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il manifesto 2013.02.02 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
CONSIGLIO DI STATO
E se quel parere fosse una vittoria di Pirro?
ARTICOLO - Erasmo D'Angelis *
ARTICOLO - Erasmo D'Angelis *
E se il parere del Consiglio di Stato in tema di tariffe idriche fosse solo la vittoria di Pirro? Già, perché se da un lato la famigerata remunerazione del 7% abrogata dal referendum va restituita, dall'altro va garantito il principio europeo del full cost recovery e cioè la copertura degli oneri finanziari per l'accesso al credito. Ora, visto che il costo del denaro, almeno per quanto ci riguarda, è anche superiore al 7%, che si fa? E' materia giuridica complessa e ci adegueremo alle decisioni della nuova Autorità nazionale (del gas e dell'energia). Ma l'empasse suscita più di una domanda.
Intanto per la banalizzazione della remunerazione che ha portato tanti in buona fede a credere che significasse utile e bieco profitto, quando è il meccanismo finanziario che consente molto banalmente di poter accendere ad un prestito bancario e restituirlo man mano con il pagamento delle bollette, pagando i relativi interessi come qualsiasi comune mortale che si avventura in banca per accendere un mutuo.
Gli interessi venivano prelevati dalla voce in tariffa remunerazione del capitale investito (come le risorse per pagare le imposte allo Stato), e nella nuova tariffa provvisoria varata dall'Autorità è sotto la voce: copertura dei costi finanziari. Il guaio è che in Italia purtroppo gli investimenti possono contare solo sulle tariffe, non esistono altre fonti. Eliminare gli oneri finanziari oggi è una illusione, ma si può fare se c'è una alternativa: far coprire i costi da una nuova tassa comunale sul ciclo dell'acqua uguale o superiore alle tariffe attuali, oppure direttamente dallo Stato.
Purtroppo, cari compagni, all'orizzonte questa novità non c'è. In realtà, sarebbe una manovra da Paese che scoppia di salute economica. E' inimmaginabile che l'Italia scarichi oggi la gestione idrica sulle finanze pubbliche vista l'impossibilità di spesa pubblica (i soldi dello Stato non ci sono più) e la nuova cornice costituzionale e legislativa, con i patti di stabilità e regola del pareggio di bilancio, e la voragine del debito pubblico. Per questo, la vera truffa dell'acqua è la trappola innescata ai danni dei nostri figli e nipoti, oltreché di un ambiente con mare, fiumi e laghi col record europeo di inquinamento da scarichi fognari in libertà.
Teniamola ben aperta la discussione sulla gestione dell'acqua (la proprietà pubblica del bene, finalmente è fuori discussione), però evitando un approccio simbolico o demagogico che, a mio avviso, non rende un buon servizio alla causa, né alla causa di una sinistra che vuole assumersi responsabilità di governo.
Finalmente le funzioni di controllo, regolazione e tariffarie sono state trasferite ad una Autorità nazionale pubblica e indipendente e questo almeno costringe tutti a fare un passo in avanti e a misurarsi con la realtà.
La vera rivoluzione è affrontare le emergenze per non gettare un patrimonio di problemi irrisolti nella grande discarica del futuro, far entrare il ciclo dell'acqua nel sistema delle politiche ambientali e industriali, controllare tutta l'acqua e non solo il 17% che arriva al rubinetto ma anche quella che se ne va con grandi sprechi e in concessioni pubbliche di prelievo a costi risibili nel business stellare delle minerali che gode dell'immunità referendaria, far rispettare standard di qualità del servizio in tutta la penisola. Il nuovo metodo tariffario, piaccia o no, dovrà stimolare investimenti nell'ordine di 65 miliardi in 30 anni, come calcola Federutility, per evitare il degrado ulteriore del bene comune.
*Presidente Publiacqua Firenze
Intanto per la banalizzazione della remunerazione che ha portato tanti in buona fede a credere che significasse utile e bieco profitto, quando è il meccanismo finanziario che consente molto banalmente di poter accendere ad un prestito bancario e restituirlo man mano con il pagamento delle bollette, pagando i relativi interessi come qualsiasi comune mortale che si avventura in banca per accendere un mutuo.
Gli interessi venivano prelevati dalla voce in tariffa remunerazione del capitale investito (come le risorse per pagare le imposte allo Stato), e nella nuova tariffa provvisoria varata dall'Autorità è sotto la voce: copertura dei costi finanziari. Il guaio è che in Italia purtroppo gli investimenti possono contare solo sulle tariffe, non esistono altre fonti. Eliminare gli oneri finanziari oggi è una illusione, ma si può fare se c'è una alternativa: far coprire i costi da una nuova tassa comunale sul ciclo dell'acqua uguale o superiore alle tariffe attuali, oppure direttamente dallo Stato.
Purtroppo, cari compagni, all'orizzonte questa novità non c'è. In realtà, sarebbe una manovra da Paese che scoppia di salute economica. E' inimmaginabile che l'Italia scarichi oggi la gestione idrica sulle finanze pubbliche vista l'impossibilità di spesa pubblica (i soldi dello Stato non ci sono più) e la nuova cornice costituzionale e legislativa, con i patti di stabilità e regola del pareggio di bilancio, e la voragine del debito pubblico. Per questo, la vera truffa dell'acqua è la trappola innescata ai danni dei nostri figli e nipoti, oltreché di un ambiente con mare, fiumi e laghi col record europeo di inquinamento da scarichi fognari in libertà.
Teniamola ben aperta la discussione sulla gestione dell'acqua (la proprietà pubblica del bene, finalmente è fuori discussione), però evitando un approccio simbolico o demagogico che, a mio avviso, non rende un buon servizio alla causa, né alla causa di una sinistra che vuole assumersi responsabilità di governo.
Finalmente le funzioni di controllo, regolazione e tariffarie sono state trasferite ad una Autorità nazionale pubblica e indipendente e questo almeno costringe tutti a fare un passo in avanti e a misurarsi con la realtà.
La vera rivoluzione è affrontare le emergenze per non gettare un patrimonio di problemi irrisolti nella grande discarica del futuro, far entrare il ciclo dell'acqua nel sistema delle politiche ambientali e industriali, controllare tutta l'acqua e non solo il 17% che arriva al rubinetto ma anche quella che se ne va con grandi sprechi e in concessioni pubbliche di prelievo a costi risibili nel business stellare delle minerali che gode dell'immunità referendaria, far rispettare standard di qualità del servizio in tutta la penisola. Il nuovo metodo tariffario, piaccia o no, dovrà stimolare investimenti nell'ordine di 65 miliardi in 30 anni, come calcola Federutility, per evitare il degrado ulteriore del bene comune.
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