domenica 17 febbraio 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.02.01 - 12 VISIONI
 
Austria/ IL CENTRAVANTI DEL WUNDER TEAM DEGLI ANNI TRENTA
Cartavelina Sindelar, il fuoriclasse che non si piegò
ARTICOLO - Flaviano De Luca

ARTICOLO - Flaviano De Luca
Una morte misteriosa per il campione che aveva marcato il gol del secolo nel '32, in un match perso contro l'Inghilterra
Flaviano De Luca
Ai suoi tempi, era stato l'autore del gol del secolo, segnato in un match perduto nel 1932 contro l'Inghilterra. Matthias Sindelar (nato in Moravia nel 1903, da una famiglia cattolica, trasferito a Vienna da bambino, perso il padre nella prima guerra mondiale) giocava con la maglia bianca della nazionale austriaca, il Wunderteam degli anni trenta che faceva sognare flappers e sartine, appassionati e classe operaia. Ed era uno dei più grandi giocatori dell'epoca, insieme con Peppino Meazza e l'ungherese Gyorgy Sarosi, centravanti come loro. L'avevano soprannominato Cartavelina per la sua capacità d'intrufolarsi nelle difese avversarie come fosse un foglio di cartavelina spinto dal vento (o la piuma di Forrest Gump) e quell'indimenticabile rete la marcò proprio dopo aver dribblato gran parte dell'English team, un'agnizione di Maradona mezzo secolo prima.
Sindelar è il simbolo del calcio che rifiutò il nazismo, ebbe diverse offerte di vestire la maglia con la croce uncinata dopo l'Anschluss e pagò, con una morte misteriosa, la fedeltà ai suoi ideali. Pochi anni fa l'ex calciatore ed ex dirigente Nello Governato ha rievocato la sua straordinaria vicenda nel libro Matthias Sindelar, il campione che non si piegò ad Hitler. Il 29 gennaio 1939 fu trovato morto insieme alla sua fidanzata italiana, la milanese Camilla Castagnola di religione ebraica, conosciuta qualche anno prima in un ospedale di Milano, in seguito ad un infortunio occorso al giocatore austriaco durante i Campionati mondiali di calcio del 1934 (proprio l'italoargentino Luisito Monti l'aveva pestato duramente nella semifinale dall'arbitraggio scandaloso). Le autorità tedesche dell'epoca attribuirono la morte all'avvelenamento da monossido di carbonio. Per diversi anni circolò l'ipotesi che Sindelar fosse di lontane ascendenze ebraiche e che l'unione con una donna ebrea avesse portato a un assassinio di entrambi da parte dei nazisti, sia per la loro religione, sia per il suo rifiuto di vestire la maglia della nazionale tedesca e di iscriversi al Partito nazista. In tutti i casi fu la Gestapo, la polizia politica tedesca, a far cremare in fretta i loro corpi e metterli nella tomba, ancora oggi luogo di pellegrinaggio nel cimitero monumentale della capitale austriaca.
Nella celeberrima «partita della riunificazione» (Anschlusspiel), disputata al Prater di Vienna il 3 aprile del 1938 e che doveva sancire la dissoluzione della squadra di calcio austriaca in quella del Terzo Reich. In quella partita, dopo il suo gol, alzò fra lo sbigottimento generale, il pugno chiuso (anziché fare il saluto nazista) proprio davanti alla tribuna centrale dove siedevano i gerarchi nazisti, un gesto che non gli fu mai perdonato e che lo rese inviso al regime fino alla fine dei suoi giorni.
Come Sindelar, ci furono altri sportivi importanti che vennero travolti dalle leggi razziali, le persecuzioni antiebraiche, ridotti a un semplice numero nei campi di concentramento. È il caso di Julius Hirsch, il primo calciatore tedesco ebreo a vestire la maglia della nazionale. Durante la Grande guerra, era anche stato decorato con la Croce di ferro. Ma le leggi razziali promulgate nel Reich gli resero la vita impossibile. Lasciò la moglie per non mettere in pericolo lei e i due figli, subì la deportazione ad Auschwitz. Morì nel 1943 e nello stesso anno morì l'americano Eddie Hamel, il primo calciatore ebreo a giocare nell'Ajax, la squadra del ghetto: faceva l'allenatore quando venne deportato ad Auschwitz.
 
[stampa]
 
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it