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il manifesto 2013.02.05 - 02 LA PAGINA 3
 
Lingotto Dopo i tre licenziati di Melfi, anche nello stabilimento napoletano l'ad Sergio Marchionne caccia gli operai reintegrati dal giudice
Pagati per andare a casa
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La Fiat difende l'immagine ma non i diritti. Con un comunicato stampa, l'azienda annuncia che dopo la «formazione» coatta i 19 operai di Pomigliano resteranno a casa
POMIGLIANO (NAPOLI)
Mario Monti sostiene che certi sindacati rappresentano la conservazione, ma se si entra negli stabilimenti Fiat si sente il «profumo di antico», quando il padrone rivendicava il titolo di padrone. Ieri mattina 18 operai Fiom (Antonio Di Luca è in congedo perché candidato con Rivoluzione civile), reintegrati nello stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano solo grazie alle sentenze del tribunale di Roma, sono stati messi alla porta senza un documento scritto ma con una tazzina di caffè. Devono stare a casa, pagati per carità, ma a casa, com'era già accaduto a Melfi. Si sentono umiliati ma non rassegnati, oggi torneranno per ribadire la disponibilità a lavorare, parte dei soldi che percepiranno in più, rispetto allo stipendio da cassaintegrato, serviranno per la «cassa di resistenza», istituita per continuare la lotta.
La scorsa settimana il Lingotto aveva annunciato che gli operai di Fabbrica Italia Pomigliano, insieme a quelli ancora in attesa di contratto, sarebbero confluiti in Fiat Group Automobiles Spa dal primo marzo, attraverso il trasferimento di ramo d'azienda. Contemporaneamente è stato chiesto un anno di cig per ristrutturazione. Soluzione salutata dai sindacati del sì come una vittoria, nonché la via per fermare la procedura unilaterale avviata da Fiat per licenziare 19 operai, dopo essere stata costretta dal giudice a reintegrare altrettanti tesserati Fiom (a cui dovevano seguire i restanti 126, discriminati nelle assunzioni). Il tribunale di Roma, pur ammettendo la procedura, aveva sottolineato come i licenziamenti non potevano riguardare i metalmeccanici Cgil. Marchionne aveva indicato il percorso in Fga come «la soluzione dei 19 esuberi». Professa ottimismo la Fim, con Giuseppe Farina: «Il caso si sgonfierà giovedì, all'incontro con i vertici Fiat per attuare il trasferimento. Gli operai saranno messi in un unico contenitore e avranno le stesse garanzie». Non è vero spiega il segretario Fiom di Napoli, Andrea Amendola: «Ora il segmento che lavora la Panda fa solo 2 mesi di cig all'anno; quello dello stampaggio 15 giorni al mese (ma gli operai Fiom sono in cig fissi); il terzo non ha una missione. Lì probabilmente finiranno gli indesiderati, in cassa 30 giorni su 30».
I 18 operai si sono presentati ai cancelli e non avrebbero potuto fare altro - spiega Massimo Brancato, responsabile Fiom Mezzogiorno - Se non lo avessero fatto avrebbero dovuto giustificare l'assenza. I nostri legali hanno chiarito che la comunicazione verbale va bene solo a patto che a breve arrivi quella scritta. La consulta giuridica nazionale sta valutando i fatti. Non escludiamo nulla». Per gli operai Fiom al momento non c'è collocazione sulle linee, hanno avuto la busta paga e poi sono stati messi alla porta. Per oltre quattro ore sono rimasti chiusi nell'aula dove hanno fatto formazione, fino a quando lo shift manager, incaricato di dare loro la comunicazione, li ha minacciati di denunciarli se non fossero andati via. Su di loro pesa il precedente dei tre colleghi dello stabilimento di Melfi, Giovanni Barozzino (candidato alle elezioni con Sel), Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, mai tornati a lavoro, nonostante la Fiat sia stata condannata per comportamento antisindacale: «Da febbraio 2012, da quando abbiamo vinto anche l'appello - spiega Lamorte - l'azienda ci paga ma ci lascia a casa. Siamo tornati una prima volta per dare comunicazione scritta che eravamo pronti a riprendere servizio e poi ancora con l'ufficiale giudiziario. Niente. La legge non è uguale per tutti. La politica ci ha ignorato. Finirà che la Fiat chiederà la cassa per ristrutturazione e alla fine ci metterà tra gli esuberi da licenziare e della nostra battaglia non si ricorderà più nessuno». Il loro non è un caso isolato, spiega Amendola: «A Pomigliano un Rsu licenziato, vinta la causa, è stato tenuto fuori per 6 anni senza stipendio. Era ridotto alla fame quando finalmente si sono arresi. Attualmente ce n'è un altro che aspetta il reintegro da 5 anni, sopravvive facendo decreti ingiuntivi per farsi pagare. Per Fiat è una prassi».
La Fiom, intanto, prepara una diffida contro il Lingotto e un esposto in procura. Durissimo Maurizio Landini: «La mossa del Lingotto è uno schiaffo alla dignità di questo paese. La conferma di come sia in atto una politica discriminatoria nei confronti dei lavoratori che decidono di iscriversi alla Fiom». Il leader delle tute blu Cgil chiede un intervento di «istituzioni, governo e forze politiche. Il loro silenzio è inaccettabile, l'azienda non può godere di extraterritorialità. Non chiediamo di difendere noi ma il lavoro e il sistema industriale di questo paese».
La ministra Elsa Fornero, però, si sfila: «Il governo è in chiusura, non credo esistano margini per intervenire». Del resto non si erano mossi neppure prima. Landini avverte: «C'è il rischio che tra qualche anno si raccolgano solo macerie». Si schiera con la Fiom anche la segreteria nazionale e campana della Cgil. La campagna elettorale preme e si accodano anche Sel con Giorgio Airaudo e Nichi Vendola, il Pd con Guglielmo Epifani e Stefano Fassina, Rivoluzione Civile con Antonio Ingroia, Luigi De Magistris e Antonio Di Luca, che chiede: «Come pensano di impiegare i rimanenti 2.200 esuberi se oggi non sono in grado di dare una mansione ai 18 che la magistratura vuole al loro posto di lavoro?». Sindacati
Sindacati La Cgil sceglie di affiancare le azioni legali alla lotta contro il mobbing in fabbrica. Ma la Cisl minimizza: «Vedrete che il caso si sgonfierà»
Camusso: così si umilia il lavoro
«L'azienda, di fatto, elude le sentenze della magistratura, umilia il lavoro, nega i diritti dei lavoratori e apre uno scenario di possibili e ulteriori illeciti. Ciò non toglie che sarebbe possibile redistribuire il lavoro attraverso un contratto di solidarietà, anzichè prevedere ulteriori periodi di cassa integrazione, magari discriminatoria nei confronti di alcuni. La Cgil sostiene e sosterrà i lavoratori e le lavoratrici nelle azioni di tutela per il diritto al lavoro»
USA, DENUNCIA A STANDARD&POOR'S
Il dipartimento della Giustizia americano è pronto a citare in giudizio civile l'agenzia di rating Standard&Poor's per aver sopravvalutato erroneamente alcuni tipi di mutui ipotecari all'origine della crisi finanziaria del 2008 dovuta allo scoppio della «bolla immobiliare». Secondo il «Wall Street Journal» la denuncia è ormai imminente, data per certa in settimana
 
[stampa]
 
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
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