domenica 17 febbraio 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.02.01 - 14 LETTERE
 
LE LETTERE
ARTICOLO

ARTICOLO
Ma qualcuno sa dirmi esattamente quali sono le idee, le proposte - se ci sono - dei singoli schieramenti sulla scuola? A parte le non-idee del Pdl (peraltro in ciò coerente), e la solita sortita tecnocrartificiale di Monti (un mese in meno di vacanze, wow, immagino i clienti-genitori gongolanti, più per il dispetto agli insegnanti fannulloni), si potrebbe capire qualcosa delle proposte Pd-Sel? (e Sel avrebbe buon gioco almeno in questo a ritagliarsi una buona posizione strategica con qualche contenuto finalmente chiaro sulla scuola pubblica. Ma c'è?). Qualcuno tra i competitors ha inequivocabilmente affermato di voler porre la scuola pubblica e la ricerca al centro dell'agenda politica? Di elargire più fondi, di barattare, mettiamo, un paio di F35 con qualche aula nuova? O, al contrario, ma in modo altrettanto chiaro, qualcuno (tranne Pdl e Casini) hanno con coraggio finalmente affermato l'insostenibilità del modello "pubblico" della scuola ed aperto a soluzioni miste pubblico-private? In pratica, dare soldi alla Chiesa (visto che, per quanto i corifei del liberismo all'italiana si ostinino a sostenere il contrario, nel nostro paese esiste un solo privato che succhia soldi al pubblico in ambito (non solo) scolastico, ed è la Chiesa). Ovvero, qualche politico coraggioso ci sta che apra davvero al privato, eliminando i famosi lacci e lacciuoli e permettendo, magari, al maestro precario e alla prof disoccupata di mettere su una bella scuola? Gli unici che hanno davvero sottolineato la centralità della scuola pubblica senza se e senza ma sono stati Movimento Cinque Stelle e Lista Ingroia. Che fare? Per quanto riguarda il Pd, basta dare un'occhiata al referendum prossimo a Bologna sulle primarie paritarie. Gli organi di stampa sono tutti a favore della Curia e boicottano i cittadini che hanno chiesto il referendum affinchè cessasse l'elargimento pubblico alle scuole parificate cattoliche. Il referendum non s'ha da fare. Ma poi risparmierebbe davvero lo Stato? Ma mò, secondo voi, un insegnante di scuola pubblica chi dovrebbe votare?
Pasquale Farmaco
Nell'editoriale di Norma Rangeri e nell'articolo di Daniela Preziosi, pubblicati ieri, vi sono diversi piani di lettura e diversi punti di analisi per cercare di capire cosa succede a questa disperata e disperante "sinistra" che non riesce a fare a meno di "atomizzarsi" in un contesto in cui, proprio perché si autodefinisce "sinistra", si presupporrebbe mettesse al primo posto le condizioni di vita  e di lavoro dei salariati dipendenti invece dell'attenzione alle inesistenti e inconsistenti "linee programmatiche" o a difendersi dalle autodefinizioni di essere il migliore che stanno esprimendo i partiti nei confronti di un elettorato disilluso o politicamente incosciente. La difficoltà a far capire il proprio programma coinvolge tutti i partiti senza fare il solito qualunquismo. E' ovvio, ormai, che il nostro avversario ci ha trascinato e ci tiene nel suo terreno ed è li che ha trasferito lo scontro di classe nel tentativo di azzerarlo e ridurlo a una delle tante differenze che compongono il panorama politico rinforzando questo concetto intenzionalmente sbagliato di democrazia allo scopo però di limitare anche la stessa mantenendola autoritaria anche rendendo difficilmente comprensibili i distinguo e, pertanto, uniformando le differenze sotto il profilo della confusione. Spero che il Manifesto sia una ulteriore occasione di individuazione di punti forti su cui riaggregare questa sinistra che rischia di diventare orfana della sua storia.  
Mancini Amando, Viareggio 
Ho letto con grande interesse il libro «Il diritto di avere diritti» di Stefano Rodotà, ho letto alcune recensioni allo stesso ma mi sono sentita sola nella riflessione che segue. Sicuramente il libro è un ottimo testo integrativo a manuali di diritto civile, offre al lettore validi spunti per approfondimenti storici/filosofici ma ritengo che l'esposizione sia carente in un punto essenziale. Se è vero che il ruolo delle Corti nazionali e internazionali nella difesa, nel riconoscimento e nella ridefinizione dei diritti fondamentali dell'uomo è il tratto che caratterizza la nostra epoca perché non spendere una parola in merito agli artt.24/28 della nostra Costituzione?
Se, cito : «Questo cambiamento della cornice concettuale avviene all'insegna di una emersione della materialità del vivere non più cancellata dall'astrazione, dunque di una "scoperta" della persona concreta e della realtà dei suoi bisogni. Un altro mutamento concettuale: al posto del soggetto astratto della modernità occidentale compaiono la persona e il costistuzionalismo dei bisogni» (pg.138), perché non domandarsi quali strumenti ha a propria disposizione questa persona concreta per far valere concretamente i propri diritti? La risposta non può essere il superficiale richiamo ad una fantomatica riforma della giustizia sventolata (e neanche tanto) da alcuni in questi giorni di campagna elettorale. Nella Relazione di apertura dell'anno giudiziario è stato detto che tante sono le cause intentate contro lo Stato per danni causati dall'inefficienza del sistema giudiziario. Anche questo diritto non sfugge quindi alla logica ben descritta da Rodotà: non aspettandosi alcuna risposta concreta dal sistema politico, il cittadino non può che rivolgersi ancora una volta al giudice per vedere formulati e riconosciuti i propri diritti. Ritengo che per affrontare con serietà la riforma del sistema giudiziario sia necessario considerare "la giustizia" non come un mero strumento per far valere i propri diritti ma essa stessa come un diritto inviolabile della persona.
Per risolvere il problema dell'emergenza giudiziaria non si può prescindere dalla necessità che la politica si riappropri delle sue storiche funzioni propositive di norme chiare e attente ai bisogni concreti, reali. Bisogni che vengono prima di qualsiasi credo politico e religioso. Perché se è vero che il cittadino ha acquistato maggiore consapevolezza dei propri diritti, della possibilità e dei modi di farli valere e rispettare, purtroppo (lo dico per esperienza diretta!) deve fare ancora i conti con il vecchio e mai obsoleto meccanismo di esclusione: il denaro. Quante "persone concrete" possono infatti economicamente permettersi di affrontare tre gradi di giudizio?
Elena Campana
Anche a me è piaciuto il film «Lincoln», e concordo con Alberto Poli, il lettore che mi ha preceduto (lettera del 30 gennaio), sul giudizio positivo che coinvolge regista e attori, e sul riconoscimento della professionalità di quanti hanno collaborato alla macchina produttiva che ci sta dietro. Quanto alla figura "positiva" a tutto tondo del Presidente Lincoln, meritevole a fronte del giuramento finale, dell'applauso registrato da Poli nella sala in cui assisteva alla proiezione, beh mi sento di aggiungere un parallelo con lo storico e per molti versi entusiasmante discorso svolto dal Presidente Obama, in occasione del giuramento pronunciato in apertura del suo secondo mandato. Il primo Presidente degli Stati Uniti d'America che nel II dopoguerra non ne abbia cominciato un'altra, ha fra l'altro detto: "Questa generazione di americani è stata testata dalla crisi che ha offuscato le nostre convinzioni e provato la nostra resistenza. Dieci anni di guerra stanno ora terminando." Di dieci anni di guerra ha parlato, non di dieci anni di missioni umanitarie, dieci anni di guerra cui l'Italia ha dato, secondo me in spregio all'Art. 11 della nostra Costituzione, un diretto ed importante contributo, che si dovrebbe almeno avere l'onestà intellettuale di riconoscere come tale, senza ancora nascondersi dietro formali ed ipocriti giri di parole. Ma il discorso di Obama contiene almeno un passaggio che a mio parere merita di essere sottolineato per gli importanti "limiti" che denuncia, allorquando come Lincoln, ringrazia prima dei suoi concittadini, appunto Dio. "Miei cari americani il giuramento che ho svolto davanti a voi oggi, come quello recitato da altri che hanno servito in questo Campidoglio, è un discorso a Dio e alla nazione (..) Grazie, Dio vi benedica, e possa lui per sempre benedire questi Stati Uniti D'America." Il che per altro mi riporta alla conclusione di Poli, con una variazione sul verbo 'preferire', che lui propone all'indicativo presente, mentre per me vale al condizionale, perché sì "preferirei altre figure paterne, altre culture", ma quando cerco di scorgerne una, mi trovo puntualmente nella condizione di quello cui manca sempre uno per far trentuno. Così non mi resta che sperare che se il Dio, in cui non riesco proprio a credere, ci fosse per davvero, si riveli almeno dotato di umorismo, come il Dio descritto da Friedrich Dürrenmatt nel suo ultimo libro la "Valle del caos".
Vittorio Melandri
La Sindaca di Sesto San Giovanni con la sua lettera al Manifesto del 29 gennaio prosegue, non sappiamo quanto consapevolmente, l'azione di disinformazione scientemente portata avanti dal suo predecessore Oldrini e dall'allora assessore alla pianificazione urbanistica Morabito, che hanno sempre occultato dietro arzigogoli normativi il fatto che l'intervento di riuso delle aree ex Falck presentasse densità insediative superiori e dotazioni di spazi pubblici inferiori a quelli che nello stesso periodo e con gli stessi strumenti sono stati attuati a Milano dalla Giunta Moratti/Masseroli e che furono giustamente e duramente criticati e contrastati dall'allora opposizione milanese, costituita dagli stessi partiti cui appartengono Chittò, Oldrini e Morabito. Il progetto Città della Salute peggiora ulteriormente la situazione sottraendo ai cittadini sestesi quasi metà di quegli spazi pubblici già in origine insufficienti e caricando ulteriormente l'intervento circostante di un mega centro commerciale al posto del previsto Museo del Lavoro.
Non si rende giustizia alla verità dei fatti se ci si limita a valutare il bilancio costi-benefici della Città della Salute senza valutare anche il pesantissimo contesto insediativo in cui questa si troverebbe inserita e che sposta il bilancio complessivo decisamente dalla parte in perdita.
Prof. Sergio Brenna (ordinario di urbanistica); Prof. Patricio Enriquez Loor (docente di Diritto urbanistico)- Politecnico di Milano. Presentatori di osservazioni al Piano ex Falck e consulenti dei comitati di cittadini.
Errata corrige. Ieri un articolo della pagina Community, a firma Vincenzo Comito e Enrico Grazzini, che girava dalla prima pagina, risultava erroneamente, in calce alla foto della sede senese del Monte dei Paschi, firmato anche da Marco Bersani. L'errore è dovuto all'impaginazione precedente, cambiata all'ultimo momento per la rilevanza della questione «nazionalizzazione di una banca», che prevedeva una firma centrata che non è stata cancellata. Ce ne scusiamo con tutti gli autori e con i lettori.
 
[stampa]
 
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it