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il manifesto 2013.02.02 - 03 LA PAGINA 3
 
BERLUSCONI
Ultime battute, domani a Milano «proposta shock»
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ROMA
La sinistra «è veramente brutta e cattiva». Il messaggio elettorale di Silvio Berlusconi è più sintetico di un sms. Peggio della sinistra, fa capire alla conferenza stampa sul programma convocata nella sede del Pdl a via dell'Umiltà, ci sono solo i giudici e Angela Merkel. Non necessariamente in quest'ordine.
Un'altra tegola giudiziaria, infatti, è piovuta sul capo dell'ex presidente del consiglio. I giudici della seconda sezione della corte d'appello di Milano hanno bocciato la richiesta di legittimo impedimento presentata dai suoi legali nel processo d'appello Mediaset in cui è imputato per frode fiscale. Il Cavaliere aveva proposto ai giudici due appuntamenti romani, la riunione con gli europarlamentari di ieri mattina e la presentazione dei candidati nel Lazio di ieri pomeriggio. Impedimenti non irresistibili per i giudici, che hanno respinto la richiesta e avviato la requisitoria finale del sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale.
Tutto però si è interrotto di nuovo (è la terza volta) per l'abbandono dell'aula da parte di Niccolò Ghedini e di tutti gli avvocati dei sette imputati dopo l'annuncio della difesa di Berlusconi della rinuncia al mandato difensivo in assenza di un ripensamento dei giudici. Che non è arrivato. La prossima udienza è fissata all'8 febbraio.
A Roma, intanto, l'ex premier ripete per l'ennesima volta ai giornalisti che «la situazione della giustizia italiana è una patologia della nostra democrazia di cui, quando saremo al governo, dovremo prioritariamente occuparci». Più di lui tuona Alfano: «Quello che è successo a Milano è meritevole di un intervento del presidente della Repubblica. Eserciti la sua moral suasion. Non chiediamo di bloccare un processo ma chiediamo che ci sia consentito di avere un leader che faccia la campagna elettorale».
Almeno ieri, Berlusconi l'ha fatta eccome. Cuore politico della proposta europea del Cavaliere è spuntarla nel «braccio di ferro con Berlino», altrimenti «la realtà imporrà ai vari paesi di uscire dall'euro, con il rischio della fine dell'Eurozona e il ritorno alla propria moneta nazionale». Niente austerità in tempi di crisi, agenzia di rating europea per bilanciare quelle anglosassoni, Bce dotata del «bazooka» monetario come la Fed americana (acquisto illimitato di debito pubblico), elezione popolare diretta del presidente della commissione europea. Toni a parte, proposte non lontane da quelle fatte all'epoca da Prodi e dal Pse. Eppure il fiscal compact l'ha firmato lui da Palazzo Chigi. E così il pareggio di bilancio nel 2013. Non a caso, Bersani liquida le ultime dichiarazioni come «battute da due soldi» e fa sapere che volerà a Berlino per incontrare il ministro delle finanze Schauble e i vertici della Spd il prossimo 5 febbraio: «Le carte che abbiamo buttato via - dice il segretario del Pd - ce le hanno fatte buttare via loro, Berlusconi e la Lega».
Il Cavaliere prepara come al solito le ultime tre settimane di campagna elettorale. Non a caso passerà tutti i weekend in Lombardia, vera regione chiave del voto di febbraio. Già domani, assicura, presenterà una «proposta shock» agli elettori. r. pol.
 
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