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il manifesto 2013.02.01 - 06 INTERNAZIONALE
 
L'impianto nucleare di Natanz torna sotto tiro dell'Aiea
ARTICOLO - Giuseppe Acconcia

ARTICOLO - Giuseppe Acconcia
Giuseppe Acconcia
L'impianto di Natanz torna al centro dei colloqui sul nucleare iraniano. Tehran ha reso noto all'Agenzia atomica internazionale (Aiea), i cui ispettori si sono recati nella capitale iraniana a metà gennaio, di pianificare l'uso di centrifughe aggiuntive. Si tratterebbe di tecnologia di ultima generazione che renderebbe ancora più sospetta la centrale di Natanz, per anni oggetto di controlli e illazioni sull'avanzamento del programma nucleare iraniano. Per gli osservatori dell'Aiea, questo passo avanti potrebbe consentire a Tehran di raffinare più velocemente l'uranio, avvicinando il paese alla costruzione di un'arma nucleare. Nella missiva inviata all'Aiea le autorità iraniane fanno riferimento ad un modello di centrifughe IR2m che può arricchire l'uranio con una velocità due o tre volte maggiore delle tecniche usate fin a questo momento da Tehran. La missione internazionale aveva già sollevato dubbi sulle attività in corso nel sito militare di Parchin, base dei Pasdaran dove nel novembre del 2007 si verificarono una serie di esplosioni sospette. Negli ultimi mesi, sarebbero stati effettuati in questo sito, test per l'innesco di ordigni atomici.
Sono invece arenati gli incontri tra le autorità iraniane e il gruppo di contatto 5+1 (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Germania), per ora previsti per il prossimo febbraio. Ma l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Catherine Ashton ha assicurato ieri di essere fiduciosa sulla ripresa dei colloqui.
La notizia dell'avanzamento nei progetti nucleari iraniani arriva nel giorno in cui Tehran ha minacciato «gravi conseguenze» per Israele dopo il raid che ha colpito un centro di ricerca militare siriano. Per il governo iraniano l'incursione minaccia direttamente gli interessi del paese degli ayatollah in Medio oriente. Il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi ha assicurato che «questa aggressione fa parte di una strategia occidentale e sionista per far passare in secondo piano il successo del governo siriano nel riportare nel paese stabilità e sicurezza». E la retorica anti-americana non si ferma. A Tehran un enorme cartellone ricorda che gli Stati uniti, anche con la seconda presidenza Obama, restano un nemico. I media descrivono l'America come un pericolo più «subdolo quando tende la mano». E, in uno dei suoi ultimi interventi la guida suprema Ali Khamenei ha detto di considerare «un errore» anche solo «l'idea che l'arroganza globale, guidata dagli Stati uniti, possa raggiungere un compromesso con il movimento islamico».
L'Iran attraversa una grave crisi monetaria, innescata dal deprezzamento del rial, con ripercussioni sulla figura del governatore della Banca centrale, Mahmoud Bahmani, sotto pressione del Parlamento e della Corte dei conti che hanno chiesto le sue dimissioni. La crisi valutaria è un effetto diretto delle sanzioni internazionali per il programma nucleare di Tehran. Per questo, la stampa conservatrice ha più volte avvertito gli ayatollah della concreta possibilità di nuovi movimenti sociali in varie città.
 
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