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il manifesto 2013.02.02 - 05 INTERNAZIONALE
CASO ABU OMAR
Condanna a sette anni per l'ex capo della Cia in Italia
ARTICOLO - Giorgio Salvetti MILANO
ARTICOLO - Giorgio Salvetti MILANO
MILANO
La corte d'appello di Milano ha condannato a 7 anni l'ex capo della Cia in Italia Jeff Castelli per il sequestro di Abu Omar e ha inflitto 6 anni ad altri due 007 americani, Betnie Madero e Ralph Russomando. Si tratta di un altro passo avanti nella lunga strada che la magistratura italiana sta facendo per certificare anche dal punto di vista giudiziario una verità che ormai è storica. Ma il vero processo che chiarirebbe definitivamente le responsabilità dei servizi segreti italiani è quello a carico di Niccolò Pollari e Marco Mancini allora ai vertici del Sismi. Ma in questo caso a intralciare la legge ci ha pensato ancora una volta il governo. Monti, come prima avevano fatto Prodi e Berlusconi, ha rinnovato l'imposizione del segreto di stato.
La vicenda di Abu Omar è uno di quei misteri italiani che di fatto sono fin troppo chiari anche se i responsabili restano impuniti. L'ex imam della moschea di viale Jenner, venne rapito a Milano nel 2003 in un'azione concordata tra la Cia e i servizi segreti italiani. Fu portato in Egitto dove venne torturato. Erano gli anni della psicosi del terrorismo internazionale di matrice islamica, di George W. Bush e di Guantanamo. E l'Italia non fece mancare il suo appoggio all'alleato d'oltreoceano anche a costo di calpestare le proprie leggi e quelle internazionali. Per questo i nostri servizi collaborarono al programma delle cosiddette extraordinary renditions, consegne speciali di persone che le autorità americane giudicavano pericolose, catturavano e torturavano senza alcun processo.
Solo molti anni dopo i tribunali italiani stanno faticosamente cercando di perseguire i responsabili di quelle pratiche illegittima e criminale. Lo scorso settembre la Cassazione ha confermato la condanna definitiva e in contumacia per 23 agenti della Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar. Ma soprattutto ha annullato la sentenza di non doversi procedere per i tre agenti americani condannati ieri in quanto non ha ritenuta legittima la copertura dell'immunità diplomatica per reati così gravi. E inoltre ha riaperto anche il processo contro Pollari e Mancini ritenendo troppo ampia nel tempo l'applicazione del segreto di stato fino ad allora imposto dai governi italiani. Da qui ha origini il processo d'appello «stralcio» che si è concluso ieri contro i tre agenti Usa, ma anche il nuovo processo d'appello contro Pollari e Mancini (la prossima udienza si terrà lunedì). Ed è proprio nel corso di questo secondo procedimento a carico dei vertici del Sismi che si è saputo dell'ennesimo ricorso, anche da parte del governo Monti, al segreto di stato. La sentenza di condanna pronunciata ieri non potrebbe non avere conseguenza anche sul processo gemello a carico degli 007 italiani. Ma il segreto di stato rischia di far saltare tutto e di garantire l'impunità agli uomini dei servizi.
Sempre ieri a Perugia Niccolò Pollari e l'ex funzionario del servizi Pio Pompa sono stati prosciolti dalle accuse di peculato e violazione di corrispondenza, nel primo caso sempre per via del segreto di stato e nel secondo per prescrizione. Erano accusati di aver perseguito il procacciamento di informazioni sulle indagini realtive alla vicenda Abu Omar attraverso il giornalista Renato Farina che Pompa avrebbe pagato 30 mila euro. Pompa ieri è stato rinviato a giudizio solo per il possesso di cd e dvd contenenti informazioni segrete relative anche alla vicenda di Abu Omar.
La corte d'appello di Milano ha condannato a 7 anni l'ex capo della Cia in Italia Jeff Castelli per il sequestro di Abu Omar e ha inflitto 6 anni ad altri due 007 americani, Betnie Madero e Ralph Russomando. Si tratta di un altro passo avanti nella lunga strada che la magistratura italiana sta facendo per certificare anche dal punto di vista giudiziario una verità che ormai è storica. Ma il vero processo che chiarirebbe definitivamente le responsabilità dei servizi segreti italiani è quello a carico di Niccolò Pollari e Marco Mancini allora ai vertici del Sismi. Ma in questo caso a intralciare la legge ci ha pensato ancora una volta il governo. Monti, come prima avevano fatto Prodi e Berlusconi, ha rinnovato l'imposizione del segreto di stato.
La vicenda di Abu Omar è uno di quei misteri italiani che di fatto sono fin troppo chiari anche se i responsabili restano impuniti. L'ex imam della moschea di viale Jenner, venne rapito a Milano nel 2003 in un'azione concordata tra la Cia e i servizi segreti italiani. Fu portato in Egitto dove venne torturato. Erano gli anni della psicosi del terrorismo internazionale di matrice islamica, di George W. Bush e di Guantanamo. E l'Italia non fece mancare il suo appoggio all'alleato d'oltreoceano anche a costo di calpestare le proprie leggi e quelle internazionali. Per questo i nostri servizi collaborarono al programma delle cosiddette extraordinary renditions, consegne speciali di persone che le autorità americane giudicavano pericolose, catturavano e torturavano senza alcun processo.
Solo molti anni dopo i tribunali italiani stanno faticosamente cercando di perseguire i responsabili di quelle pratiche illegittima e criminale. Lo scorso settembre la Cassazione ha confermato la condanna definitiva e in contumacia per 23 agenti della Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar. Ma soprattutto ha annullato la sentenza di non doversi procedere per i tre agenti americani condannati ieri in quanto non ha ritenuta legittima la copertura dell'immunità diplomatica per reati così gravi. E inoltre ha riaperto anche il processo contro Pollari e Mancini ritenendo troppo ampia nel tempo l'applicazione del segreto di stato fino ad allora imposto dai governi italiani. Da qui ha origini il processo d'appello «stralcio» che si è concluso ieri contro i tre agenti Usa, ma anche il nuovo processo d'appello contro Pollari e Mancini (la prossima udienza si terrà lunedì). Ed è proprio nel corso di questo secondo procedimento a carico dei vertici del Sismi che si è saputo dell'ennesimo ricorso, anche da parte del governo Monti, al segreto di stato. La sentenza di condanna pronunciata ieri non potrebbe non avere conseguenza anche sul processo gemello a carico degli 007 italiani. Ma il segreto di stato rischia di far saltare tutto e di garantire l'impunità agli uomini dei servizi.
Sempre ieri a Perugia Niccolò Pollari e l'ex funzionario del servizi Pio Pompa sono stati prosciolti dalle accuse di peculato e violazione di corrispondenza, nel primo caso sempre per via del segreto di stato e nel secondo per prescrizione. Erano accusati di aver perseguito il procacciamento di informazioni sulle indagini realtive alla vicenda Abu Omar attraverso il giornalista Renato Farina che Pompa avrebbe pagato 30 mila euro. Pompa ieri è stato rinviato a giudizio solo per il possesso di cd e dvd contenenti informazioni segrete relative anche alla vicenda di Abu Omar.
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