domenica 17 febbraio 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.02.01 - 09 INCHIESTA
 
ECONOMIA
I fondi pensione investiti per un Piano anti-declino
ARTICOLO - Felice Roberto Pizzuti

ARTICOLO - Felice Roberto Pizzuti
I Fondi assorbono il nostro risparmio previdenziale, che se ne va all'estero o resta per finanziare il debito
L'Italia ha bisogno di un Piano per ristrutturare il suo sistema economico-sociale da almeno un paio di decenni; la crisi globale ha ulteriormente accentuato questa esigenza e, più in generale, la necessità di un profondo cambiamento nei rapporti tra mercati, istituzioni e parti sociali. La Cgil nel suo Piano del lavoro - evidenziando già nel nome il punto di riferimento da cui partire - auspica giustamente "un ritrovato protagonismo dell'intervento pubblico". Per il reperimento delle risorse finanziarie la Cgil indica diverse modalità. Una di queste - peraltro solo enunciata nel documento, ma ripresa dalla Camusso nella sua relazione e in successive interviste - è legata all'impiego dei fondi pensione per favorire la canalizzazione di risparmio previdenziale verso investimenti di lungo periodo, garantendone i rendimenti. Due possibilità di questo tipo sono state suggerite a più riprese nel Rapporto sullo stato sociale redatto nel Dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza. E' dunque utile richiamarle, anche per contribuire concretamente ad un programma di governo.
Tutti i fondi pensione della previdenza complementare (FP) attualmente gestiscono un patrimonio di circa 100 miliardi di euro, che è costantemente in crescita; il flusso annuo di contributi è di circa 12 miliardi di euro, di cui oltre 5 vengono dal Tfr, ma solo una parte irrisoria torna al nostro sistema produttivo. I FP negoziali - quelli amministrati da imprese e sindacati - gestiscono un patrimonio prossimo ai 30 mld., ma investono in azioni italiane solo lo 0,8%, mentre il 70% è investito all'estero. In modo simile si comportano gli altri FP a causa della ristrettezza della Borsa italiana dove le nostre imprese, per lo più medio-piccole, hanno scarsa disponibilità a quotarsi. Nel 2011, Il capitale dei FP impiegato in titoli di stato italiani, è calato a seguito della crisi dei debiti sovrani, ma è stato comunque pari a 18 mld; i soli FP negoziali ne detenevano 6,6 mld ma attualmente la cifra è risalita.
Dunque, i FP assorbono risparmio previdenziale che, in gran parte se ne va all'estero a finanziare i nostri concorrenti; la parte che rimane in Italia è investita fondamentalmente in titoli del debito pubblico. Naturalmente sarebbe auspicabile che una parte maggiore delle risorse gestite dai FP rimanesse nel nostro paese e contribuisse a migliorare le strutture produttive e sociali; a tal fine, sindacati, imprese e stato potrebbero concordare forme d'investimento da parte dei FP in titoli pubblici pensati ad hoc, perseguendo due obiettivi.
In primo luogo, andrebbero ottimizzati i rendimenti e la loro stabilità, corrispondendo alle specifiche esigenze del risparmio previdenziale che è un bene meritorio; il maggiore stimolo per i FP ad acquistare questi titoli pubblici italiani costituirebbe per lo stato una più ampia fonte di finanziamento, con effetti benefici anche sui tassi. Questi titoli potrebbero essere acquistati direttamente dai FP, eliminando anche i costi d'intermediazione dei gestori finanziari la cui funzione, invece, rimane necessaria per tutti gli altri tipi d'investimento dei FP onde evitare i pericolosi conflitti d'interesse.
Realizzare questo primo obiettivo sarebbe già un apprezzabile risultato finanziario, ma potrebbe favorirne un secondo più ambizioso - di tipo economico, sociale e politico se il maggior flusso di risorse diretto verso il settore pubblico avesse una destinazione d'uso ovvero se imprese, sindacati e stato, coerentemente alla natura di lungo periodo del risparmio previdenziale, concordassero di investirlo in specifici progetti di rinnovamento delle infrastrutture sociali e produttive il cui costante degrado è tra le principali cause del nostro "declino". Dunque, stato e parti sociali, collaborerebbero nella definizione di un Piano di rilancio del Paese, utilizzando risparmio previdenziale raccolto dai FP cui garantirebbero rendimenti migliori e più stabili.La seconda proposta parte dalla considerazione che gli attuali canali della previdenza complementare, nonostante i molti incentivi, attirano solo un quarto dei potenziali aderenti, rispetto all'obiettivo fissato al 40%. A questo riguardo va precisato che i FP possono svolgere un ruolo positivo se è aggiuntivo ma non sostitutivo rispetto al sistema pubblico a ripartizione il quale, per motivi d'efficienza, di efficacia e di equità derivanti dai suoi minori costi gestionali, dalla maggiore stabilità dei rendimenti e dalla possibilità di praticare trasferimenti solidaristici socialmente condivisi, deve essere il pilastro fondamentale per assicurare ai lavoratori, anche indipendentemente da periodi di disoccupazione involontaria, una pensione sufficiente a vivere dignitosamente negli anni della vecchiaia.
Dopo le innumerevoli riforme tese prevalentemente a fare cassa e a indebolire il sistema pensionistico pubblico (le cui entrate contributive, peraltro, superano le prestazioni previdenziali al netto delle ritenute fiscali con un saldo attivo pari all'1,7% del Pil), il suo attuale assetto non sarà in grado di svolgere questa funzione; dunque occorrerà intervenire, cominciando col rimuovere le storture anche tecniche introdotte dalla riforma Fornero (basti pensare agli esodati). Ma a quanti dispongono di risparmio aggiuntivo e apprezzabilmente pensano di aumentare la loro copertura pensionistica andrebbero date più possibilità di scelta. Oltre ad aderire agli attuali FP finanziati a capitalizzazione, dovrebbero avere la possibilità (oggi negata) d'incrementare la stessa pensione pubblica finanziata a ripartizione aumentando, nella misura e per i periodi voluti, la contribuzione, disponendo anche dei contributi aziendali e degli incentivi fiscali attualmente concessi solo per l'adesione ai FP. La copertura pensionistica aggiuntiva così maturata non dovrebbe essere toccata da riforme del sistema pubblico, al pari delle prestazioni dei FP. Questa contribuzione aggiuntiva, che avrebbe il pregio contabile di aumentare le entrate pubbliche, dovrebbe confluire nello stesso fondo destinato a finanziare il Piano per gli investimenti di lungo periodo previsto nella prima proposta.
Ipotizzando che la metà dei lavoratori che oggi non aderiscono ai FP sia attratta dalla maggiore stabilità dei rendimenti e dall'elasticità d'adesione di questo nuovo canale previdenziale, versando gli stessi contributi previsti per i FP, oltre ad aumentare la loro copertura pensionistica, apporterebbero al fondo per gli investimenti di lungo periodo capitali freschi pari a circa l'1,4% del Pil.
Queste due proposte possono essere applicate con tarature diverse, ma comunque mostrano che obiettivi politici progressisti di crescita, di sviluppo sociale e di democrazia economica istituzionale (cioè con e non fuori o contro le istituzioni) - estranei alla logica dell'agenda Monti - possono essere perseguiti con progetti tecnicamente e finanziariamente compatibili.
 
[stampa]
 
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it