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il manifesto 2013.02.02 - 15 LETTERE
 
APPELLO
Non sgomberate il Municipio dei beni comuni a Pisa
ARTICOLO

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Da oltre cinque anni un'area di 14 mila mq dove per quasi un secolo centinaia di lavoratori hanno prestato la loro manodopera è stata lasciata in stato di abbandono e degrado a poca distanza dal Campo dei Miracoli di Pisa.
La multinazionale J Colors non ha più alcun interesse in termini produttivi, come dimostra il fatto che dal 2010 questo immobile non è più a bilancio e da aprile 2012 l'azienda ha comunicato ufficialmente la cessazione dell'unità operativa, sospesa già negli anni passati con il licenziamento degli ultimi operai da Gennaio 2009. La J Colors all'oggi non solo non ha nessun interesse nella ripresa dell'attività produttiva dello stabile, ma già dal 1998 ha cercato più volte di vendere l'area senza riuscirvi. (...)
Alla luce del colpevole abbandono, una vera derelictio delle utilità produttive tipiche della stessa, al Municipio dei Beni Comuni è apparso legittimo e sostenuto da più di un titolo costituzionale, riaprire l'area della fabbrica e renderla accessibile alla città iniziando al suo interno numerose attività rispondenti a necessità e bisogni emersi dal territorio e dalla popolazione presente, sia residente che studentesca, come la Ciclofficina, la palestra popolare e la parete d'arrampicata, attività sociali e culturali sia di tipo musicale, come i vari festival hip hop, hardcore o reggae, che hanno dato risalto alla scena musicale pisana indipendente, o teatrale, come anche iniziative di approfondimento e discussione.
L'ex-colorificio inoltre è stato protagonista di importanti giornate dedicate all'arte, in cui le mura lasciate al degrado e all'usura del tempo hanno ripreso vita attraverso importanti murales di giovani artisti locali (...) Ricordiamo l'avvenimento socio-culturale e politico di rilievo locale e nazionale che l'ex-colorificio ha ospitato nelle giornate del 25-26-27 Gennaio United Colors of Commons, un'iniziativa con la partecipazione di centinaia di persone non solo pisane ma arrivate da tutta Italia. (...) I dimostranti hanno così recuperato l'immobile vacante attraverso pratiche di occupazione e di restituzione all'accessibilità pubblica collocando consapevolmente la propria azione nel solco costituzionale dell'articolo 42 della Costituzione.
Questa norma, insieme a disposizioni come gli articoli 2, 3, 9 e 43 della Carta, tutela la personalità umana ed il suo svolgimento nell'ambito concreto delle pratiche politiche collettive qui poste in essere per il soddisfacimento di bisogni costituzionalmente garantiti. Il raggiungimento di questo scopo sociale passa attraverso la fruizione diretta di beni e servizi che sono appunto funzionali a perseguire e soddisfare interesse collettivi costituzionalmente rilevanti inclusi il lavoro (Articolo 35), l'arte e la scienza (Articolo 33), e anche la salute (Articolo 32). (...)
In questo contesto, se ciò che più conta è la funzione che tale bene può rivestire e gli interessi con cui esso è collegato, indipendentemente dalla titolarità pubblica o privata dello stesso, l'ex-colorificio rappresenta un bene comune, che la collettività può anzi deve valorizzare nell'esercizio della cittadinanza attiva.
Questa categoria giuridica trova un riconoscimento anche in giurisprudenza (Sezioni Unite con la sentenza 3665/2011), dopo essere stata descritta in dottrina e aver trovato un pratico riscontro nella campagna referendaria «acqua bene comune» e nelle esperienze di occupazione del Cinema Palazzo e del Teatro Valle di Roma, Teatro Marinoni di Venezia, Teatro Coppola di Catania, Teatro Garibaldi di Palermo, Pinelli di Messina e il Teatro Rossi nella stessa Pisa, tutti luoghi riconosciuti come essenziali beni comuni, e recuperati per motivi morali e sociali alla fruizione collettiva. (...) È evidente che il Municipio dei Beni Comuni è nato per salvaguardare un bene altrimenti abbandonato, con lo scopo di conservarlo e, soprattutto, di valorizzarlo nell' interesse di tutta la cittadinanza. (...)
Per questo noi giuristi e docenti universitari esperti in materia proprietaria e costituzionale riteniamo del tutto inammissibile e potenzialmente produttivo di conseguenze politiche e giuridiche, che il Comune di Pisa invece di valorizzare e incoraggiare questa importante esperienza di uso generativo della proprietà privata, consenta lo sgombero del Municipio dei Beni Comuni dal Colorificio Liberato. Non ci par dubbio che debba ritenersi costituzionalmente prevalente l'azione di valorizzazione dell'immobile rispetto allo stato di abbandono e di degrado cui esso stesso è sottoposto, di per sé idoneo a configurare un'ipotesi di abuso del diritto di proprietà.
Nel ricordare al prefetto e al questore di Pisa che solamente in modo gravemente lesivo delle proprie prerogative legali e costituzionali potrebbero procedere al di fuori dei limiti di legge e del controllo preventivo giurisdizionale ordinario, ci dichiariamo disponibili a collaborare nella ricerca di una soluzione giuridica che consenta la piena valorizzazione sociale e l'accesso al bene comune contemperando le ragioni della produzione e generazione di beni comuni con quelle della proprietà.
* Ugo Mattei, Luca Nivarra, Maria Rosaria Marella, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Alberto Lucarelli, Umberto Breccia, Elisabetta Grande, Giovanni Marini, Federica Giardini, Paolo Maddalena
 
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