Edizione html
il manifesto 2013.02.05 - 08 INTERNAZIONALE
CUBA Si vota per eleggere il Parlamento e le Assemblee provinciali
Urne aperte, si rivede Fidel Castro e appoggia le riforme di Raúl
ARTICOLO
ARTICOLO
Roberto Livi L'AVANA
L'AVANA
Camicia a quadri rosso scura e giacca nera, magro, leggermente incurvato e appoggiato a un bastone Fidel Castro è ricomparso in pubblico domenica pomeriggio in un collegio elettorale del centrale quartiere El Vedado per consegnare alle urne il suo voto per l'elezione dei 612 membri della nuova Assemblea nazionale del Poder popular, ovvero il parlamento cubano, e i 1269 membri delle 15 Assemblee provinciali. Dopo il voto, l'86enne lider maximo ha conversato per più di un'ora con un gruppo di giornalisti cubani, mettendo in risalto la capacità di resistenza dei suoi concittadini che il cinquantennale bloqueo (embargo) imposto dagli Stati Uniti «non è riuscito a piegare», l'importanza della presidenza di turno cubana della Comunità degli stati dell'America latina e del Caribe (Celac), e manifestando il suo appoggio, «purché non si commettano errori», al processo di «attualizzazione del socialismo» cubano. Ovvero alle riforme varate l'anno scorso e che hanno lo scopo, per incrementare la produzione, di ridurre il peso dello Stato nell'economia a favore di forme di proprietà (e produzione) sociali, ovvero le cooperative, o private (i cosiddetti cuentapropisti).
La riapparizione del leader carismatico della rivoluzione cubana ovviamente è stato il centro di interesse dei media internazionali in un evento che di per se non è destinato a riservare alcuna sorpresa. I 612 candidati sono stati selezionati dopo un lungo processo iniziato con le elezioni delle Assemblee municipali nell'ottobre dello scorso anno in base a designazioni popolari, ma di fatto guidate dal Partito comunista, unico ammesso dalla Costituzione cubana. Le biografie dei candidati, unica forma di propaganda, sono rimaste affisse per un paio di mesi in vari luoghi pubblici perché i cittadini potessero, appunto, informarsi sui candidati del proprio collegio. Nessun membro dell'opposizione o della dissidenza, entrambe dal governo definite «mercenarie» (degli Usa, ovviamente), è stato ammesso. Alcuni candidati «indipendenti» fanno riferimento alle Chiese cristiane e alla religione afrocubana (nessun prelato cattolico, si afferma, per volontà del Vaticano).
I parlamentari, il prossimo 24 febbraio, eleggeranno una trentina di membri del Consiglio di Stato, massimo organo esecutivo, e il suo presidente - che funge anche da presidente della Repubblica. Nessun dubbio che tale incarico sarà affidato all'81enne, e attuale presidente, Raúl Castro (il quale domenica ha votato in un piccolo paese vicino a Santiago di Cuba, dove era impegnato a verificare i lavori di recupero dei danni causati lo scorso autunno dal ciclone Sandy). Il minore dei fratelli Castro avrà dunque rinnovato il mandato di cinque anni, che sarà anche l'ultimo, dato che il congresso del Pc, l'anno scorso, ha approvato la proposta (dello stesso Raúl) di limitare a due periodi di cinque anni la permanenza nelle massime cariche. Il nuovo Parlamento, e soprattutto il nuovo Consiglio di Stato (la quasi totalità delle riforme sono frutto di decreti legge non discussi nell'Assemblea popolare), avranno il compito di condurre in porto oltre alle riforme economiche, anche la transizione a una nuova leadership politica dell'isola, visto che i dirigenti storici della rivoluzione, compresi i fratelli Castro, saranno fuori gioco a causa dell'età.
Entrambi i processi, riforme economiche e politiche e rinnovo quadri e metodi di lavoro, sono di importanza strategica per il futuro di Cuba. Ed è un fatto noto - lo stesso Raúl ne ha parlato - che all'interno del partito e dell'apparto di Stato vi sono opposizioni e resistenze a tali cambiamenti, molto più profondi di quanto la stessa formula utilizzata - «modernizzazione» - voglia far trasparire. Comparendo in pubblico (dopo quattro mesi di assenza e dopo alcune voci che lo davano per spacciato), votando e dichiarando il suo appoggio alle riforme, Fidel ha voluto manifestare chiaramente, fisicamente, da che parte sta, smentendo le voci di chi continua a sostenere che fra i due fratelli non vi sia consonanze di punti di vista sul futuro della linea socialista cubana.
Accelerazione delle riforme economiche, rinnovo quadri, apertura (in primis per gli investimenti) all'emigrazione cubana soprattutto negli Usa, rapporti con la nuova amministrazione Obama (che ha lanciato qualche segnale di disponibilità) sono le priorità del governo di Raúl in un periodo difficilissimo a causa della crisi economica che colpisce l'isola (e non solo). La gran maggioranza della popolazione cubana reclama miglioramenti concreti soprattutto dal punto di vista economico, una burocrazia meno oppressiva e inefficiente (e in parte corrotta) e un maggior spazio all'iniziativa privata.
Attivisti dissidenti e membri della (assai minoritaria) opposizione hanno unanimemente e apertamente criticato le elezioni. « Sono una farsa, visto che tutti i candidati la pensano allo stesso modo», ha tuonato la super bloguera Yoani Sánchez, che di recente ha ottenuto il passaporto e la possibilità di viaggiare all'estero. Dello stesso tono il commento di Elizardo Sánchez, direttore della Commissione cubana per i diritti umani: «A Cuba non vi sono elezioni, non si può optare per differenti alternative e programmi».
Camicia a quadri rosso scura e giacca nera, magro, leggermente incurvato e appoggiato a un bastone Fidel Castro è ricomparso in pubblico domenica pomeriggio in un collegio elettorale del centrale quartiere El Vedado per consegnare alle urne il suo voto per l'elezione dei 612 membri della nuova Assemblea nazionale del Poder popular, ovvero il parlamento cubano, e i 1269 membri delle 15 Assemblee provinciali. Dopo il voto, l'86enne lider maximo ha conversato per più di un'ora con un gruppo di giornalisti cubani, mettendo in risalto la capacità di resistenza dei suoi concittadini che il cinquantennale bloqueo (embargo) imposto dagli Stati Uniti «non è riuscito a piegare», l'importanza della presidenza di turno cubana della Comunità degli stati dell'America latina e del Caribe (Celac), e manifestando il suo appoggio, «purché non si commettano errori», al processo di «attualizzazione del socialismo» cubano. Ovvero alle riforme varate l'anno scorso e che hanno lo scopo, per incrementare la produzione, di ridurre il peso dello Stato nell'economia a favore di forme di proprietà (e produzione) sociali, ovvero le cooperative, o private (i cosiddetti cuentapropisti).
La riapparizione del leader carismatico della rivoluzione cubana ovviamente è stato il centro di interesse dei media internazionali in un evento che di per se non è destinato a riservare alcuna sorpresa. I 612 candidati sono stati selezionati dopo un lungo processo iniziato con le elezioni delle Assemblee municipali nell'ottobre dello scorso anno in base a designazioni popolari, ma di fatto guidate dal Partito comunista, unico ammesso dalla Costituzione cubana. Le biografie dei candidati, unica forma di propaganda, sono rimaste affisse per un paio di mesi in vari luoghi pubblici perché i cittadini potessero, appunto, informarsi sui candidati del proprio collegio. Nessun membro dell'opposizione o della dissidenza, entrambe dal governo definite «mercenarie» (degli Usa, ovviamente), è stato ammesso. Alcuni candidati «indipendenti» fanno riferimento alle Chiese cristiane e alla religione afrocubana (nessun prelato cattolico, si afferma, per volontà del Vaticano).
I parlamentari, il prossimo 24 febbraio, eleggeranno una trentina di membri del Consiglio di Stato, massimo organo esecutivo, e il suo presidente - che funge anche da presidente della Repubblica. Nessun dubbio che tale incarico sarà affidato all'81enne, e attuale presidente, Raúl Castro (il quale domenica ha votato in un piccolo paese vicino a Santiago di Cuba, dove era impegnato a verificare i lavori di recupero dei danni causati lo scorso autunno dal ciclone Sandy). Il minore dei fratelli Castro avrà dunque rinnovato il mandato di cinque anni, che sarà anche l'ultimo, dato che il congresso del Pc, l'anno scorso, ha approvato la proposta (dello stesso Raúl) di limitare a due periodi di cinque anni la permanenza nelle massime cariche. Il nuovo Parlamento, e soprattutto il nuovo Consiglio di Stato (la quasi totalità delle riforme sono frutto di decreti legge non discussi nell'Assemblea popolare), avranno il compito di condurre in porto oltre alle riforme economiche, anche la transizione a una nuova leadership politica dell'isola, visto che i dirigenti storici della rivoluzione, compresi i fratelli Castro, saranno fuori gioco a causa dell'età.
Entrambi i processi, riforme economiche e politiche e rinnovo quadri e metodi di lavoro, sono di importanza strategica per il futuro di Cuba. Ed è un fatto noto - lo stesso Raúl ne ha parlato - che all'interno del partito e dell'apparto di Stato vi sono opposizioni e resistenze a tali cambiamenti, molto più profondi di quanto la stessa formula utilizzata - «modernizzazione» - voglia far trasparire. Comparendo in pubblico (dopo quattro mesi di assenza e dopo alcune voci che lo davano per spacciato), votando e dichiarando il suo appoggio alle riforme, Fidel ha voluto manifestare chiaramente, fisicamente, da che parte sta, smentendo le voci di chi continua a sostenere che fra i due fratelli non vi sia consonanze di punti di vista sul futuro della linea socialista cubana.
Accelerazione delle riforme economiche, rinnovo quadri, apertura (in primis per gli investimenti) all'emigrazione cubana soprattutto negli Usa, rapporti con la nuova amministrazione Obama (che ha lanciato qualche segnale di disponibilità) sono le priorità del governo di Raúl in un periodo difficilissimo a causa della crisi economica che colpisce l'isola (e non solo). La gran maggioranza della popolazione cubana reclama miglioramenti concreti soprattutto dal punto di vista economico, una burocrazia meno oppressiva e inefficiente (e in parte corrotta) e un maggior spazio all'iniziativa privata.
Attivisti dissidenti e membri della (assai minoritaria) opposizione hanno unanimemente e apertamente criticato le elezioni. « Sono una farsa, visto che tutti i candidati la pensano allo stesso modo», ha tuonato la super bloguera Yoani Sánchez, che di recente ha ottenuto il passaporto e la possibilità di viaggiare all'estero. Dello stesso tono il commento di Elizardo Sánchez, direttore della Commissione cubana per i diritti umani: «A Cuba non vi sono elezioni, non si può optare per differenti alternative e programmi».
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
in edicola
sabato 15 diceMbre
sabato 15 diceMbre
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
di Mona Chollet
In edicola
da giovedì 13 dicembre
da giovedì 13 dicembre
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it




• 