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il manifesto 2013.02.01 - 06 INTERNAZIONALE
IL RAPPORTO DEL CONSIGLIO DEI DIRITTI UMANI DELL'ONU
Cisgiordania, colonizzare i territori va considerato crimine di guerra
ARTICOLO - mi. gio.
ARTICOLO - mi. gio.
Per Israele, il documento «mina gli sforzi di pace», mentre per i palestinesi offre un contributo «minimo alla verità»
Israele deve fermare ogni attività di colonizzazione dei Territori palestinesi di Cisgiordania e Gerusalemme est e riportare nei suoi confini riconosciuti centinaia di migliaia di coloni. È scritto nel rapporto che il Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu ha pubblicato ieri sulle condizioni di vita dei palestinesi, sottolineando che anche il persistente trasferimento di popolazione in un territorio occupato può essere visto come crimine di guerra. Il documento si aggiunge alla preoccupazione espressa mercoledì dall'Onu e dell'Unione europea per le morti di palestinesi colpiti da armi che Israele definisce «non letali» come proiettili di gomma e candelotti di gas lacrimogeno.
Commissionato un anno fa, il rapporto del Consiglio dei Diritti Umani porta la firma di tre esperti indipendenti: il giudice francese Christine Chanet, la pachistana Asma Jahangir e Unity Dow del Botswana. Israele ne ha boicottato i lavori e si è rifiutato di rispondere alle domande di chiarimento. Ma non è riuscito a fermare l'iter che si concluderà il 18 marzo, quando il testo sarà sottoposto ai 47 stati membri del Consiglio. «Le colonie - si legge nel rapporto - sono istituite e sviluppate a beneficio esclusivo degli israeliani ebrei e vengono mantenute attraverso un sistema di segregazione totale tra i coloni e la popolazione (palestinese) che abita nei Territori occupati». Evidenziando il divieto per l'occupante di insediare la propria popolazione nelle aree occupate, il testo denuncia «la distruzione di case, gli arresti di minorenni e il loro trasferimento in Israele». Quindi rivolge un appello ai Paesi membri dell'Onu affinché si assumano le proprie responsabilità nelle relazioni con Israele «che viola norme perentorie del diritto internazionale». Secondo gli autori del documento esisterebbero le condizioni per un intervento della Corte penale internazionale. Non solo contro Israele ma anche verso le società, imprese e compagnie, locali e internazionali, che hanno operato e operano per lo sviluppo della colonizzazione.
Immediata la reazione di Israele. Il Consiglio non sarebbe credibile perché in passato si sarebbe mostrato «unilaterale e prevenuto», ha fatto sapere il governo Netanyahu. Le conseguenze di quel documento rischiano di «minare gli sforzi di pace», ha spiegato un portavoce del ministero degli esteri, aggiungendo che «l'unico modo per risolvere i nodi sospesi fra israeliani e palestinesi, incluso quello degli insediamenti, è la ripresa di negoziati diretti senza precondizioni». Per i palestinesi il rapporto del Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu darebbe solo un contributo «minimo» alla verità, dopo anni di denunce. mi. gio.
Commissionato un anno fa, il rapporto del Consiglio dei Diritti Umani porta la firma di tre esperti indipendenti: il giudice francese Christine Chanet, la pachistana Asma Jahangir e Unity Dow del Botswana. Israele ne ha boicottato i lavori e si è rifiutato di rispondere alle domande di chiarimento. Ma non è riuscito a fermare l'iter che si concluderà il 18 marzo, quando il testo sarà sottoposto ai 47 stati membri del Consiglio. «Le colonie - si legge nel rapporto - sono istituite e sviluppate a beneficio esclusivo degli israeliani ebrei e vengono mantenute attraverso un sistema di segregazione totale tra i coloni e la popolazione (palestinese) che abita nei Territori occupati». Evidenziando il divieto per l'occupante di insediare la propria popolazione nelle aree occupate, il testo denuncia «la distruzione di case, gli arresti di minorenni e il loro trasferimento in Israele». Quindi rivolge un appello ai Paesi membri dell'Onu affinché si assumano le proprie responsabilità nelle relazioni con Israele «che viola norme perentorie del diritto internazionale». Secondo gli autori del documento esisterebbero le condizioni per un intervento della Corte penale internazionale. Non solo contro Israele ma anche verso le società, imprese e compagnie, locali e internazionali, che hanno operato e operano per lo sviluppo della colonizzazione.
Immediata la reazione di Israele. Il Consiglio non sarebbe credibile perché in passato si sarebbe mostrato «unilaterale e prevenuto», ha fatto sapere il governo Netanyahu. Le conseguenze di quel documento rischiano di «minare gli sforzi di pace», ha spiegato un portavoce del ministero degli esteri, aggiungendo che «l'unico modo per risolvere i nodi sospesi fra israeliani e palestinesi, incluso quello degli insediamenti, è la ripresa di negoziati diretti senza precondizioni». Per i palestinesi il rapporto del Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu darebbe solo un contributo «minimo» alla verità, dopo anni di denunce. mi. gio.
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