaire il 14 dicembre 2009, quando ha presentato il suo libro «Gaza. Restiamo umani», testimonianza dei crimini di guerra israeliani durante l'operazione militare «Piombo fuso». Le sue parole, le sue azioni (di scudo umano sulle ambulanze della Mezzaluna rossa o insieme a pescatori e contadini palestinesi) restano come modello per tutte le persone che non sopportano l'ingiustizia e la sofferenza degli ultimi, insieme
all'invito, ripetuto anche sotto le bombe, a «restare umani», come reazione contro il mostruoso.
Un grazie commosso a Vittorio, Restiamo Umani
all'invito, ripetuto anche sotto le bombe, a «restare umani», come reazione contro il mostruoso.
Un grazie commosso a Vittorio, Restiamo Umani
Sergio Bassoli
Il vile assassinio di Vittorio Arrigoni colpisce al cuore l'umanità intera. Vittorio è l'ultima vittima di un conflitto che la comunità internazionale non vuole risolvere e che ha progressivamente portato i suoi protagonisti ad agire in modo disumano. Da tempo, siamo andati oltre alla follia umana; non si rispettano i principi e le regole di convivenza fissate dal 1948 ad oggi, da parte
>delle cosiddette "nazioni civili", si costruiscono e si vendono le armi per fare le guerre, si reprimono le dittature ostili senza curarsi degli effetti collaterali che ricadono sulle popolazioni civili, mentre si lascia fare e si sostengono le dittature asservite o i governi amici. Tanti pesi e tante misure, frustrando le aspettative e la fiducia di chi crede nella giustizia e nel diritto come fondamenti del nostro comune vivere.
Vittorio stava in questa categoria di persone e per questo paga con la sua vita. Vittorio si è schierato. Si è schierato dalla parte giusta, non ha preso il fucile ma ha preso carta e penna, non ha istigato all'odio ma ha denunciato le ingiustizie e le violazioni, ha alzato aquiloni con i bambini di Gaza, non ha alzato muri, è rimasto sotto i bombardamenti come testimone e come essere umano, tanto quanto la gente di Gaza.
Se non avessimo governi, istituzioni, regole e principi non avremmo nulla da dire, ognuno
sarebbe responsabile delle proprie azioni, per ciò che è, un individuo con i propri istinti e
l'umanità una somma di individui, punto e basta.
Chissà se questo ennesimo atto di follia umana possa svegliare le responsabilità dei governi,
delle istituzioni, dei potenti per porre fine a questa storia incivile, esigendo a tutte le parti in causa nel conflitto tra palestinesi ed israeliani il rispetto di quelle regole e di quei principi che da oltre sessant'anni sono sistematicamente calpestati e che le persone come Vittorio non hanno voluto e non vogliono calpestare. E se questo à un modo di agire irresponsabile, allora siamo proprio tutti impazziti.
Se un senso a questo dramma va ricercato è proprio nella ricerca e nella difesa della giustizia e dei diritti universali che Vittorio ha incarnato per noi tutti, pagando un prezzo troppo alto e per questo occorre che si ponga fine con la costruzione della pace giusta con la politica responsabile, con tutto il peso degli strumenti del diritto.
Vittorio Arrigoni ci lascia questa responsabilità. Noi tutti, persone, associazioni, sindacati che da anni condividiamo questi percorsi di pace, in quella terra dove pace non c'è, ci stringiamo al dolore della sua famiglia e lo vogliamo ricordare per il messaggio e la testimonianza che ci ha dato. Ciao Vittorio.
Il vile assassinio di Vittorio Arrigoni colpisce al cuore l'umanità intera. Vittorio è l'ultima vittima di un conflitto che la comunità internazionale non vuole risolvere e che ha progressivamente portato i suoi protagonisti ad agire in modo disumano. Da tempo, siamo andati oltre alla follia umana; non si rispettano i principi e le regole di convivenza fissate dal 1948 ad oggi, da parte
>delle cosiddette "nazioni civili", si costruiscono e si vendono le armi per fare le guerre, si reprimono le dittature ostili senza curarsi degli effetti collaterali che ricadono sulle popolazioni civili, mentre si lascia fare e si sostengono le dittature asservite o i governi amici. Tanti pesi e tante misure, frustrando le aspettative e la fiducia di chi crede nella giustizia e nel diritto come fondamenti del nostro comune vivere.
Vittorio stava in questa categoria di persone e per questo paga con la sua vita. Vittorio si è schierato. Si è schierato dalla parte giusta, non ha preso il fucile ma ha preso carta e penna, non ha istigato all'odio ma ha denunciato le ingiustizie e le violazioni, ha alzato aquiloni con i bambini di Gaza, non ha alzato muri, è rimasto sotto i bombardamenti come testimone e come essere umano, tanto quanto la gente di Gaza.
Se non avessimo governi, istituzioni, regole e principi non avremmo nulla da dire, ognuno
sarebbe responsabile delle proprie azioni, per ciò che è, un individuo con i propri istinti e
l'umanità una somma di individui, punto e basta.
Chissà se questo ennesimo atto di follia umana possa svegliare le responsabilità dei governi,
delle istituzioni, dei potenti per porre fine a questa storia incivile, esigendo a tutte le parti in causa nel conflitto tra palestinesi ed israeliani il rispetto di quelle regole e di quei principi che da oltre sessant'anni sono sistematicamente calpestati e che le persone come Vittorio non hanno voluto e non vogliono calpestare. E se questo à un modo di agire irresponsabile, allora siamo proprio tutti impazziti.
Se un senso a questo dramma va ricercato è proprio nella ricerca e nella difesa della giustizia e dei diritti universali che Vittorio ha incarnato per noi tutti, pagando un prezzo troppo alto e per questo occorre che si ponga fine con la costruzione della pace giusta con la politica responsabile, con tutto il peso degli strumenti del diritto.
Vittorio Arrigoni ci lascia questa responsabilità. Noi tutti, persone, associazioni, sindacati che da anni condividiamo questi percorsi di pace, in quella terra dove pace non c'è, ci stringiamo al dolore della sua famiglia e lo vogliamo ricordare per il messaggio e la testimonianza che ci ha dato. Ciao Vittorio.
Sinistra Ecologia Libertà - Liguria
Nel momento del lutto ci sentiamo tutti colpiti.
Esprimiamo cordoglio e affetto per la famiglia e tutti gli amici di Vik. Chiediamo pace e giustizia per una terra da troppo tempo martoriata. Quando muore la speranza resta solo l’orrore che colpisce chi vorrebbe rimanere umano. Vittorio Arrigoni è stato assassinato a Gaza. E da Gaza occorre che si riparta, perché cessi l’embargo, perché la politica internazionale si accorga della tragedia che lì si vive quotidianamente e operi per mettervi fine.
Uniamo la nostra voce con quella della comunità civile palestinese, espressa dalle parole del dr Yousef Mousa, Direttore Generale dell'Ospedale Al Awda di Jabalia e della Ong Union of Health Work Committes: " Questo omicidio è un crimine enorme, non ha nulla a che fare con i nostri valori, la nostra religione, i nostri costumi e tradizioni". La morte di un militante per la pace, di un giornalista lucido e coraggioso, umano contro l’inumanità, richiama tutti a una nuova
responsabilità. Non rassegnamoci alle violenze e alle ingiustizie.
Grazie Vittorio per tutto quello che hai fatto.
RESTIAMO UMANI.
Nel momento del lutto ci sentiamo tutti colpiti.
Esprimiamo cordoglio e affetto per la famiglia e tutti gli amici di Vik. Chiediamo pace e giustizia per una terra da troppo tempo martoriata. Quando muore la speranza resta solo l’orrore che colpisce chi vorrebbe rimanere umano. Vittorio Arrigoni è stato assassinato a Gaza. E da Gaza occorre che si riparta, perché cessi l’embargo, perché la politica internazionale si accorga della tragedia che lì si vive quotidianamente e operi per mettervi fine.
Uniamo la nostra voce con quella della comunità civile palestinese, espressa dalle parole del dr Yousef Mousa, Direttore Generale dell'Ospedale Al Awda di Jabalia e della Ong Union of Health Work Committes: " Questo omicidio è un crimine enorme, non ha nulla a che fare con i nostri valori, la nostra religione, i nostri costumi e tradizioni". La morte di un militante per la pace, di un giornalista lucido e coraggioso, umano contro l’inumanità, richiama tutti a una nuova
responsabilità. Non rassegnamoci alle violenze e alle ingiustizie.
Grazie Vittorio per tutto quello che hai fatto.
RESTIAMO UMANI.
Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato
Non si può rimanere indifferenti di fronte ad una morte come quella di Vittorio Arrigoni. La sua storia ed il suo impegno non possono essere dimenticati e, soprattutto, la sua morte non può essere una morte inutile. È arrivato il momento che la questione palestinese e l’assedio di Gaza arrivino a sensibilizzare l’intera opinione pubblica in modo che non siano presentate strumentalmente come problematiche trattate solo da frange politiche estreme. È arrivato il momento che la coscienza collettiva maturi in proposito la giusta consapevolezza e dall’Italia si diffonda, perché no, una più globale mobilitazione a livello internazionale, partendo dall’urgenza sempre più evidente che una simile tematica entri nel dibattito politico democratico ad ogni livello. È necessario che tutti coloro che si dichiarano filo democratici e difensori dei diritti umani fondamentali (partiti, organizzazioni, associazioni, ecc.) e che sono rimasti sempre in freddo riguardo la necessità di aiutare il popolo palestinese si assumano le proprie responsabilità, perché oggi è ancora più grave rimanere indifferenti. Lo è ancora di più di fronte all’esempio di un nostro connazionale che ha mostrato la sua coerenza, la sua umanità, la sua generosità e il suo coraggio fino in fondo, fino a pagare il prezzo più alto.
Vittorio per noi era un amico, un fratello, un compagno di lotta, un punto di riferimento, sempre così attento nel suo lavoro e nel documentare tutte le azioni violente e disumane che il governo israeliano infliggeva alla popolazione di Gaza. I suoi report erano per noi una fonte di informazioni importantissima e spesso eravamo ben lieti di contribuire a diffonderli. Del resto anche lui era così tanto affezionato a Peppino e alla sua storia da pubblicare sempre i nostri comunicati, senza lasciarsene scappare uno. Era come se esistesse un ponte informatico continuo tra Gaza e Cinisi, nonostante la distanza. L’affetto reciproco era e resta enorme.
Oggi un così grave lutto ha colpito anche noi e in ogni modo contribuiremo a consolidare e diffondere la memoria di Vittorio.
Alla famiglia di Vittorio, soprattutto ai genitori, diciamo che saremo loro sempre vicino e chiediamo loro che abbiamo la forza di farsi testimonianza per ricordarci continuamente del loro figlio: ne abbiamo bisogno, noi come tanti altri. Proprio come fece a suo tempo Felicia con Peppino.
Ai mandanti morali e non solo dell’omicidio diciamo che, nonostante le falsificazioni, le manipolazioni, i sotterfugi, ecc la verità non viene mai rimossa del tutto. La verità continua ad esistere e a vivere di vita propria fin dal momento in cui accadono i fatti. La verità può essere facilmente recepita, basta un minimo di intelligenza, un minimo di ingegno, di sensibilità e di coraggio per andare oltre le apparenze e le versioni ufficiali. La verità ha il peso specifico tipico e, nonostante tutto, viene sempre a galla. Lo dimostra quanto è accaduto e tuttora accade riguardo l’omicidio di Peppino Impastato.
Vittorio… a te non può che andare ancora una volta il nostro affetto, il nostro sentito grazie. Vittorio, non dimenticheremo mai la tua uthopia e le tue parole: Restiamo umani.
Rossi (Fds)
Oggi, piangiamo Vittorio Arrigoni irriducibile militante della pace.
La violenza che ha spezzato il suo prezioso impegno per un mondo migliore è il frutto avvelenato della negazione assoluta dei diritti e della dignità umana che si consuma in Palestina nell'inerzia delle istituzioni internazionali. Le testimonianze e le denunce che molti, come me, hanno avuto il privilegio di raccogliere dalla sua viva voce hanno accresciuto la nostra sete di giustizia.
Per questo come militanti della Federazione della Sinistra, siamo impegnati a riscattare il nostro debito con lui rafforzando l'impegno contro ogni sopruso e contro tutte le guerre, sorde, dimenticate o "umanitarie" che siano.
La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Vittorio Arrigoni è stato ucciso. Che logica c'è dietro a questo orrore? Quale ragione sta dietro a questa irragionevole crudeltà? E' difficile capirlo, ma dobbiamo riuscire a farlo per poter sconfiggere l'aberrazione che ha mosso i suoi assassini. Uccidendo questo uomo buono, intelligente e generoso, chiunque essi siano stati, i suoi assassini hanno inferto un colpo duro alla causa per la quale egli si spendeva, come hanno fatto del resto coloro che hanno ucciso Juliano qualche giorno prima. Due omicidi, lo stesso effetto. Cui prodest?
Ed ora? Ora non è vero che ora non ci resti che piangere inorriditi/e. Per conservare in noi la sua memoria, abbiamo da moltiplicare l'impegno per sostenere la lotta di liberazione del popolo palestinese restando umani; abbiamo da battere l'inumanità dilagante in questo conflitto asimmetrico di Israele contro i palesinesi con un di più di umanità. Avrà senso così pensare che Vittorio, come Juliano, conitnui a lottare insieme a noi.
Giovedì sera abbiamo improvvisato un presidio - che è durato tutta la notte - in piazza Montecitorio per dar forza all'appello inviato al governo tramite un fax al sottosegretario Letta "perché attivi ogni canale possibile e si metta in relazione con i gruppi responsabili del rapimento di Vittorio e con l'autorità palestinese di Gaza per l'immediata liberazione del nostro concittadino". L'appello purtroppo non è servito. Malgrado le rassicurazioni pervenute da più parti - che ci avevano fatto sperare che avremmo potuto festeggiare oggi la liberazione del nostro compagno ed amico - è accaduto il peggio. Ci ritroveremo perciò egualmente alle 10 al presidio in piazza Montecitorio per onorare Vittorio riprendendo subito la sua e la nostra lotta e per chiedere con forza al governo ed al parlamento un cambio radicale della politica italiana neiconfronti della Palestina e di Israele, poiché il rapimento e l'uccisione di Vittorio Arrigoni, comunque siano andate le cose, rientrano nel quadro degli innumerevoli e gravissimi frutti dell'illegittima occupazione di Israele dei territori palestinesi.
Pino P.
Per Vittorio...
...ho offerto a tutti il mio stile, ho viaggiato con passo fiducioso e mentre il mio piacere è ancora pieno, sussurro addio!...Annunzio il sorgere di gente schietta, annunzio il trionfo della giustizia, annunzio uguaglianza libertà senza compromessi...
da Foglie d'Erba, di W.Whitman
Forum Palestina
Vittorio è stato ucciso per dare un segnale: "State alla larga da Gaza e dalla Palestina"
Le cause e la dinamica del sequestro e dell´uccisione di Vittorio Arrigoni, attivista e corrispondente del movimento internazionale di solidarietà con la Palestina da Gaza, sono in corso di ricostruzione. Alcune informazioni e alcune valutazioni possono però essere indicate sin da ora.
Vittorio era in procinto di rientrare in Italia per poter collaborare alla missione della Freedom Flotilla che a maggio intende rompere l´assedio della popolazione palestinese di Gaza, un assedio che Vittorio ha sistematicamente denunciato e documentato da anni. Vittorio è stato trovato già morto quando la polizia palestinese, aiutata dalla popolazione, era riuscita a trovare il posto dove era tenuto sequestrato. L´ultimatum di 30 ore dunque era solo pretestuoso. I sequestratori sono giovanissimi, di cui almeno uno è cittadino giordano e non palestinese.
Il gruppo che ha sequestrato e ucciso Vittorio appartiene alla galassia dei gruppi islamici salafiti, molto diversi dalla corrente dell´islam politico a cui fa riferimento il movimento Hamas che governa la Striscia di Gaza. Questi gruppi sono molto più attivi contro le altre correnti islamiche e i regimi arabi - accusati di apostasia - che contro l´occupazione israeliana della Palestina o la presenza militare USA in Medio Oriente.
Alcuni di questi gruppi islamici appartengono al network dell´islam politico che fa riferimento, viene finanziato e armato dall´Arabia Saudita. Alcuni di questi gruppi hanno già provocato scontri e serissimi problemi nei campi profughi palestinesi in Libano.
In queste settimane in cui le alleanze in Medio Oriente vengono bruscamente rimescolate dalle rivolte popolari e dalle tensioni in tutta la regione, la monarchia saudita ha stretto una alleanza con Israele all´insegna del comune nemico rappresentato dall´Iran e dalla sua influenza nella regione del Golfo e in Medio Oriente. Questa alleanza è stata rinsaldata in un recente vertice a Mosca nel quale erano presenti sia Netanyahu che i dirigenti dei servizi di sicurezza sauditi.
In queste settimane le autorità israeliane hanno avviato una campagna di intimidazione contro gli attivisti e le campagne internazionali di solidarietà con la Palestina, in particolare contro la Freedom Flotilla che partirà a maggio diretta a Gaza e la campagna di Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni verso Israele. Le autorità israeliane hanno chiesto ai governi dei paesi da cui partiranno le navi o in cui sono attive le campagne di boicottaggio di intervenire contro gli attivisti. Il premier italiano Berlusconi ha già raccolto la richiesta del governo di Israele. I servizi di sicurezza israeliani si sono attivati per utilizzare ogni mezzo necessario per tenere gli attivisti internazionali alla larga da Gaza e dalla Palestina.
Non abbiamo tutte le prove, ma riteniamo che il sequestro e l´uccisione di Vittorio possa rientrare in un lavoro sporco realizzato dai gruppi islamici legati al network dell´Arabia Saudita oggi alleata di Israele. Il messaggio agli attivisti internazionali è chiaro e inquietante: "State lontani da Gaza, state lontani dalla Palestina", "Nessuna internazionalizzazione sulla questione palestinese verrà tollerata dal le autorità di Tel Aviv e dai suoi alleati".
Vogliamo mandare un messaggio chiaro e forte a tutti coloro che in Israele o nel mondo arabo, in Europa o negli Stati Uniti intendono stringere il cappio dell´isolamento e della liquidazione intorno al diritto all´autodeterminazione del popolo palestinese: non ci fermerete fino a quando in Palestina non ci sarà il pieno riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Lo dobbiamo a questo popolo che lotta per la sua libertà da sessanta anni e adesso lo dobbiamo anche a Vittorio.
Paola Bonatelli e famiglia - Verona
Voglio esprimere da parte mia e di tutta la mia famiglia grande cordoglio per l'assassinio di Vittorio Arrigoni. Con la sua famiglia, con i compagni e le compagne del giornale su cui lo leggevamo, e ci era davvero prezioso, con gli amici palestinesi condividiamo questa grande sofferenza, frutto di ingiustizia e cieca violenza. Manterremo viva la sua memoria, per la pace, per la libertà. Un abbraccio forte.
Blogger Viola Gianfranco Mascia
"'Restiamo umani è l'adagio con cui firmavo i miei pezzi per il manifesto e per il blog ed è un invito a ricordarsi della natura dell'uomo, io non credo nei confini nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia che è la famiglia umana' è con queste sue parole che vogliamo ricordare l'amico
pacifista Vittorio Arrigoni sequestrato nella Striscia di Gaza e poi
questa notte assassinato". Vittorio è qui con noi - prosegue Mascia - lo vogliamo pensare ancora nel suo lavoro quotidiano per la pace al fianco di agricoltori o pescatori assediati e minacciati, volutamente lontano dai grandi network, dalle telecamere famose. Raccontando la vita quotidiana di aree del mondo particolarmente sensibili .Ci sono tanti Vittorio Arrigoni che lavorano ed esiste tutto un mondo pacifista e di volontariato che viene allo scoperto solo quando avvengono episodi cosi' tragici. Oggi sarà con noi con alcune delle sue frasi più
significative che porteremo alle manifestazioni."
La violenza che ha spezzato il suo prezioso impegno per un mondo migliore è il frutto avvelenato della negazione assoluta dei diritti e della dignità umana che si consuma in Palestina nell'inerzia delle istituzioni internazionali. Le testimonianze e le denunce che molti, come me, hanno avuto il privilegio di raccogliere dalla sua viva voce hanno accresciuto la nostra sete di giustizia.
Per questo come militanti della Federazione della Sinistra, siamo impegnati a riscattare il nostro debito con lui rafforzando l'impegno contro ogni sopruso e contro tutte le guerre, sorde, dimenticate o "umanitarie" che siano.
La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Vittorio Arrigoni è stato ucciso. Che logica c'è dietro a questo orrore? Quale ragione sta dietro a questa irragionevole crudeltà? E' difficile capirlo, ma dobbiamo riuscire a farlo per poter sconfiggere l'aberrazione che ha mosso i suoi assassini. Uccidendo questo uomo buono, intelligente e generoso, chiunque essi siano stati, i suoi assassini hanno inferto un colpo duro alla causa per la quale egli si spendeva, come hanno fatto del resto coloro che hanno ucciso Juliano qualche giorno prima. Due omicidi, lo stesso effetto. Cui prodest?
Ed ora? Ora non è vero che ora non ci resti che piangere inorriditi/e. Per conservare in noi la sua memoria, abbiamo da moltiplicare l'impegno per sostenere la lotta di liberazione del popolo palestinese restando umani; abbiamo da battere l'inumanità dilagante in questo conflitto asimmetrico di Israele contro i palesinesi con un di più di umanità. Avrà senso così pensare che Vittorio, come Juliano, conitnui a lottare insieme a noi.
Giovedì sera abbiamo improvvisato un presidio - che è durato tutta la notte - in piazza Montecitorio per dar forza all'appello inviato al governo tramite un fax al sottosegretario Letta "perché attivi ogni canale possibile e si metta in relazione con i gruppi responsabili del rapimento di Vittorio e con l'autorità palestinese di Gaza per l'immediata liberazione del nostro concittadino". L'appello purtroppo non è servito. Malgrado le rassicurazioni pervenute da più parti - che ci avevano fatto sperare che avremmo potuto festeggiare oggi la liberazione del nostro compagno ed amico - è accaduto il peggio. Ci ritroveremo perciò egualmente alle 10 al presidio in piazza Montecitorio per onorare Vittorio riprendendo subito la sua e la nostra lotta e per chiedere con forza al governo ed al parlamento un cambio radicale della politica italiana neiconfronti della Palestina e di Israele, poiché il rapimento e l'uccisione di Vittorio Arrigoni, comunque siano andate le cose, rientrano nel quadro degli innumerevoli e gravissimi frutti dell'illegittima occupazione di Israele dei territori palestinesi.
Pino P.
Per Vittorio...
...ho offerto a tutti il mio stile, ho viaggiato con passo fiducioso e mentre il mio piacere è ancora pieno, sussurro addio!...Annunzio il sorgere di gente schietta, annunzio il trionfo della giustizia, annunzio uguaglianza libertà senza compromessi...
da Foglie d'Erba, di W.Whitman
Forum Palestina
Vittorio è stato ucciso per dare un segnale: "State alla larga da Gaza e dalla Palestina"
Le cause e la dinamica del sequestro e dell´uccisione di Vittorio Arrigoni, attivista e corrispondente del movimento internazionale di solidarietà con la Palestina da Gaza, sono in corso di ricostruzione. Alcune informazioni e alcune valutazioni possono però essere indicate sin da ora.
Vittorio era in procinto di rientrare in Italia per poter collaborare alla missione della Freedom Flotilla che a maggio intende rompere l´assedio della popolazione palestinese di Gaza, un assedio che Vittorio ha sistematicamente denunciato e documentato da anni. Vittorio è stato trovato già morto quando la polizia palestinese, aiutata dalla popolazione, era riuscita a trovare il posto dove era tenuto sequestrato. L´ultimatum di 30 ore dunque era solo pretestuoso. I sequestratori sono giovanissimi, di cui almeno uno è cittadino giordano e non palestinese.
Il gruppo che ha sequestrato e ucciso Vittorio appartiene alla galassia dei gruppi islamici salafiti, molto diversi dalla corrente dell´islam politico a cui fa riferimento il movimento Hamas che governa la Striscia di Gaza. Questi gruppi sono molto più attivi contro le altre correnti islamiche e i regimi arabi - accusati di apostasia - che contro l´occupazione israeliana della Palestina o la presenza militare USA in Medio Oriente.
Alcuni di questi gruppi islamici appartengono al network dell´islam politico che fa riferimento, viene finanziato e armato dall´Arabia Saudita. Alcuni di questi gruppi hanno già provocato scontri e serissimi problemi nei campi profughi palestinesi in Libano.
In queste settimane in cui le alleanze in Medio Oriente vengono bruscamente rimescolate dalle rivolte popolari e dalle tensioni in tutta la regione, la monarchia saudita ha stretto una alleanza con Israele all´insegna del comune nemico rappresentato dall´Iran e dalla sua influenza nella regione del Golfo e in Medio Oriente. Questa alleanza è stata rinsaldata in un recente vertice a Mosca nel quale erano presenti sia Netanyahu che i dirigenti dei servizi di sicurezza sauditi.
In queste settimane le autorità israeliane hanno avviato una campagna di intimidazione contro gli attivisti e le campagne internazionali di solidarietà con la Palestina, in particolare contro la Freedom Flotilla che partirà a maggio diretta a Gaza e la campagna di Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni verso Israele. Le autorità israeliane hanno chiesto ai governi dei paesi da cui partiranno le navi o in cui sono attive le campagne di boicottaggio di intervenire contro gli attivisti. Il premier italiano Berlusconi ha già raccolto la richiesta del governo di Israele. I servizi di sicurezza israeliani si sono attivati per utilizzare ogni mezzo necessario per tenere gli attivisti internazionali alla larga da Gaza e dalla Palestina.
Non abbiamo tutte le prove, ma riteniamo che il sequestro e l´uccisione di Vittorio possa rientrare in un lavoro sporco realizzato dai gruppi islamici legati al network dell´Arabia Saudita oggi alleata di Israele. Il messaggio agli attivisti internazionali è chiaro e inquietante: "State lontani da Gaza, state lontani dalla Palestina", "Nessuna internazionalizzazione sulla questione palestinese verrà tollerata dal le autorità di Tel Aviv e dai suoi alleati".
Vogliamo mandare un messaggio chiaro e forte a tutti coloro che in Israele o nel mondo arabo, in Europa o negli Stati Uniti intendono stringere il cappio dell´isolamento e della liquidazione intorno al diritto all´autodeterminazione del popolo palestinese: non ci fermerete fino a quando in Palestina non ci sarà il pieno riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Lo dobbiamo a questo popolo che lotta per la sua libertà da sessanta anni e adesso lo dobbiamo anche a Vittorio.
Paola Bonatelli e famiglia - Verona
Voglio esprimere da parte mia e di tutta la mia famiglia grande cordoglio per l'assassinio di Vittorio Arrigoni. Con la sua famiglia, con i compagni e le compagne del giornale su cui lo leggevamo, e ci era davvero prezioso, con gli amici palestinesi condividiamo questa grande sofferenza, frutto di ingiustizia e cieca violenza. Manterremo viva la sua memoria, per la pace, per la libertà. Un abbraccio forte.
Blogger Viola Gianfranco Mascia
"'Restiamo umani è l'adagio con cui firmavo i miei pezzi per il manifesto e per il blog ed è un invito a ricordarsi della natura dell'uomo, io non credo nei confini nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia che è la famiglia umana' è con queste sue parole che vogliamo ricordare l'amico
pacifista Vittorio Arrigoni sequestrato nella Striscia di Gaza e poi
questa notte assassinato". Vittorio è qui con noi - prosegue Mascia - lo vogliamo pensare ancora nel suo lavoro quotidiano per la pace al fianco di agricoltori o pescatori assediati e minacciati, volutamente lontano dai grandi network, dalle telecamere famose. Raccontando la vita quotidiana di aree del mondo particolarmente sensibili .Ci sono tanti Vittorio Arrigoni che lavorano ed esiste tutto un mondo pacifista e di volontariato che viene allo scoperto solo quando avvengono episodi cosi' tragici. Oggi sarà con noi con alcune delle sue frasi più
significative che porteremo alle manifestazioni."
Sergio Di Vita
A caldo, con un grandissimo dolore in corpo, quasi senza parole. È stato ucciso un eroe, un altro eroe. Non so chi lo abbia ucciso; e nessuno, oggi, ha il diritto di affermare categoricamente qualcosa sull'identità dei suoi uccisori. Di certo, Vittorio aveva molti nemici, oltre che molti amici. Parleremo di questo, poi; parlerò di questo, appena ritroverò un po' di serenità.
Di certo, l'esempio di Vittorio chiama chiunque di noi creda nei valori della solidarietà mondiale, della pace, della nonviolenza. Ogni altra parola, per me oggi è superflua e retorica.
Ciao, Vittorio, ti abbraccio, ti onoro, spero che tutti ti conoscano e si sentano interpellati e stimolati dal tuo esempio.
E così spero di me.
Enrico Marsili - Dublino
Vittorio Arrigoni ci manchera`. Sembrava ci fosse riuscito ad essere volontario senza parte, in un conflitto incattivito e permanente. Spero che possiate promuovere qualche iniziativa in sua memoria a cui contribuire. E so che continuerete a parlare della Palestina e di
altri conflitti senza apparente soluzione.
Piergiorgio Ceresa
Spero che non si dia eccessivo credito all'azione di killeraggio mirato nei confronti di Vittorio Arrigoni come di un gesto di estremismo religioso. Questo è un assasinio politico. Al di là della individuzaione degli asasini materiali, qui c'è puzza di un mandato di ucisione internazionale, poco importa se i mandanti siano americani, israeliani o altro. Questo forse non lo sapremo mai. Ma è una pista più credibile per spiegare la puntuale esecuzione di una morte più volte minacciata ed ora freddamente compiuta.
Spero anche di non vedere domani sul giornale fotografie di politici italiani, americani, israeliani o altro (in tal caso non comprerei il Manifesto), bisognerà pure portare un lutto politicamente marcato, senza ambiguità. grazie.
Piero Maestri, portavoce di Sinistra Critica
Dove sono i pacifisti? Alcuni, come Vittorio, muoiono per la pace
L’uccisione di Vittorio Arrigoni lascia senza fiato: perché Vittorio era una bella persona, per le modalità in cui è avvenuta, per le tragiche conseguenze che avrà, oltre al fatto in sé, per la Palestina e i palestinesi.
Le sue attività insieme ai palestinesi hanno rappresentato allo stesso tempo l’esempio di una solidarietà umana e politica e la dimostrazione che i palestinesi non sono soli.
Non ci entusiasma il gioco del “cui prodest?” e non crediamo che il gruppo salafita responsabile della morte di Vittorio sia semplicemente una “invenzione” israeliana anche se Israele ha tutto l’interesse che questi gruppi esistano, perché dividono ulteriormente la resistenza palestinese, rappresentano l’ennesima giustificazione per le sue politiche criminali e danno un’immagine terribile (naturalmente falsa) dei palestinesi. Per questo ci risultano odiose le “assoluzioni” preventive di chi come sempre getta addosso ai palestinesi tutte le responsabilità della loro terribile condizione – e in genere sono gli stessi che accusano i pacifisti di fare il gioco dei “terroristi”: la morte di Vittorio risponde anche a loro, alla loro insistente domanda “dove sono i pacifisti?”.
A questo punto siamo noi che dobbiamo rispondere con forza che non ci faremo terrorizzare, che continueremo il nostro impegno a fianco della resistenza palestinese; continueremo ad andare a Gaza, a Gerusalemme, in Cisgiordania perché sappiamo che lì saremo sempre benvenuti; che continueremo il nostro impegno alla denuncia delle politiche dell’occupazione e dell’Apartheid e delle complicità dei governi europei in queste politiche.
Questo per noi è il tentativo di restare umani.
Confederazione Cobas Terni
Durante l’operazione“piombo fuso”, il bombardamento a ridosso del capodanno 2009 contro Gaza -anche con l’uso di bombe al fosforo- da parte dell’esercito israeliano con il massacro di oltre 1400 civili, tra cui un terzo di bambini e bambine, Vittorio Arrigoni raccontava l’orrore della morte e del presente del popolo palestinese cui era legato profondamente concludendo la cronaca dell’orrore con l’appello “restiamo umani”. Una pervicace, rabbiosa volontà di combattere l’oppressione di un popolo, quello palestinese di Gaza attraverso l’azione diretta e il coinvolgimento personale. Contro i luoghi comuni del potere Vittorio si è schierato senza indugi da parte degli ultimi, dei non umani, degli abitanti del carcere più grande del mondo: la gabbia di Gaza. Vittorio che smonta l’ipocrisia e la menzogna della stampa internazionale, rimettendo –con la sua testimonianza diretta- in piedi il mondo capovolto dalla menzogna della propaganda filoisraeliana. Vittorio che denuncia l’ipocrisia e le menzogne dell’eroe di carta Roberto Saviano, che si schiera indecentemente con lo stato di Israele e ne giustifica l’azione politica e militare contro quella parte annichilita di umanità, i palestinesi, di cui Vittorio faceva parte.
Vittorio che denunciava la politica filoisraeliana del governo italiano, di quel paese che nelle ultime sue ore l’ha lasciato solo. Vittorio che era considerato dallo stato di Israele nemico pubblico, tra gli obiettivi degli omicidi mirati del Mossad. Vittorio ucciso prima dello scadere di un sospetto ultimatum. Vittorio che lavorava per la realizzazione della Freedom flottilla, cui avrebbe dovuto partecipare una nave che, chiediamo, prenda il suo nome.
Vittorio Arrigoni, ucciso da gruppi salafiti dell’estremismo islamico legato ad Al Quaeda, con obiettivi atrocemente troppo simili a quelli del mossad e dello stato assassino di Israele.
Vittorio, restare umani dopo la tua barbara morte è veramente difficile. Ci proveremo, collaborando ed organizzando la freedom flottilla e la solidarietà col popolo palestinese. Ma l’umanità e veramente più povere senza di te.
Simone Oggionni
Vittorio Arrigoni è stato ucciso, il suo corpo è stato ritrovato questa notte in una casa abbandonata di Gaza City da un commando delle Brigate Ezzedin al-Qassam che era entrato in azione per tentare di liberarlo.
Vittorio Arrigoni era un compagno, un uomo che aveva deciso di vivere lottando, impegnandosi, rifiutando e capovolgendo l’indifferenza colpevole della parte del mondo nella quale era nato.
Aveva scelto di vivere le sofferenze del popolo palestinese e l’ingiustizia dell’occupazione israeliana. Il raccontarle e denunciare sistematicamente era la logica conseguenza di questo amore per la verità e per la giustizia. Attraverso i suoi diari abbiamo saputo in questi anni ciò che l’informazione dominante tentava di nascondere. Come nel gennaio 2009, quando raccontò giorno per giorno l’operazione «Piombo fuso», l’aggressione israeliana a Gaza che costò la vita – secondo i dati diffusi dallo stesso esercito – a 1417 palestinesi.
Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni è un nemico del popolo palestinese. Chi lo ha ucciso non vuole la pace e soprattutto non vuole una pace giusta, fondata sul diritto di Israele ad avere un proprio Stato e sul diritto del popolo palestinese ad averne, a sua volta, uno proprio, in cui crescere senza la paura quotidiana della segregazione e della morte.
Arrigoni sapeva bene che il conflitto tra Israele e Palestina non è un conflitto simmetrico, per il semplice motivo che il popolo israeliano il suo Stato lo ha già.
E sapeva bene che la convivenza si costruisce garantendo la dignità e il riconoscimento dell’altro e dei suoi diritti, in primo luogo il diritto alla vita.
Invece Vittorio è rimasto travolto dall’esatto opposto: da una spirale di odio e di violenza, proprio come Juliano Mer Khamis, intellettuale di madre israeliana e padre palestinese, ucciso a Jenin non più tardi di dieci giorni fa.
Caro Vittorio, per dirti addio senza che le nostre parole suonino vuote o retoriche dobbiamo fare due cose. La prima è studiare, informarci, riflettere a fondo e indagare per capire la verità e conoscere i nomi di chi ti ha ucciso, di chi ha armato i tuoi assassini e dell’ideologia e degli interessi in nome dei quali lo hanno fatto.
La seconda è lottare per una pace giusta, per la libertà del popolo palestinese. Ma non come abbiamo fatto fino ad ora. Con molta più forza e molta più intransigenza, nel ricordo di uomini giusti come te.
Fiom-Cgil/Ufficio stampa
L'assassinio di Vittorio Arrigoni, volontario pacifista a Gaza, attivissimo nell'informare tutti noi sulla situazione di quella striscia di terra e nell'aiutare la sua popolazione da anni sotto assedio e, anche negli ultimi giorni, sotto le bombe israeliane, provoca grande dolore e sdegno.
Proprio lui che del motto “restiamo umani” aveva fatto il suo quotidiano vivere e il suo appello al mondo, è stato ucciso da un odio bestiale.
Proprio lui che con grande coerenza e coraggio aveva scelto di condividere la sofferenza e il desiderio di libertà di una popolazione, è stato sequestrato e ucciso vigliaccamente.
Ricordando Vittorio Arrigoni, non possiamo che riaffermare la solidarietà attiva della Fiom con il popolo palestinese e con tutte e tutti coloro che non hanno mai smesso di lottare per la giustizia e la pace. Una delegazione della Fiom sarà in Palestina dal 20 aprile in occasione della Conferenza Internazionale della resistenza non violenta.
La Fiom si stringe con affetto ai suoi familiari così terribilmente colpiti, alle compagne e ai compagni dell'International Solidarity Movement, di cui era attivo protagonista, a tutte e tutti coloro che gli hanno voluto e continueranno a volergli bene.
Paola Canarutto, a nome di Rete-ECO - Torino
La Rete-ECO è profondamente rattristata dall'assassinio di Vittorio Arrigoni, il coraggioso e generoso volontario rimasto a Gaza durante tutta la aggressione israeliana del dicembre 2008-gennaio 2009, prodigandosi nell'aiuto ai feriti e nella condivisione con gli abitanti di Gaza di tutte le loro sofferenze, guadagnandosi l'amicizia e la stima di tutti gli abitanti.
Alla famiglia di Vittorio, alle sue amiche ed amici, in Palestina ed in Italia, esprimiamo la nostra simpatia ed amicizia.
L'assassinio di Vittorio Arrigoni, volontario pacifista a Gaza, attivissimo nell'informare tutti noi sulla situazione di quella striscia di terra e nell'aiutare la sua popolazione da anni sotto assedio e, anche negli ultimi giorni, sotto le bombe israeliane, provoca grande dolore e sdegno.
Proprio lui che del motto “restiamo umani” aveva fatto il suo quotidiano vivere e il suo appello al mondo, è stato ucciso da un odio bestiale.
Proprio lui che con grande coerenza e coraggio aveva scelto di condividere la sofferenza e il desiderio di libertà di una popolazione, è stato sequestrato e ucciso vigliaccamente.
Ricordando Vittorio Arrigoni, non possiamo che riaffermare la solidarietà attiva della Fiom con il popolo palestinese e con tutte e tutti coloro che non hanno mai smesso di lottare per la giustizia e la pace. Una delegazione della Fiom sarà in Palestina dal 20 aprile in occasione della Conferenza Internazionale della resistenza non violenta.
La Fiom si stringe con affetto ai suoi familiari così terribilmente colpiti, alle compagne e ai compagni dell'International Solidarity Movement, di cui era attivo protagonista, a tutte e tutti coloro che gli hanno voluto e continueranno a volergli bene.
Paola Canarutto, a nome di Rete-ECO - Torino
La Rete-ECO è profondamente rattristata dall'assassinio di Vittorio Arrigoni, il coraggioso e generoso volontario rimasto a Gaza durante tutta la aggressione israeliana del dicembre 2008-gennaio 2009, prodigandosi nell'aiuto ai feriti e nella condivisione con gli abitanti di Gaza di tutte le loro sofferenze, guadagnandosi l'amicizia e la stima di tutti gli abitanti.
Alla famiglia di Vittorio, alle sue amiche ed amici, in Palestina ed in Italia, esprimiamo la nostra simpatia ed amicizia.
La assurda e criminale violenza contro chi dovrebbe essere molto apprezzato per la sua opera contro l'aggressione israeliana è solo l'ultimo esempio dell'irrazionale violenza insita in ogni fondamentalismo nazionalista e/o religioso.
Luisa Morgantini
Mi chiederai tu, morto disadorno
d' abbandonare questa disperata passsione di essere nel mondo?
Pasolini - Le ceneri di Gramsci
Grazie, parto questo sera per la Palestina.
Dobbiamo continuare.
Andrea Voglino
Ogni volta che mi scappa di sentirmi uno che si sbatte per dare un senso al proprio mestiere di scribacchino, il mondo reale mi ricorda quanto sia lontano dalla realtà. È un'esperienza doppiamente atroce. Non solo perché la morte ti sbatte in faccia i tuoi limiti senza cerimonie. Ma anche perché spesso si porta via persone che la vita l'hanno spesa con una passione, una generosità, un'impegno, che visti da qui sembrano sovrumani. Persone come Enzo Baldoni. O Anna Politkovskaya. O Vittorio Arrigoni. Ultimo nome di una lista che è allo stesso tempo troppo breve e troppo lunga. Un forte abbraccio ai genitori di Vittorio e a tutti noi che, dolorosamente, restiamo.
(Fin troppo) umani.
Alessio Di Florio
Le notizie da Gaza sono sconvolgenti. Vittorio Arrigoni, sentinella della verità, voce degli oppressi, baluardo della Pace è in pericolo. Da ora, da subito, immediata mobilitazione. Indossiamo tutti sino alla scadenza dell'ultimatum i simboli della Pace e della nonviolenza, gridiamo a tutti il massacro che a Gaza è in corso da anni, nel silenzio, nell'omertà e nella
complicità della comunità internazionale e dell'Italia. Vik è uno di noi, e per lui triboliamo. Ma, se potesse, lui stesso ci griderebbe che tutti i giorni a Gaza si muore, che tutti i giorni la guerra uccide. Fermiamo la barbarie, urliamo forti il ns. sdegno e il nostro no. Salviamo Vik, fermiamo
il martirio di Gaza.
Luisa Morgantini
Mi chiederai tu, morto disadorno
d' abbandonare questa disperata passsione di essere nel mondo?
Pasolini - Le ceneri di Gramsci
Grazie, parto questo sera per la Palestina.
Dobbiamo continuare.
Andrea Voglino
Ogni volta che mi scappa di sentirmi uno che si sbatte per dare un senso al proprio mestiere di scribacchino, il mondo reale mi ricorda quanto sia lontano dalla realtà. È un'esperienza doppiamente atroce. Non solo perché la morte ti sbatte in faccia i tuoi limiti senza cerimonie. Ma anche perché spesso si porta via persone che la vita l'hanno spesa con una passione, una generosità, un'impegno, che visti da qui sembrano sovrumani. Persone come Enzo Baldoni. O Anna Politkovskaya. O Vittorio Arrigoni. Ultimo nome di una lista che è allo stesso tempo troppo breve e troppo lunga. Un forte abbraccio ai genitori di Vittorio e a tutti noi che, dolorosamente, restiamo.
(Fin troppo) umani.
Alessio Di Florio
Le notizie da Gaza sono sconvolgenti. Vittorio Arrigoni, sentinella della verità, voce degli oppressi, baluardo della Pace è in pericolo. Da ora, da subito, immediata mobilitazione. Indossiamo tutti sino alla scadenza dell'ultimatum i simboli della Pace e della nonviolenza, gridiamo a tutti il massacro che a Gaza è in corso da anni, nel silenzio, nell'omertà e nella
complicità della comunità internazionale e dell'Italia. Vik è uno di noi, e per lui triboliamo. Ma, se potesse, lui stesso ci griderebbe che tutti i giorni a Gaza si muore, che tutti i giorni la guerra uccide. Fermiamo la barbarie, urliamo forti il ns. sdegno e il nostro no. Salviamo Vik, fermiamo
il martirio di Gaza.
David Ermini, presidente del Consiglio provinciale di Firenze
Vittorio ha espresso ed esprime una misura diversa dal modo pavido di vivere. La morte di Vittorio Arrigoni, il volontario ucciso da un un gruppo estremista a Gaza City, "ci lascia sgomenti, atterriti - dichiara il Presidente del Consiglio provinciale di Firenze David Ermini - Di fronte a un modo spesso pavido di vivere e di interpretare le responsabilità che ciascuno di noi ha verso se stesso e verso il mondo, Arrigoni esprime un'altra misura che ci provoca ad essere migliori e ce lo fa rimpiangere. Ci stringiamo ai suoi amici e ai suoi familiari".
Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace
Il 29° Seminario nazionale della Tavola della pace che si apre oggi ad Assisi sarà
dedicato a Vittorio Arrigoni. Flavio Lotti: “Di fronte all’indifferenza che circonda tante tragedie umane come quella dei palestinesi di Gaza aveva messo in gioco la sua vita e l’ha persa. Altri, prigionieri del cinismo e dell’egoismo, la perdono tutti i giorni.”
L’assurda e atroce uccisione di Vittorio Arrigoni ci lascia sgomenti. Per alcuni era un pazzo, per altri un estremista, per altri ancora un eroe, un sognatore, un idealista. Per noi era un uomo buono e generoso. Di fronte alla guerra e all’ingiustizia che sta violentando il mondo, Vittorio Arrigoni aveva messo in gioco la sua vita e l’ha persa. L’aveva fatto per reagire alla tanta, troppa indifferenza che circonda tante tragedie umane come quella dei palestinesi di Gaza. L’aveva fatto per rompere il silenzio complice di tanta informazione e “l'imperdonabile assopimento della coscienza civile”. E’ amaro dirlo oggi ma mentre Vittorio ha perso la sua vita in un giorno, molti altri, prigionieri del cinismo e dell’egoismo, la perdono tutti i giorni.
Forse non sapremo mai chi e per quali ragioni ha armato la mano dei killer che lo hanno ucciso a Gaza. Ma nessuno si permetta di utilizzare il suo assassinio per spargere altro odio e altra violenza contro questo o contro quello. Vittorio non ha mai voluto far del male a nessuno. Nessuno strumentalizzi la sua morte. Sarebbe come ucciderlo due volte.
Con Vittorio si spenge una voce. Una voce chiara, sincera e diretta. Facciamo in modo che non si spenga anche la voce degli oltre 750.000 bambini che vivono prigionieri della Striscia di Gaza insieme ai loro genitori. Prima ci pensava Vittorio, ora ci dobbiamo pensare noi.
A Vittorio Arrigoni e a tutti i giovani che stanno dando la loro vita per la libertà, la dignità, la giustizia e la democrazia dedicheremo il 29° Seminario nazionale della Tavola della pace che si apre oggi alle 15.00 ad Assisi presso la Pro Civitate Christiana. Tre giorni di incontri e dibattiti “per la pace e la libertà, i diritti umani e la democrazia” che metteranno a confronto oltre trecento giovani, gruppi, associazioni, amministratori locali, insegnanti e giornalisti. Abbiamo bisogno di rinnovare l’impegno per costruire una politica di pace e di giustizia in Terra Santa, nel Medio Oriente, nel Mediterraneo e nel resto del mondo.” Perché, come diceva Vittorio, vogliamo restare umani.
Sinistra Ecologia e Libertà San Salvario
Da poche ore è giunta la notizia sull'uccisione di Vittorio Arrigoni, cooperante e giornalista italiano rapito ieri nella Striscia di Gaza. Vittorio si è sempre battuto per difendere la vita di civili indifesi. Durante le fasi del bombardamento non ha esitato a fare da scudo umano alle ambulanze per evitare che venissero raggiunte dal fuoco israeliano. Ha viaggiato più volte sulle imbarcazioni del Free Gaza Movement per dimostrare l'assurdità dell'embargo imposto da Israele. E' stato un esempio di informazione libera e indipendente. Vittorio Arrigoni era una persona a noi vicina. La sua voce ci ha aiutato a comprendere l'orrore che può generare l'odio. Questa sera, alle 19.30, in piazza Castello a Torino, ricorderemo Vittorio, insieme a Acmos e a tutti coloro che vorranno esserci. I 400 ragazzi che stanno partecipando al Campus di Biennale Democrazia saranno presenti alla manifestazione. Sarà un momento di raccoglimento, leggendo i suoi articoli, stringendoci intorno ai suoi cari e a tutti coloro che, come lui ha fatto, si battono per la pace, la verità, la giustizia e i diritti umani.
Coordinamento Campagna BDS Bologna
Vittorio Arrigoni, l’attivista dell’International Solidarity Movement rapito a Gaza da un presunto gruppo estremista salafita, è stato ucciso.
Il suo corpo senza vita è stato trovato la scorsa notte a Gaza City da agenti della polizia di Hamas, che avevano effettuato un blitz in un appartamento. Non era ancora scaduto peraltro l’ultimatum che i sequestratori avevano fissato (16 di oggi) per la scarcerazione dei loro compagni detenuti da Hamas. Finisce con una morte assurda, l’esistenza di un giovane volontario, giornalista e scrittore italiano che aveva dedicato gli ultimi anni alla causa del popolo palestinese, in particolare quello di Gaza, sotto assedio israeliano.
E’ difficile capire esattamente la logica che sta dietro a questo orrore. Probabilmente è la stessa che ha armato qualche giorno fa la mano degli assassini di Juliano Mer-Khamis, attore, regista e attivista israeliano attivo a fianco del popolo palestinese con il suo Freedom Theater nel campo profughi di Jenin. Due omicidi, lo stesso effetto: colpire il movimento di solidarietà con il popolo palestinese. La nostra risposta non può essere che quella di moltiplicare il nostro impegno per sostenere la lotta di liberazione del popolo palestinese restando umani, reagendo contro l'inumanità dilagante in questo conflitto asimmetrico di Israele contro i palestinesi con la nostra determinazione contro l’oppressione dell’occupazione israeliana e le violazioni della legalità internazionale. In questo Vittorio, come Juliano, continuerà a lottare insieme a noi.
La Scuola di Pace - Roma
LA PACE IN LUTTO. Chi sono i PeaceReporter?
Sono comunicatori quasi mai pagati.
Raccontano la realtà irraccontabile.
Diventano parte delle loro storie e ne vengono "catturati" per amore.
Sono una categoria scomoda ai signori della guerra, di qualsiasi tipo siano.
Raccontano la sofferenza celata dai media e anche la gioia, invincibile nella specie umana.
In poche parole sono i reporter della "vita reale" che è sempre senza confini!
Rinaldi (IDV)
Con la scomparsa di Vittorio Arrigoni se va un coraggioso che si era sempre impegnato a renderci più informati e consapevoli del dramma palestinese": lo dichiara Niccolò Rinaldi, capogruppo dell'Idv al Parlamento europeo, membro della delegazione Palestina e unico parlamentare italiano che si é recato regolarmente a Gaza negli ultimi anni. "E' un tragico paradosso - continua Rinaldi - che proprio le violente contraddizioni di Gaza abbiano trucidato la sua vita in modo così crudele. Vittorio era un uomo senza chiese, non legato a nessun tipo di potere e forse anche per questo la sua scomparsa rischia di non essere avvertita profondamente come meriterebbe". "Il suo ricordo e il suo miglior epitaffio - conclude l'eurodeputato Idv - si trovano ancora nel suo costante monito "Restiamo Umani"'.
LA PACE IN LUTTO. Chi sono i PeaceReporter?
Sono comunicatori quasi mai pagati.
Raccontano la realtà irraccontabile.
Diventano parte delle loro storie e ne vengono "catturati" per amore.
Sono una categoria scomoda ai signori della guerra, di qualsiasi tipo siano.
Raccontano la sofferenza celata dai media e anche la gioia, invincibile nella specie umana.
In poche parole sono i reporter della "vita reale" che è sempre senza confini!
Rinaldi (IDV)
Con la scomparsa di Vittorio Arrigoni se va un coraggioso che si era sempre impegnato a renderci più informati e consapevoli del dramma palestinese": lo dichiara Niccolò Rinaldi, capogruppo dell'Idv al Parlamento europeo, membro della delegazione Palestina e unico parlamentare italiano che si é recato regolarmente a Gaza negli ultimi anni. "E' un tragico paradosso - continua Rinaldi - che proprio le violente contraddizioni di Gaza abbiano trucidato la sua vita in modo così crudele. Vittorio era un uomo senza chiese, non legato a nessun tipo di potere e forse anche per questo la sua scomparsa rischia di non essere avvertita profondamente come meriterebbe". "Il suo ricordo e il suo miglior epitaffio - conclude l'eurodeputato Idv - si trovano ancora nel suo costante monito "Restiamo Umani"'.
Giacomo Locci - IBO Italia
La tragica notizia della morte di Vittorio Arrigoni ha sconvolto anche IBO Italia. Proprio con IBO, Vittorio aveva mosso i primi passi nel mondo del volontariato e della solidarietà internazionale, che lo hanno portato poi a diventare un attivista per la causa palistinese, iniziando da metà degli anni '90 dai campi di lavoro alla Casona di Cassana per poi partire durante gli anni successivi per Croazia, Ucraina, Austria, Belgio, Polonia, Romania e Guatemala. Nonostante fosse impegnato con altre organizzazioni, ha continuato fino a pochissimi anni fa come socio di IBO a sostenere il progetto di sostegno a distanza in India. Alla mamma Egidia e ai suoi famigliari va il nostro abbraccio. Ciao Vittorio.
Confederazione Cobas
Il compagno Vittorio Arrigoni, il solidale sostenitore della causa palestinese, è stato assassinato da una banda di fanatici salafiti, che lo avevano rapito per tentare uno scambio di loro camerati detenuti nelle carceri di Hamas a Gaza.
Vittorio era a Gaza dall’agosto 2008 , al tempo dei primi tentativi di rompere l’assedio con l’iniziativa “ Free Gaza” .
Insieme ai palestinesi ha patito i bombardamenti su Gaza ( all’uranio impoverito e altre armi letali) durante l’aggressione israeliana “ piombo fuso : 27.12.2008/18.1.2009 “ costata la vita a 1400 palestinesi, con migliaia di invalidi e malati cronici.
Le sue cronache passate sui media occidentali hanno fatto conoscere al mondo l’infamia della guerra israeliana, poi condannata dall’ONU con il “rapporto Goldstone” .
Il pacifista Vittorio Arrigoni, pur nella condanna “senza se ne ma” contro Israele, ha mantenuto aperta la speranza con quel “ restiamo umani”, che diverrà il titolo del libro scritto su quel tragico periodo.
Più volte arrestato e ferito nelle lotte in difesa dei pescatori e contadini – il governo israeliano lo gratificherà di “ bersaglio n° 1 (con tanto di foto e particolari)”; Vittorio verrà cacciato con il foglio di via, ma indomito rientra a Gaza dal Sinai , per condividere con i palestinesi la quotidiana resistenza.
E’ paradossale che la vita di Vittorio, scampato al crimine di “ piombo fuso” e di altre aggressioni, finisca nella più grave sciagura che può capitare a chi si è prodigato in aiuti e condivisione alla causa palestinese , quella di finire massacrato dal “ fuoco amico “ !
E’ una tragedia constatare a che punto è giunta la vicenda palestinese .
Della cui parabola vanno comunque accusati i governi arabi e i loro supporter occidentali, Italia compresa, che per mantenere a tutti i costi il criminale regime israeliano , hanno contribuito a distruggere le forze politiche riconducibili ad una visione e cultura laica e universalistica, facendo emergere quelle confessionali e tribali, fino a quelle fondamentaliste e jihadiste.
Gran parte della popolazione araba sta riscattandosi tentando di rovesciare regimi dinastici, dispotici e corrotti .
L’attuale “primavera araba” ha assunto come riferimento l’Intifada Palestinese : meraviglia constatare che proprio nei territori occupati non si stia cogliendo questa ansia di liberazione .
Anche di ciò , dei suoi ultimi resoconti , ringraziamo Vittorio , attento osservatore dei mutamenti e delle difficoltà intervenuti nel popolo amato.
Morire a 36 anni è di per se un’opera incompiuta !
La perdita di Vittorio è tanto più grave se si pensa al contributo prestato come attivista dei diritti umani , ma siamo convinti che la sua giovane esistenza così spesa bene , sarà presto rimpiazzata e motivo di orgoglio per decine di giovani delle attuali e future generazioni.
Ricordiamolo ovunque , Vittorio “cittadino onorario di Gaza” !
Insieme al rinnovato impegno per la causa palestinese e per tutti i popoli oppressi e resistenti.
Affettuose condoglianze ai genitori e alla sorella, ai cooperanti dell’International Solitariry Mouvement (ISM) , a tutte/i noi che perdiamo un fratello coerente,infaticabile, amorevole.
ADDIO VITTORIO, NON TI SCORDEREMO MAI
Lucio Manisco
Giustificato nutrire non poche riserve sulle presunte motivazioni e sulle circostanze di un’esecuzione che tutto è stata fuorché un rapimento mirato ad ottenere la liberazione di “esponenti salafiti”. Vittorio Arrigoni non era un dirigente o un militante di Hamas, ma il testimone obiettivo e eloquente delle repressioni e degli eccidi israeliani nella Striscia di Gaza prima, durante e dopo l’operazione Piombo Fuso.
Prima facie, in attesa dell’esito degli interrogatori degli assassini e delle indagini, non è azzardato ipotizzare che si sia trattato dell’eliminazione esemplare e pilotata tramite terzi – balordi o estremisti fanatici – di un testimone unico e indipendente nell’imminenza di altre iniziative a favore del popolo palestinese, quali la partenza a maggio di una seconda flottiglia internazionale della pace diretta a Gaza.
Fuori dal contesto di questa barbarica esecuzione, e anche se irrilevante come ogni altra iniziativa della politica estera italiana, va ricordato che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato il solo capo di Governo Europeo ad accogliere la richiesta israeliana di ostacolare la nostra partecipazione alla flottiglia della pace e ad impegnarsi a bloccare la partenza della nave “Stefano Chiarini” con il suo carico di aiuti umanitari destinati al popolo martoriato della striscia di Gaza.
Ignazio Marino (Pd)
Un gesto ripugnante e atroce. Non si può definire in altro modo l'omicidio di Vittorio Arrigoni, conosciuto da tutti per il suo impegno e per i suoi reportage da Gaza, con cui ci invitava a 'restare umani', un ideale che nella sua vita è riuscito davvero a mettere in pratica". Così Ignazio Marino, senatore del Partito Democratico, dopo l'omicidio a Gaza di Vittorio Arrigoni, giovane militante pacifista italiano rapito da un commando di estremisti salafiti.
Bisogna accertare subito la verità, come ha chiesto il presidente Napolitano - prosegue Marino - non soltanto per il nostro Paese, ma soprattutto per la sua famiglia e per i suoi compagni a cui esprimo tutta la mia più sincera vicinanza.
Pier Luigi Bersani (segretario del Pd)
L’assassinio di Vittorio Arrigoni suscita turbamento e repulsione nelle coscienze civili. Questo atto terroristico dimostra quanto sia importante che la comunità internazionale lavori con determinazione e unità alla soluzione negoziale del conflitto che da anni insanguina quella terra.
Esprimo anche a nome del partito democratico la vicinanza alla famiglia di Vittorio Arrigoni e il rispetto per l’impegno che questo giovane italiano aveva assunto per portare aiuto da volontario in una regione così difficile.
Associazione Zaatar Onlus
Vittorio Arrigoni è stato ucciso. Il portavoce del ministero dell'interno della Striscia di Gaza, ha comunicato il ritrovamento del corpo senza vita di Vittorio Arrigoni, dopo un blitz eseguito nella notte in un appartamento nella zona di al-Karamah, a Gaza City. Vittorio sarebbe stato ucciso ore prima dell'intervento delle forze di sicurezza di Hamas, e molto prima dell'ultimatum imposto dai rapitori, che scadeva alle 16 di oggi. Sarebbero stati arrestati due appartenenti a un gruppo auto-definitosi salafita.
Tutti noi attivisti di Zaatar siamo sconvolti. Vicini alla famiglia portiamo nel cuore Vittorio.
Elisabetta Filippi,rappresentante legale di Zaatar - amica di Vik
Con grande fatica, il cuore gonfio di dolore e le lacrime agli occhi, comunico quel che molti di voi già sanno. Vittorio è stato ucciso stanotte, la notizia è arrivata stamattina presto con un sms. Tutto è avvenuto troppo in fretta. Troppo in fretta mani ignobili hanno strappato la vita di Vittorio. Bestie feroci si sono macchiate di un crimine orrendo contro una persona meravigliosa e rara. Chi ha compiuto questo crimine è nemico dei palestinesi, sicuramente complice di Israele, direttamente o indirettamente. Nessun palestinese poteva volere la morte di Vik se non uomini simili a bestie, corrotti, collaborazionisti. Chi trarrà beneficio da questa morte sarà solo Israele e coloro che odiano il popolo palestinese.
Sono, siamo noi tutti di Zaatar, vicini alla famiglia di Vik. Vicini e senza parole per un crimine che ci lascia senza fiato, sconvolti paralizzati in un incubo.
Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese
A Gaza solo i morti hanno visto la fine della guerra. Per i vivi non c’è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza.” Vittorio, noi ti ricorderemo con queste tue parole e andremo avanti, verso la giustizia, accompagnati dalla tua esortazione, restiamo umani!
Vorremmo sapere da chi è stata armata la mano dei fanatici integralisti che t’hanno prima rapito e poi ucciso. Ma nessuno, se non la realtà che tu descrivevi, ci fornirà le prove dei mandanti. Noi lo sappiamo quanto dava fastidio la tua voce senza moneta o ricatto che potesse zittirla! Sappiamo quanto l’assedio criminale e i bombardamenti quasi quotidiani che Israele somministra a Gaza, uscivano dal silenzio grazie alla tua voce, per ciò tanto fastidiosa all’orecchio dell’assediante e dei governi suoi amici e complici.
Il dolore non ci renderà immobili, né muti. Leggeremo ovunque le tue parole, ricorderemo ovunque il tuo esempio e le tue testimonianze. Se Israele pensa di essersi liberato di te per mano di folli integralisti, e se il governo italiano, amico dichiarato e sostenitore dello stato dell’apartheid pensa altrettanto, presto sarà chiaro anche a loro che la tua vita stroncata fisicamente ora si è espansa in ognuno di noi e verrà decuplicata e centuplicata nel nostro agire.
“I crimini di cui si sta macchiando Israele in queste ore vanno oltre l’immaginabile………….Qualcuno deve fermare questa carneficina…” Così scrivevi mentre le bombe al fosforo martoriavano i corpi dei gazaui, ma poi aggiungevi “Le manifestazioni in tutto il mondo dimostrano che esistono persone in cui credere, ma non sono ancora in grado di esercitare la pressione necessaria sui governi occidentali perché fermino i crimini di Israele.”
Vittorio, le tue parole echeggeranno ovunque, e il tuo viso diverrà familiare anche a chi ignorava la tua esistenza. Il tuo obiettivo è il nostro e cammineremo verso la fine dell’assedio e dell’occupazione sionista sapendoti accanto, come un amico che non aveva paura della morte e che la morte non potrà più offendere.
Cose in Comune & lo staff del Premio Città di Sasso Marconi
Restiamo Umani! in ricordo di Vittorio Arrigoni
La morte di una persona amica è qualcosa a cui non siamo mai adeguatamente preparati... ma risulta ancora più difficile dare una spiegazione quando a perdere la vita per mano armata è una persona interessata soltanto a portare un messaggio di pace.
Parole come democrazia, libertà, diritti umani, uguaglianza e pace sembrano armi agli occhi chi di si muove vigliaccamente in nome di interessi ottusi. In quanto armi, si pensa che vadano combattute e sopraffatte con armi più potenti, che hanno solo il risultato di istigare nuove paure e nuove violenze, in un circolo che nulla ha di virtuoso e che semina sopraffazione, disperazione, distruzione e morte. Il lavoro svolto da Vittorio, il suo impegno a Gaza per le persone bisognose di tutto, non doveva restare isolato e per questo motivo la comunità di Sasso Marconi gli aveva già consegnato il Premio “Città”, dedicato ai grandi comunicatori del nostro tempo. Un commosso ricordo va al video-messaggio da Gaza e alle parole della madre di Vittorio ai cittadini sassesi quando ha fisicamente ritirato il premio nel maggio 2009 (il messaggio sarà presto scaricabile dal sito web del comune e alla Signora Egidia Beretta esprimiamo tutta la nostra vicinanza in questo momento di infinita rabbia e tristezza).
Ora Vittorio non c'è più, ma siamo certi che il suo lavoro sia servito e servirà a radicare idee ben più utili e positive della guerra, dando speranza ai popoli oppressi e dando la forza di dire no alle ingiuste sopraffazioni.
Nel nostro piccolo continueremo a privilegiare chi si affida alla non-violenza per migliorare l'umanità, a ricordare chi si batte e si è battuto con le parole contro le armi in nome di un'idea, e a condannare fermamente chi utilizza la paura per affermare un potere e un'autorità non riconosciuta dai cittadini.
Andrea Alzetta Roma in action - Action, diritti in movimento
L'uccisione di Vittorio Arrigoni provoca rabbia e immenso dolore. Questa orrenda uccisione ci priva della persona che ha dato voce a Gaza negli ultimi anni.
Vittorio ha raccontato con esattezza le inaccettabili conseguenze dell'assedio israeliano a Gaza, di come i contadini, i pescatori e tutti i cittadini, vivono in miseria e senza sicurezza e rischiano la propria vita, colpevoli soltanto di volere vivere nonostante tutto. Dalla parte del popolo pastenese e con il popolo palestinese e contro l'inacettabile assedio palestinese. Questa è stata la vita di Vittorio.
Il Governo deve fare la sua parte consentendo a familiari e compagni di Vittorio di andare a Gaza e alla salma di ritornare in Italia, non passando da Israele, come Vittorio avrebbe voluto.
E' giusto accertare l'accaduto con una commissione di inchiesta, ma è chiaro che il popolo palestinese è la vera vittima e oggi è più debole, privato di un compagno leale e di un megafono in grado di ricordare ogni giorno l'atrocità dell'assedio di Gaza.
Cogliamo l'occasione per ricordare tutti gli attivisti morti in questi anni che per restare al fianco del popolo palestinese. E ricordo in particolare Giuliano Meir Khamis, direttore del Freedom Theater, ucciso 10 giorni fa a Jenin. E mentre a Gaza, gli opposti estremismi, soffocano le voci di libertà, noi dobbiamo trovare il modo per continuare a gridare contro un assedio ingiusto e orribile, e tenerci stretto il messaggio di Vittorio, che gli uomini vengono prima delle logiche di potere, "restiamo umani".
L'uccisione di Vittorio Arrigoni provoca rabbia e immenso dolore. Questa orrenda uccisione ci priva della persona che ha dato voce a Gaza negli ultimi anni.
Vittorio ha raccontato con esattezza le inaccettabili conseguenze dell'assedio israeliano a Gaza, di come i contadini, i pescatori e tutti i cittadini, vivono in miseria e senza sicurezza e rischiano la propria vita, colpevoli soltanto di volere vivere nonostante tutto. Dalla parte del popolo pastenese e con il popolo palestinese e contro l'inacettabile assedio palestinese. Questa è stata la vita di Vittorio.
Il Governo deve fare la sua parte consentendo a familiari e compagni di Vittorio di andare a Gaza e alla salma di ritornare in Italia, non passando da Israele, come Vittorio avrebbe voluto.
E' giusto accertare l'accaduto con una commissione di inchiesta, ma è chiaro che il popolo palestinese è la vera vittima e oggi è più debole, privato di un compagno leale e di un megafono in grado di ricordare ogni giorno l'atrocità dell'assedio di Gaza.
Cogliamo l'occasione per ricordare tutti gli attivisti morti in questi anni che per restare al fianco del popolo palestinese. E ricordo in particolare Giuliano Meir Khamis, direttore del Freedom Theater, ucciso 10 giorni fa a Jenin. E mentre a Gaza, gli opposti estremismi, soffocano le voci di libertà, noi dobbiamo trovare il modo per continuare a gridare contro un assedio ingiusto e orribile, e tenerci stretto il messaggio di Vittorio, che gli uomini vengono prima delle logiche di potere, "restiamo umani".
VITTORIO ARRIGONI
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