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il manifesto 2013.02.01 - 07 INTERNAZIONALE
 
LA PROMESSA TRADITA
Annuncio di Obama «Non lo chiudiamo»
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Mercoledì scorso l'annuncio a sorpresa del Dipartimento di stato Usa, nell'interregno del passaggio di poteri tra Hillary Clinton e John Kerry. L'Amministrazione statunitense ha privato Daniel Fried della carica di «inviato speciale per la chiusura del penitenziario di Guantánamo bay». Fried aveva assunto l'incarico proprio nel 2009, quando il neoeletto Barack Obama aveva promesso di chiudere Guantánamo «in capo a un anno». Se è vero chele restrizioni imposte dal Congresso al trasferimento di detenuti, avevano da subito ostacolato il compito dell'inviato, quest'ultima decisione è il colpo mortale ad ogni possibilità di chiudere davvero il carcere-lager.
Stando a un comunicato interno al Dipartimento di stato, nessuno prenderà il posto di Fried, cui stato assegnato l'incarico di coordinatore per le politiche sanzionatorie a carico di Iran e Siria. E l'ufficio di Fried verrà chiuso, e le sue competenze passeranno all'ufficio dei consiglieri legali del dipartimento di Stato.
La chiusura di un ufficio così rilevante e la mancata sostituzione di Fried stridono in modo sorprendente con gli insistenti annunci - non solo elettorali - della Casa Bianca, che ha sempre rinnovato l'impegno a chiudere il penitenziario di Guantánamo Bay, a Cuba. Pochi mesi fa, lo stesso Barack Obama aveva sottoscritto un provvedimento legislativo che apportava ulteriori restringimenti alle pratiche di trasferimento dei detenuti da Guantanámo, in netto contrasto con gli impegni formalmente assunti con gli elettori. Nei giorni scorsi Khalid Shaikh Mohammed e altri quattro detenuti di Guantánamo sono pubblicamente comparsi al cospetto di una corte militare. I cinque, ritenuti responsabili dell'attentato alle Torri gemelle dell'11 settembre 2001, rischiano adesso la pena capitale.
 
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