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il manifesto 2013.02.02 - 05 INTERNAZIONALE
 
TURCHIA Morto l'attentatore e una guardia. Il governo accusa il Dhkp-C
Kamikaze contro l'ambasciata Usa Forse in risposta ai missili Nato
ARTICOLO

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Geraldina Colotti
Verso le 13 di ieri, un kamikaze si è fatto esplodere davanti a un'entrata secondaria dell'ambasciata Usa ad Ankara, in Turchia, uccidendo, oltre a se stesso, un addetto alla sicurezza e ferendo gravemente una donna. Il ministro degli Interni turco, Muammer Guler, ha dichiarato che l'attentatore, identificato come Ecevit Sanli, apparteneva a un movimento di estrema sinistra, messo fuori legge, il Partito-Fronte di liberazione popolare (Dhkp-C). Una formazione attiva fin dagli anni '70, a cui vengono attribuite diverse azioni armate. IlDhkp-C è sulla lista delle organizzazioni considerate terroriste dagli Stati uniti e dall'Unione europea. L'11 settembre dell'anno scorso ha rivendicato un attacco suicida in cui ha perso la vita un poliziotto a Istanbul. Il 18 gennaio, la polizia turca ha arrestato 85 persone sospettate di far parte di questo gruppo. Nessuna rivendicazione è però pervenuta, ieri.
Secondo le ricostruzioni, il kamikaze ha passato un primo controllo ai raggi X avviandosi verso la sezione «Visti», poi si è fatto esplodere, distruggendo un posto di guardia, ma senza provocare danni all'interno dell'ambasciata Usa. Accompagnato dalle guardie del corpo, l'ambasciatore nordamericano, Francis Ricciardone, dopo l'esplosione è uscito dalla porta principale. Ha fornito le generalità di una donna ferita gravemente alla testa nell'attentato, la giornalista turca Didem Tuncay, ha detto di sentirsi «molto triste per aver perso uno dei nostri vigilanti turchi», ha ringraziato le autorità di Ankara per la rapidità del loro intervento, e ha promesso: «Continueremo a combattere il terrorismo insieme». Dello stesso tenore le dichiarazioni del Dipartimento di stato Usa, che ha assicurato tutto il supporto alla polizia turca per far luce sull'«esplosione terrorista». Anche il Primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, durante un meeting a Istanbul ha sottolineato «la necessità di condurre insieme la lotta contro il terrorismo ovunque nel mondo» e ha chiesto alla «comunità internazionale» di mobilitarsi. In un comunicato, il ministro francese degli Affari esteri, Laurent Fabius, ha condannato «con la più grande fermezza» l'attentato, compiuto a poca distanza dall'ambasciata di Francia e da quella tedesca.
Le rappresentanze diplomatiche Usa erano già state prese a bersaglio nel 2008, quando tre persone avevano aperto il fuoco sul posto di guardia all'entrata principale del consolato, uccidendo tre poliziotti. Gli attentatori, legati ai gruppi islamisti, erano stati abbattuti.
I militanti del Dhkp-C si oppongono alla Nato e «all'imperialismo americano». L'attacco potrebbe essere una risposta al recente dispiegamento in Turchia di truppe e batterie di missili terra-aria Patriot, inviati al confine con la Siria da Usa, Germania e Paesi Bassi sotto l'egida della Nato. Un'operazione vivamente contestata dai comunisti e dai pacifisti turchi, contrari all'atteggiamento sempre più interventista del governo Erdogan in Siria e al pugno duro contro le manifestazioni di dissenso.
Su questo tema, oggi si mobilitano i giornalisti con un corteo a Istanbul, che da Galatasaray arriva a Piazza Taksim. I giornalisti chiedono la liberazione dei loro 34 colleghi, che andranno a processo il 4, e che sono stati arrestati il 20 dicembre 2011 con l'accusa di avere legami con l'organizzazione Kck (Unione delle comunità kurde).
 
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