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il manifesto 2013.02.03 - 02 LA PAGINA 3
SPESE MILITARI
Monti: «Gli F-35 non si toccano, io li ho già ridotti. A volerli sono stati D'Alema, Berlusconi e Prodi»
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«È utile ricordare che l'Italia ha aderito al programma F-35 nel 1999 con il governo D'Alema, ha confermato la partecipazione con il secondo governo Berlusconi nel 2002 e poi ci sono stati ulteriori passi fatti dal governo Prodi e nel febbraio del 2009 dal governo Berlusconi. Il nostro governo è stato l'unico a ridurre il numero degli F-35 da 131 a 90». Quasi pacifista, così ci tiene a presentarsi Mario Monti, la dichiarazione è stata anticipata dal programma «Presadiretta» in onda stasera su Raitre. Non è totalmente corretta, perché l'istruttoria tecnica alla quale pure non si era sottratto il secondo governo D'Alema, nei suoi ultimi giorni, è stata in realtà trasformata in realtà dal secondo governo Berlusconi. Quando, vale la pena notare, il segretario generale della difesa e direttore generale per gli armamenti era l'ammiraglio Giampaolo di Paola, cioè l'attuale ministro della difesa di Monti. È quella la firma che vincola l'Italia al programma assai dispendioso di armamento, dal quale pure il nostro paese potrebbe svincolarsi. Se lo volesse, e Monti non vuole: «La partecipazione al programma F-35 è giustificata da ragioni strategiche, industriali e di efficienza economica», ha detto. «Quando si parla di difesa bisognerebbe evitare risposte facili e un po' populiste», ha aggiunto. Riferimento polemico diretto a Bersani. Che invece vorrebbe risparmiare un altro po' sui caccia, ma senza tagliare il progetto. Che del resto in parlamento il Pd non ha mai messo, fino a qui, in discussione.
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